La Confederazione e il tormento per l’omicidio di Luca Bruni. Il “ritorno” (in videocollegamento) di Daniele Lamanna
L’uccisione dell’esponente apicale dei “Bella Bella” segna evidentemente uno spartiacque nella storia della criminalità organizzata cosentina

COSENZA Daniele Lamanna diviene ufficialmente affiliato del clan Bruni nel 2006 quando era recluso nel carcere di Bari. Qualche anno più tardi diventerà giustiziere di uno dei rampolli del sodalizio criminale cosentino, la sua pistola 7.65 si inceppa, poi prende in mano la calibro 38 e colpisce a morte Luca Bruni, uno dei suoi migliori amici. Un delitto che continua a tormentarlo. «L’ho colpito, ho buttato l’arma e sono andato via». L’uccisione dell’esponente apicale dei “Bella Bella” segna evidentemente uno spartiacque nella storia della criminalità organizzata cosentina. Lamanna, arrestato nel 2010 nell’ambito dell’operazione “Telesis”, si pentirà nel 2016 e avrà modo di riferire in merito al presunto patto stipulato dalle diverse famiglie del cosentino decise a dar vita alla “Confederazione” e della quale farebbero parte «la famiglia Bruni, il clan degli “Zingari” e quello degli “Italiani”». Circostanza che il pentito riferisce anche in Corte d’Assise di Cosenza, in videocollegamento, chiamato a testimoniare nel processo scaturito dall’inchiesta “Recovery“.
La Confederazione
Pentirsi è stata una «scelta d’impeto, giunta una sera mentre si trovava nel carcere di Novara». Stava scontando la pena seguita alla condanna per la morte di Bruni. Agli albori della carriere criminale si è occupato prevalentemente di assalti ai portavalori «dal 2005 al 2010». “Battezzato” in carcere, il collaboratore di giustizia riceve la dote di “Sgarrista“: una medaglietta al merito sul petto che gli consentirà di saldare il proprio legame con la galassia criminale bruzia e con il “sindacato” della mala definita “Confederazione“. «E’ l’unione di due gruppo, con la partecipazione di altri sodalizi della provincia bruzia» come i «Muto a Cetraro, Tundis a Fuscaldo e Calabria a San Lucido». Un unico centro di comando dotato di bacinella comune «dove confluivano i proventi delle attività illecite».
Il racconto prosegue
Sollecitato dalle domande del pm, Daniele Lamanna riferisce quanto di sua conoscenza su Mario Piromallo «aveva un ruolo apicale» e in merito all’omicidio di Luca Bruni «non fu d’accordo, era una persona scaltra, una testa pensante». Lo stesso Piromallo, secondo il racconto del pentito, insieme a Salvatore Ariello avrebbe gestito lo spaccio per conto degli “Italiani”. (f.b.)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato