Fantapolitica o rischio concreto? L’ombra del voto anticipato agita anche la Calabria
Dalle parole di Salvini alle smentite della premier Meloni, il ritorno anticipato alle urne resta un’ipotesi remota ma capace di scuotere gli equilibri regionali

Spauracchio agitato per seminare scompiglio e incertezza tra le parti o prospettiva (per qualcuno tentazione) da non escludere del tutto visti i tempi che corrono? L’ipotesi di un ricorso anticipato alle urne, rispolverato per ultimo dal leader della Lega Matteo Salvini, poi tornato sui suoi passi, rischia di agitare le notti anche in Calabria. E non mancano, se la cosa dovesse materializzarsi davvero, gli interrogativi legati alle possibili incognite qualora dovesse farsi strada (ipotesi smentita da più parti con fermezza, e non solo dal partito della premier), la scelta di andare ad elezioni anzitempo, già ventilata nelle ore e nei giorni immediatamente successivi al risultato del referendum, esito non favorevole alla coalizione di centrodestra. Un’eventualità del genere, al momento piuttosto remota, avrebbe certamente in Calabria l’effetto in primo luogo di sconvolgere i piani di diversi degli attori che si sono mossi e si muovono sullo scenario regionale.
A meno di un anno dalle consultazioni regionali dell’autunno 2025 che avevano delineato un quadro netto, infatti, ci sarebbe da scommettere che, a partire dall’area della Cittadella regionale di Catanzaro, si potrebbe facilmente determinare una complicata situazione, in particolare per gli equilibri della maggioranza di centrodestra, con effetti anche nella coalizione avversa, quella del centrosinistra ancora alle prese con l’elaborazione della sconfitta. Da qui la domanda delle domande, ovvero quale futuro politico potrebbe aprirsi per il presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto non insensibile, come abbiamo avuto di constatare da tempo, alle sirene della politica nazionale, vedasi il suo ruolo di vice segretario di Fi e di elemento di riferimento nell’ambito del rilancio su scala nazionale del partito berlusconiano. È evidente che siamo nel territorio delle ipotesi alquanto remote, o forse molto più propriamente degli esercizi di fantapolitica, anche se l’idea di un ritorno alle urne prima della scadenza naturale, esclusa sin da subito dalla premier Giorgia Meloni che ha in animo di battere fra qualche mese il record di esecutivo più longevo della Repubblica (attualmente assegnato al Cavaliere che rimase in sella a Palazzo Chigi dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005 per un totale di 1412 giorni), continua a fare capolino a giorni alterni nei pensieri di vari esponenti politici e tra le righe degli scritti di alcuni dei commentatori più accreditati. Se a livello nazionale una soluzione del genere potrebbe apparire praticabile e utile tenuto conto delle diversità di visioni che, ad esempio, resistono, e anzi mostrano pericolosamente di rafforzarsi nel campo progressista in ordine alle posizioni e alle relative ambizioni di Conte e Schlein (situazione in grado in potenza di vedere avvantaggiato il centrodestra), in un’ottica strettamente calabrese lo scenario rischierebbe di diventare disastroso rispetto alla condizione di precarietà in cui versa la Regione in più settori: dalla sanità al lavoro. Senza dimenticare l’incognita – accresciuta di molto dopo gli esiti del recente referendum sulla giustizia – con la maggioranza di centrodestra che ha mostrato di avere perso per strada parte del mordente – di dover avere a che fare con un azzeramento di posizioni di potere a pochi mesi dalla precedente tornata elettorale. Con tutto ciò che uno scenario di tale fatta comporterebbe. Per tutti.
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