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La decisione

Coltivazione di marijuana a Gizzeria Lido, annullate le condanne per i 4 imputati

Nel 2022 i carabinieri avevano sequestrato 400 piante lungo il torrente Zinnavo. La Suprema Corte accoglie il ricorso della difesa: nuovo giudizio

Pubblicato il: 23/05/2026 – 17:50
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Coltivazione di marijuana a Gizzeria Lido, annullate le condanne per i 4 imputati

LAMEZIA TERME La Cassazione annulla la sentenza di condanna nei confronti dei quattro imputati coinvolti nell’inchiesta sulla coltivazione di marijuana scoperta nell’estate del 2022 nelle campagne di Gizzeria Lido. La Terza Sezione penale della Suprema Corte ha accolto le argomentazioni difensive dell’avvocato Antonio Larussa, del Foro di Lamezia Terme, disponendo un nuovo giudizio. La vicenda risale al 13 luglio 2022, quando i carabinieri della Stazione di Gizzeria Lido, nell’ambito di un’attività d’iniziativa finalizzata al contrasto delle coltivazioni di Cannabis Indica, avevano effettuato una serie di servizi di rastrellamento in alcune aree rurali ritenute compatibili, per caratteristiche morfologiche, con la realizzazione di piantagioni illecite. Risalendo e costeggiando il torrente Zinnavo, i militari avevano notato alcuni “indicatori” solitamente utilizzati dai coltivatori per verificare il passaggio di persone nelle zone interessate dalle piantagioni, come ostacoli lungo le vie obbligate di accesso e fili d’inciampo. Da lì la scoperta di una vasta coltivazione di Cannabis Indica, dislocata su più piazzamenti. Dopo una serie di servizi di osservazione occulta, da una posizione ritenuta tatticamente favorevole, i carabinieri avevano individuato quattro uomini intenti a lavorare nella piantagione. I militari avevano quindi proceduto all’arresto obbligatorio di quattro lametini, indicati con le iniziali G.G., V.I., G.M. e A.G., sorpresi – secondo l’accusa – nella flagrante coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di 400 piante di marijuana, alte tra 150 e 200 centimetri. Sul posto era stato inoltre rinvenuto un bivacco adibito a essiccatoio e un sistema di irrigazione collegato al vicino corso d’acqua posto a monte della piantagione. La sostanza stupefacente era stata interamente sequestrata per le successive analisi chimico-tossicologiche. Il pubblico ministero di Lamezia Terme aveva chiesto per i quattro la custodia cautelare in carcere, ravvisando l’aggravante dell’ingente quantità. Il gip del Tribunale di Lamezia Terme, accogliendo la tesi difensiva, aveva però escluso l’aggravante e disposto per gli indagati la misura degli arresti domiciliari, successivamente revocata per due di loro dopo l’accoglimento dell’istanza di riesame.

Il processo

Gli imputati erano poi stati processati davanti al Tribunale collegiale penale di Lamezia Terme per l’ipotesi di illegale coltivazione di marijuana, aggravata dall’ingente quantità. Al termine del processo, il Collegio aveva escluso l’aggravante, condannando tre imputati alla pena di 3 anni di reclusione e uno alla pena di 2 anni di reclusione. La condanna era stata confermata nell’ottobre 2025 dalla Prima Sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro. La sentenza era stata quindi impugnata davanti alla Suprema Corte. Ora la Terza Sezione penale della Cassazione, accogliendo le argomentazioni dell’avvocato Larussa – relative, tra l’altro, all’esatta qualificazione giuridica dei fatti e al riconoscimento della recidiva – ha annullato la sentenza di condanna. Secondo la Suprema Corte, sarà necessario un nuovo e più compiuto esame delle doglianze difensive non adeguatamente considerate. Per una vicenda che nell’estate del 2022 aveva suscitato particolare attenzione anche per il numero di piante sequestrate, 400 arbusti, si apre dunque una nuova fase processuale. La parola torna ai giudici per un nuovo giudizio. (Gi.Cu.)

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