Visita al carcere di Cosenza, Penna: «Occorre rafforzare le misure alternative alla detenzione»
«Nessun parlamentare del centrosinistra ha ritenuto di partecipare alla visita odierna»

COSENZA Al termine della visita presso l’istituto penitenziario “Sergio Cosmai” di Cosenza, desidero innanzitutto prendere atto che nessun parlamentare del centrosinistra ha ritenuto di partecipare alla visita odierna. Un’assenza che conferma un approccio disinteressato rispetto al tema del carcere e, più in generale, un’attenzione alla giustizia troppo spesso variabile a seconda delle convenienze e degli argomenti trattati. Dovrebbero sapere che legalità e difesa della Costituzione significano anche tutela della corretta funzione della pena e rispetto della dignità delle persone detenute, principi che non possono essere richiamati soltanto in modo selettivo o astratto. Desidero quindi ringraziare la direttrice dell’istituto per la disponibilità dimostrata e il personale della Polizia Penitenziaria che quotidianamente opera con professionalità e senso dello Stato in condizioni difficili.
Auspico però che anche il centrodestra si renda conto che il tema del sistema penitenziario non può più essere affrontato con un approccio securitario. Non è possibile pensare di intervenire sul sovraffollamento carcerario mantenendo, allo stesso tempo, un’impostazione che punta sull’inasprimento delle pene, su un maggiore ricorso alla custodia cautelare in carcere e su un sistema che rende sempre più difficoltoso l’accesso alle misure alternative alla detenzione, soprattutto per determinate tipologie di reati cosiddetti ostativi. Un’impostazione di questo tipo rischia di produrre un cortocircuito evidente: da un lato si invoca il rafforzamento della sicurezza attraverso strumenti repressivi, dall’altro si rende di fatto più rigido e congestionato l’intero sistema penitenziario, senza agire sulle cause strutturali del sovraffollamento.
È invece necessario un cambio di approccio che punti con maggiore decisione sul rafforzamento delle misure alternative alla detenzione, su un utilizzo più equilibrato degli strumenti cautelari e su un ripensamento complessivo delle politiche penali che incidono sulla popolazione detenuta. Non si può più ignorare, inoltre, la presenza significativa di popolazione detenuta straniera, che troppo spesso viene inserita nel circuito penitenziario senza adeguati strumenti di mediazione culturale e di gestione dei percorsi giuridici e sociali. Non si può neppure immaginare che gli istituti penitenziari diventino contenitori residuali delle criticità sociali. Serve invece una gestione più razionale e umana del sistema, che affronti le cause profonde del sovraffollamento. La pressione sul sistema penitenziario si riduce rafforzando le misure alternative alla detenzione, limitando l’abuso della custodia cautelare, valutando con attenzione strumenti come amnistia e indulto e intervenendo seriamente sul tema della salute mentale. Esiste infatti anche una quota significativa di detenuti non compatibile con il regime carcerario che necessita di percorsi sanitari e assistenziali adeguati. (redazione@corrierecal.it)
*Avvocato e criminologa
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