Carcere di Cosenza, “ispezione” della Camera Penale e dei parlamentari. Situazione «allarmante», giallo sulla morte di un detenuto
L’accesso al “Sergio Cosmai”, dopo la relazione della Garante Emilia Corea. «Non hanno risposto alle mie domande sul decesso di un detenuto»

COSENZA L’accesso, questa mattina, al carcere di Cosenza “Sergio Cosmai” segue la durissima relazione redatta dalla Garante per i Diritti delle Persone Private della Libertà Personale di Cosenza, Emilia Corea. La doppia visita compiuta nello scorso mese di marzo ha permesso di evidenziare tutta una serie di gravi criticità nell’istituto penitenziario bruzio. Alle 9.30, i cancelli del carcere si aprono e inizia la visita del sindaco della città Franz Caruso, della vicesindaca Maria Locanto, della consigliera comunale, avvocato e crimininologa, Chiara Penna, della garante e di una nutrita delegazione della Camera Penale di Cosenza guidata dall’avvocato e presidente Roberto Le Pera. Presenti anche i parlamentari Fausto Orsomarso e Simona Loizzo.


Un decesso ancora da chiarire
Ai nostri microfoni, Emilia Corea commenta il contenuto della relazione e accende i riflettori sulla morte di un detenuto avvenuta nelle scorse settimane in circostanze ancora da chiarire. «La situazione del carcere di Cosenza è emblematica di quello che avviene in tutti i penitenziari italiani. La percentuale di sovraffollamento è addirittura superiore a quella che nel 2013 ha portato alla condanna dell’Italia da parte della CEDU. Situazioni degradanti per le persone detenute, carenza di medici, di psichiatri, di psicologi, insomma un quadro a dir poco allarmante». Per Corea «il ministro Nordio ha emanato solamente negli ultimi tempi due nuovi decreti di sicurezza, sono stati creati 55 nuovi reati, le carceri sono sovrappiene, le misure domiciliari non vengono concesse e per gli istituti penitenziari diventa difficile recuperare e riabilitare i detenuti».
Nella notte fra il 3 e il 4 maggio scorsi, un detenuto è morto in circostanze ancora poco chiare nel carcere di Cosenza. E’ la stessa Garante a confermare la notizia. «Ho chiesto, nell’esercizio delle mie funzioni, di avere aggiornamenti per avere piena comprensione di quanto accaduto e in particolare ho chiesto informazioni in merito all’attivazione di misure di emergenza previste in tali casi, ho chiesto se fosse presente il medico di guardia perché lo sappiamo che nelle strutture detentive il fattore tempo è determinante, ma soprattutto ritengo doveroso domandare cosa ci facesse in detenzione interamuraria un detenuto con plurime patologie impossibilitato a muoversi, si muoveva su una sedia a rotelle». In buona sostanza, non sarebbero state attivate tutte le misure alternative compatibili con lo stato fisico del detenuto. «Al momento non mi ha risposto nessuno – aggiunge Corea – le domande poste sono compatibili con il mio ruolo, con la funzione di verifica del garante e soprattutto con il principio che qualsiasi morte che avviene sotto la custodia dello Stato necessiti di un livello massimo di attenzione sia istituzionale che pubblico».
La posizione di Caruso e Penna
«Prima di questa amministrazione, quella della Garante era una figura che in una città come Cosenza mancava ed è il primo atto da Consigliere Comunale e Presidente della Commissione Legalità, è stato favorire la nomina di una figura fondamentale per portare alla luce tutti i problemi dell’istituto penitenziario», dice ai nostri microfoni Chiara Penna. «Abbiamo riscontrato il disagio in cui versa la popolazione carceraria, l’abbiamo anche dichiarato pubblicamente e adesso abbiamo riscontrato che il Garnte dei detenuti ha messo nero su bianco tutte le criticità che avevamo riscontrato già in quella prima visita. Mi aspetto che ci sia un intervento da parte del Ministero della Giustizia, che ci sia un intervento da parte del governo perché si metta mano seriamente a una riforma della giustizia e ad un’attività di realizzazione di nuove case circondariali o di ristrutturazione di quelle esistenti per consentire dignità al popolo dei detenuti», sostiene il sindaco Caruso.
«E’ una tortura»
Non si contano le denunce della Camera Penale di Cosenza, da sempre impegnata a denunciare le storture del sistema penitenziario italiano. E’ durissimo il commento, ai nostri microfoni, del presidente Le Pera. «Questa è tortura, il carcere di Cosenza conta una percentuale più elevata rispetto alle carceri italiane di sovraffollamento, 280 presenti al fronte di 220, a questo si aggiunge che le sbarre delle celle sono di fatto schermate da plexiglass che rendono la pena ancora più difficile. Oggi siamo qui con deputati, senatori, con il primo cittadino di Cosenza, con la vice sindaca di Cosenza per sensibilizzare e per entrare e rimuoverle, con la forza delle nostre idee». Da dove nasce l’esigenza di posizionare queste barriere in plexiglass? «La Corte Europea dei diritti dell’uomo parla di dignità – aggiunge Le Pera – non c’è rilevanza sociale che possa tenere di fronte alla dignità. La tortura non è consentita nel nostro Stato e questa è tortura».
La voce dei parlamentari
«Il sovraffollamento non riguarda soltanto questa struttura penitenziaria, la situazione carceraria italiana sconta un problema infrastrutturale. E’ necessario valutare l’ipotesi di poter alleggere le pene minori per sollecitare una sorta di “svuotacarceri” e poi bisogna investire», sostiene il senatore Fausto Orsomarso. Per Simona Loizzo, deputata, occorre «interrogare il ministro Carlo Nordio, poi favorire il recupero sociale e derubricare i reati minori». (f.benincasa@corrierecal.it)
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