Premio Nazionale Diego Tajani a Vito Teti, la cultura della “restanza” al centro del riconoscimento
Durante la cerimonia a Cutro, l’antropologo ha dedicato il premio al giornalista Michele Albanese recentemente scomparso

CUTRO L’antropologo calabrese Vito Teti è stato insignito della prestigiosa quinta edizione del Premio Nazionale Diego Tajani, svoltasi a Cutro. Il riconoscimento gli è stato assegnato per la sezione Mezzogiorno, celebrando il suo grande impegno culturale e i suoi studi sulla “restanza”. Durante la cerimonia, Teti ha dedicato il suo premio a Michele Albanese, giornalista recentemente scomparso.
La motivazione
Il Premio Tajani – Sezione Mezzogiorno è stato conferito al prof. Vito Teti «per avere restituito al Sud una voce profonda, inquieta e necessaria, capace di sottrarlo tanto alla retorica dell’abbandono quanto alla consolazione nostalgica. Antropologo tra i più autorevoli del mondo, già ordinario all’Università della Calabria, studioso delle culture alimentari, dell’ emigrazione, dei paesi abbandonati, della memoria e del “senso dei luoghi”, il prof. Teti ha fatto della sua opera una lunga interrogazione civile sul destino delle aree interne e delle comunità meridionali. Con la sua riflessione sulla restanza – il diritto e la responsabilità di restare, tornare, custodire e rigenerare – ha trasformato una parola in una categoria morale, culturale e politica. Il suo lavoro ci ricorda che il Mezzogiorno non è una periferia da compatire, ma un laboratorio di umanità, resistenza e futuro; non un luogo da cui fuggire soltanto, ma una terra da comprendere, abitare, ricucire. Per questa capacità di unire rigore scientifico, scrittura civile e amore non retorico per i luoghi, il Premio Tajani riconosce in Vito Teti una delle coscienze più lucide e feconde del nostro Sud».
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