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dalla calabria al bundestag

Luigi Pantisano, il “calabrese” che vuole diventare leader della sinistra in Germania

Eletto nel Parlamento tedesco, è candidato a diventare co-segretario della Linke. La storia della sua famiglia emigrata da Cariati e le discriminazioni subite

Pubblicato il: 17/05/2026 – 7:00
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Luigi Pantisano, il “calabrese” che vuole diventare leader della sinistra in Germania

Il cognome è calabrese, il nome è italiano, ma è uno dei candidati a guidare la sinistra tedesca nei prossimi anni. Si chiama Luigi Pantisano, 47enne in lizza per diventare al prossimo congresso co-segretario della Linke, il partito di sinistra dato in crescita secondo i sondaggi locali (l’unico insieme all’estrema destra di AFD). Alla politica ha iniziato a interessarsi quando aveva 15 anni, poi per dieci ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale a Stoccarda, prima che venisse eletto alle scorse elezioni nel Bundestag, il Parlamento tedesco dove attualmente è vicecapogruppo di partito. E nel suo profilo politico, che si è costruito interamente in Germania, resta però un segno che rimanda al Sud Italia: il cognome, Pantisano, e con esso una storia familiare che affonda le radici in Calabria.

La storia della famiglia emigrata in Germania

La sua è, infatti, una delle tante famiglie che attorno agli anni ’60 decidono di lasciare l’Italia per un “viaggio della speranza” alla ricerca di lavoro, stabilità, di un posto in cui vivere serenamente insieme ai figli. Sono gli anni del trattato tra Germania e Italia firmato nel 1955, un accordo che mirava ad agevolare il reclutamento delle aziende tedesche della manodopera di cui necessitavano. Furono centinaia di migliaia gli italiani, molti calabresi, che varcarono il confine: in meno di vent’anni su territorio tedesco gli emigrati italiani passarono da 20 mila a circa 500 mila. Ma non tutti gradivano la presenza dei Gastarbeiter, i “lavoratori ospiti”.  «Durante il viaggio in treno hanno imparato la loro prima parola tedesca: “Arbeit” (lavoro). E molto rapidamente una seconda: “Beweisen” (dimostrare). Dimostrare che siamo diligenti. Che siamo grati. Che non diamo fastidio» ha scritto in un articolo, pubblicato di recente su Repubblica, Alfonso, uno dei quattro figli di Giuseppe e Maria.  

Insulti e discriminazioni per gli emigrati calabresi

La famiglia Palmisano parte da Cariati Marina, nel Cosentino, negli anni ’60. Si stabilizzano nel Baden-Württemberg, precisamente a Waiblingen, una città con poco meno di 60 mila abitanti. Maria e Giuseppe danno alla luce quattro figli: tra loro Alfonso, che in Germania è diventato attivista e simbolo delle lotte LGBTQI, mentre il più piccolo, Luigi intraprenderà la carriera politica. Per entrambi il tema della discriminazione è diventato col tempo uno dei temi più sentiti, anche perché vissuto sulla loro pelle, quando da piccoli sentivano il peso di essere “italiani”, figli di “Gastarbeiter”. «Ho visto fin da piccolo come venivano maltrattati gli italiani» ha ricordato Luigi, in un’intervista a Berlino Magazine. «Ricordo che i miei genitori con quattro figli cercavano un’abitazione, andavamo a guardarle ma ci dicevano: “No, una famiglia del Sud Italia non la prendiamo, non andate bene con la nostra cultura, non vi vogliamo qui”». Non a caso, quello dei migranti è uno dei temi cardine del suo programma politico: convintamente pro-Palestina, anti-establishment e fautore di una sinistra che torni a lottare per gli operai, «di fronte le fabbriche», come ha ribadito in un’intervista al Manifesto, ma al tempo stesso vicina alle questioni sociali, come diritti civili e ambiente. Il congresso della Linke è previsto a giugno. E, tra le candidature chiamate a ridisegnare il futuro della sinistra tedesca e ad arginare la crescita dell’estrema destra, ci sarà anche il nome di Luigi Pantisano: figlio di emigrati calabresi arrivati in Germania negli anni 60. Lui non nasconde l’ambizione: «Potrei diventare il primo leader italiano della sinistra tedesca», ha dichiarato al Manifesto. Ma non ha mai nascosto neppure il legame con la Calabria, dove negli anni è tornato più volte e rispetto alla quale ha preso posizione anche da lontano: pochi anni fa, infatti, espresse solidarietà alle proteste per l’ospedale di Cariati e in difesa della sanità pubblica. (ma.ru.)

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