Dal 2002 al 2024 quasi un milione di giovani ha lasciato il Sud
Il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes

ROMA Nel periodo 2002-2024, quasi un milione di giovani sotto i 35 anni ha lasciato il Mezzogiorno. Il saldo netto negativo nella fascia 25-34 anni supera le 500.000 unità, di cui circa 270.000 laureati. Nel solo 2024 il saldo netto negativo ha superato le 17.000 unità. Il costo annuo della fuga di cervelli dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord equivale a circa 6,8 miliardi di euro nel triennio 2022-2024, calcolato come dispersione dell’investimento pubblico in istruzione. A parità di titolo, il differenziale mensile netto tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest è di circa 375 euro (1.487 contro 1.862 euro netti). E’ quanto emerge dal Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes. Nel triennio 2021-2024, evidenzia ancora il documento, il Mezzogiorno ha creato 100.000 nuovi posti di lavoro per under 35, ma nello stesso periodo 175.000 giovani hanno lasciato il Sud. Questo perché una maggiore possibilità di occupazione non ha determinato un miglioramento delle condizioni di vita. Sempre guardando al Mezzogiorno, il digital divide residuo è un’altra componente importante: al 31 dicembre 2028 in Italia rimarranno 3,59 milioni di civici non coperti o con velocità insufficiente; 1,36 milioni sono strutturalmente esclusi da qualsiasi intervento pubblico. Calabria (345.612 civici), Campania (405.527) e Sicilia (290.383) concentrano il deficit maggiore (Infratel, 2025). La Regione siciliana ha stanziato 54 milioni di euro in tre anni (dicembre 2025) per incentivare il lavoro da remoto dalla Sicilia. In Italia non esiste ancora una detrazione fiscale equivalente a quelle vigenti in Paesi come Austria, Norvegia, Germania, Paesi Bassi e Belgio (300-1.200 euro annui).
Relazione tra patrimonio culturale e spinta dei residenti allo studio
L’analisi fattoriale condotta dall’Eurispes su 135 province e contenuta nel 38esimo Rapporto Italia presentato oggi, ha messo in relazione dati di popolazione, offerta e fruizione culturale e indicatori di istruzione BES per misurare se esiste una correlazione tra concentrazione culturale e capitale educativo dei territori. Il sistema culturale statale genera flussi importanti: 18,7 milioni di visitatori nei musei e 31,5 milioni nelle aree archeologiche nel 2024, con introiti di 147 milioni di euro (musei) e 119 milioni (aree). Firenze vale da sola 6,05 milioni di visite e 75 milioni di euro di introiti museali. Roma concentra 17,19 milioni di visite e 36,6 milioni di euro nelle aree archeologiche. Il Centro assorbe il 52% dei visitatori museali nazionali (9,76 milioni), con la Toscana al 34% del totale. Lazio e Campania insieme raccolgono oltre 4 visite su 5 e oltre 4 euro su 5 degli incassi archeologici: una concentrazione straordinaria che riflette il peso di Roma e di Pompei-Ercolano. Sul fronte dell’istruzione, il quadro nazionale mostra luci e ombre. La partecipazione alla scuola dell’infanzia è molto alta (95%), ma il 39% degli studenti non raggiunge livelli adeguati in lettura e il 44% in matematica. Il tasso di NEET è al 16%, i laureati tra i 25-39 anni sono il 30% e la formazione continua si ferma all’ 11%. Il divario territoriale nell’istruzione è netto. Al Nord, i giovani laureati sono il 32-35%, i NEET intorno all’11%, gli adulti diplomati oltre il 68%. Al Sud e nelle Isole i NEET salgono al 24-27%, i laureati scendono al 23- 25% e i non adeguati in matematica superano il 50% in molte province, come Crotone, Caltanissetta e Napoli. Il Lazio è il caso più significativo dell’intera analisi: punto di massima concentrazione culturale (polo Unesco, musei, aree archeologiche) e al tempo stesso tra i più forti sul capitale umano. Roma registra il 42% di giovani laureati, il 78% di adulti diplomati e il 16% di partecipazione alla formazione continua, i valori più alti del Paese. La mappa finale mostra Lazio, Toscana e Campania come outlier culturali chiaramente separati dal resto. Sul fattore istruzione, un cluster compatto di regioni del Nord e del Centro-Nord (Umbria, Friuli, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Marche) mostra il capitale educativo più elevato. Le regioni del Mezzogiorno, tranne la Campania, si distribuiscono intorno allo zero su entrambe le dimensioni.
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