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Dal rischio chiusura alla rinascita, il nuovo Tito Minniti è realtà – FOTO e VIDEO

Inaugurato il terminal firmato One Works, quattro nuovi gate, controlli di ultima generazione e un progetto da 92 milioni per trasformare lo scalo nello snodo dello Stretto

Pubblicato il: 16/05/2026 – 21:00
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Dal rischio chiusura alla rinascita, il nuovo Tito Minniti è realtà – FOTO e VIDEO

REGGIO CALABRIA C’è voluto più tempo del previsto, ma stasera il nuovo terminal dell’aeroporto Tito Minniti ha aperto i battenti. E Reggio Calabria si è presentata in massa. Famiglie, ragazzi, anziani che forse non avevano mai preso un aereo in vita loro: tutti lì, sul piazzale dello scalo di Ravagnese, a godersi qualcosa che in questa città capita raramente. Un’opera pubblica finita. Una promessa mantenuta. La folla ha riempito gli spazi interni ed esterni del nuovo terminal per ore, curiosa, rumorosa, festante. C’era chi fotografava le vetrate, chi si affacciava sui gate, chi si limitava a guardarsi intorno con un’espressione che a Reggio si vede poco: la soddisfazione. La cerimonia — organizzata da Sacal, Enac e Regione Calabria — ha chiuso un cantiere che aveva attraversato pandemia, contenziosi, revisioni progettuali e almeno un’inaugurazione già annunciata e poi rimandata. Stasera, però, il nastro si è tagliato davvero e l’arcivescovo Fortunato Morrone ha benedetto la struttura.
Il progetto architettonico è dello studio One Works e ha una sua logica visiva precisa. Le facciate vetrate cambiano colore con la luce: azzurro mare al mattino, blu profondo al tramonto, sfumature di violetto nelle ore di mezzo. Le lamelle frangisole dialogano con il paesaggio fuori — il mare, le montagne, il profilo dell’Etna che si staglia oltre lo Stretto. Non è un aeroporto che volta le spalle a dove si trova.
Dentro, quattro gate nuovi e operativi. Una zona controlli finalmente allineata agli standard dei grandi scali nazionali, con un sistema che permette di tenere i liquidi nel bagaglio senza estrarli. Un duty free, un punto ristoro, uno spazio espositivo che diventerà un piccolo museo sulla storia dello Stretto. Un aeroporto che prova a raccontare qualcosa di sé, non solo a smistare passeggeri.

La strada aperta stamattina

Prima ancora della cerimonia, nelle prime ore del giorno Anas aveva già consegnato alla città un’altra novità: la rampa di uscita dello svincolo di Malderiti, sul raccordo autostradale in direzione Sud, è aperta al traffico. Un’opera da oltre un milione e seicentomila euro, ferma per anni tra ricorsi, espropri contestati e stop giudiziari. Le rampe di immissione e il collegamento monte-mare restano da completare, ma il tratto più urgente è percorribile.

I discorsi istituzionali

Un momento di festa ma anche un momento di riflessione e così ecco che davanti ai rappresentanti delle istituzioni e dei parlamentari nazionali ed europei ecco che si sono alternati il presidente della Regione Roberto Occhiuto, il deputato Francesco Cannizzaro, il ministro per la Pubblica Amministrazione Andrea Zangrillo, l’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese, il sindaco facente funzioni Mimmo Battaglia, il presidente di Enac Pierluigi Di Palma e l’A.D di Sacal Franchini. Voci diverse, toni diversi, ma un filo comune: l’aeroporto come simbolo di un Sud capace di fare.
Occhiuto ha rivendicato con orgoglio i tempi di realizzazione — dieci mesi di cantiere effettivo, concluso senza incidenti sul lavoro — e ha ricordato che una parte dei fondi europei utilizzati rischiava di tornare a Bruxelles inutilizzata. «Quando mi sono insediato c’erano due miliardi non spesi negli anni passati», ha detto. Ha citato dati di Banca d’Italia secondo cui la crescita degli scali calabresi avrebbe generato un incremento del prodotto interno lordo regionale di circa 400 milioni di euro. E ha già annunciato un nuovo obiettivo: una terrazza-ristorante sul tetto del terminal, per restituire ai reggini un pezzo di città che guardi il mare dall’alto.
Cannizzaro, al quale è intitolato l’emendamento numero 16 che ha portato i 25 milioni decisivi — numero che coincide, non senza una certa soddisfazione, con la data di oggi — ha voluto fin da subito sgombrare il campo dalle letture politiche di parte: «oggi non è la festa di Cannizzaro né di Occhiuto, non è la festa del centrodestra o del centrosinistra — è la festa di Reggio, della Calabria e, se permettete, anche della Sicilia». Un passaggio non casuale, visto che tra il pubblico era presente una nutrita rappresentanza di messinesi e il sottosegretario Matilde Siracusano. Ha poi fissato il prossimo traguardo: fare del Tito Minniti il punto di riferimento aereo dell’intero Mediterraneo. Zangrillo ha scelto i toni dell’emozione, abbandonando il registro istituzionale. Ha ricordato le «scorribande» di Cannizzaro tra i corridoi di Montecitorio per strappare i fondi, e ha consegnato ai reggini un messaggio diretto: «ho passato la mia vita a sentire raccontare un nord straordinario e un sud che arranca — oggi potete raccontare a quelli del nord che anche voi sapete fare cose straordinarie».

Il sindaco facente funzioni Battaglia ha inquadrato l’opera in una visione di area vasta. Il bacino di utenza del Tito Minniti, ha spiegato, supera di gran lunga i confini amministrativi di Reggio: Reggio e Messina insieme formano uno spazio metropolitano integrato di un milione e duecentomila abitanti che condivide uno scalo e una vocazione mediterranea. Ha annunciato che è già attivo un sistema di collegamento intermodale con biglietto unico integrato tra Messina e l’aeroporto, e ha elencato i cantieri ancora aperti: trattative con le compagnie aeree per potenziare le rotte, lavori per liberare le aree adiacenti allo scalo, il trasferimento della scuola Pitagora per ricavare spazi funzionali. «Questo non è un punto di arrivo», ha detto. «È l’inizio di una nuova fase».
Di Palma ha offerto la prospettiva di sistema: l’Italia ha oggi 230 milioni di passeggeri annui, superando la Germania. Il piano nazionale punta a 300 milioni entro il 2035. Ha raccontato di aver proposto a Occhiuto una «privatizzazione inversa» — non cedere gli aeroporti ai privati, ma riprenderne il controllo attraverso Sacal — e ha chiuso con una nota personale e malinconica: «sono un emigrante fortunato — ho sempre pensato che anch’io sarei dovuto rimanere nel mio paese, ma non c’erano opportunità. Le opportunità sono quelle che oggi state costruendo».

I numeri che hanno cambiato tutto

Fino a qualche anno fa il Tito Minniti era uno scalo che sopravviveva grazie a un unico vettore, con traffico talmente esiguo da rendere concreta l’ipotesi di chiusura. Il fallimento della vecchia Sogas aveva lasciato cicatrici profonde. Poi il passaggio a Sacal e l’accelerazione impressa dall’arrivo di Ryanair. Nel 2024 lo scalo ha superato i 622mila passeggeri, già record storico. Nel 2025, a fine novembre, aveva già oltrepassato quota 900mila — il Sole24Ore lo ha citato come l’aeroporto con l’incremento di traffico più alto d’Italia, con una crescita del 66%. Il milione di passeggeri annui è quasi realtà, due anni prima di quanto previsto dal masterplan.

Il piano che va fino al 2035

Quello inaugurato stasera è solo il primo capitolo. Il masterplan complessivo vale 92 milioni di euro. Tra il 2026 e il 2030 i controlli di sicurezza migreranno al piano superiore, le aree commerciali si amplieranno, i gate aumenteranno. Tra il 2031 e il 2035 arriveranno l’espansione dell’area partenze, un nuovo gate contact e il raccordo definitivo con la Statale 106, con la connessione intermodale verso la stazione centrale e il porto. Il masterplan deve però ancora completare l’iter autorizzativo: la valutazione di impatto ambientale è in corso, la consultazione pubblica è aperta fino a metà giugno. (redazione@corrierecal.it)

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