«Voglio solo una città normale»: Lamberti Castronuovo, il candidato che non promette miracoli
Medico e imprenditore, corre da solo con due liste civiche e promette l’unica cosa che manca

REGGIO CALABRIA C’è chi promette rivoluzioni e chi, invece, promette l’ordinario. Eduardo Lamberti Castronuovo ha scelto la seconda strada, e ne ha fatto uno slogan: restituire a Reggio Calabria la sua normalità. Medico, imprenditore, editore di ReggioTv, candidato sindaco con le liste civiche “Cultura è Legalità” e “Reggio Normale”, il suo ingresso in corsa a Palazzo San Giorgio è tutto fuori dagli schemi — o almeno così vuole apparire. «Noi non siamo contro qualcuno, siamo a favore della città», dice. La filosofia è limpida, il messaggio è calibrato: niente ideologie, niente appartenenze, niente «lista dei sogni». Solo una città che funzioni. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Calabria, il candidato definisce il suo come «un polo civico» senza appartenenze ideologiche precise: «Noi ci siamo proposti alla città come cittadini. Non abbiamo una colorazione politica».
Il campo civico e gli stoccate agli avversari
Lamberti Castronuovo non è un esordiente della politica locale. Ha già fatto il percorso: assessore nella giunta di Italo Falcomatà, poi assessore provinciale con Giuseppe Raffa. Conosce la macchina. E oggi la smonta pezzo per pezzo.
Sul centrosinistra non usa perifrasi. Dodici anni di amministrazione di Giuseppe Falcomatà sono, per lui, un’ipoteca pesante sulla città — e sul candidato che ne raccoglie l’eredità. «Sappiamo benissimo nelle mani di chi è stata questa città per dodici anni e non ci troviamo d’accordo con questo modo di amministrare». Ma il vero nome che pronuncia è un altro: «Il governo di fatto di questa città si chiama Falcomatà e Naccari Carlizzi». Mimmo Battaglia, insomma, sarebbe la facciata. Dietro, la regia è quella di sempre. «Per il buon Battaglia mi viene in mente la bellissima caricatura di Calabrese dove c’è uno che parla e l’altro che suggerisce». La continuità con il passato travestita da novità.
Sul fronte opposto, Francesco Cannizzaro non la passa meglio. Lamberti Castronuovo rivela di aver ricevuto offerte concrete — vicesindaco, assessore alla cultura, «e altre posizioni» — e di averle rifiutate una per una. «Ho detto “no, grazie”, perché ho già i miei candidati e non potevo certamente tradirli, oltre al fatto che c’era la mia dignità». Poi l’affondo sulle liste: «C’è una miriade di persone che erano prima da una parte e poi sono passate dall’altra». Il paragone è dantesco — cita il sesto canto del Purgatorio — ma il senso è brutalmente contemporaneo: il carro del vincitore fa sempre gola. E chi ci sale, aggiunge, lo fa senza pudore.
La città che non c’è
Il cuore della campagna resta il programma. O meglio, il catalogo del degrado. «Reggio normale non è», taglia corto. «Una città senza teatro, con le strade piene di buche, sporca, senza un lido comunale funzionante, senza acqua pur essendo in Calabria, per noi non è una città normale».
Acqua, rifiuti, viabilità: tre priorità per i primi cento giorni. Sulla rete idrica propone di coinvolgere l’Università Mediterranea, che studi alla mano avrebbe già individuato soluzioni per il centro città. «Non ho la bacchetta magica, però c’è un’università che ha già fatto studi e trovato soluzioni per l’impianto idrico del centro città. Basta estendere quel lavoro a tutta Reggio». Sui rifiuti, nessuna tolleranza: «Non puoi avere mastelli ovunque in una città come questa. Ci sono palazzi bellissimi e sotto montagne di spazzatura. È un modo di presentarsi inaccettabile». E sulle strade: «Gli unici contenti sono quelli che vendono copertoni, perché ognuno di noi ne ha rotto almeno uno». Ma la normalità, nel programma di Lamberti Castronuovo, passa anche dalla cultura. Il Teatro Francesco Cilea è al centro del progetto: restituirlo alla città come teatro lirico stabile, non come contenitore occasionale. Insieme al Cilea, nel mirino ci sono il Teatro Siracusa, il Margherita e gli altri spazi culturali lasciati a languire. La stessa logica si estende agli spazi aperti: il Lido Comunale da rilanciare, la Villa Comunale da riqualificare, i parchi cittadini da recuperare. E poi le periferie — Arghillà, Ecolandia — da non abbandonare al degrado ma da animare con eventi, spettacoli, servizi. Una città normale, insomma, è anche una città che non lascia indietro nessun quartiere.
Niente accordi, niente schemi
A chi gli chiede di possibili accordi al ballottaggio con il centrodestra, risponde senza esitazione: «Se avessi voluto scegliere una collocazione politica, l’avrei già fatto». Il messaggio è identitario oltre che tattico — un candidato che costruisce la sua credibilità proprio sulla distanza dai partiti.
«Le amministrative non sono elezioni politiche, sono amministrative. Conta capire come si governa una città», sostiene. È la sua stella polare: il governo della cosa ordinaria, non la visione straordinaria.
Che ci riesca o meno, Lamberti Castronuovo ha già centrato un obiettivo: entrare nella conversazione pubblica con un registro diverso. «Vogliamo semplicemente rendere Reggio una città normale», ripete. Ed è attorno a questa parola che Lamberti Castronuovo sta provando a costruire la propria corsa verso Palazzo San Giorgio.