«Ormai ci sentiamo a casa. Siamo diventati un po’ cosentini, un po’ calabresi» – VIDEO
L’esperienza dei medici cubani nella nostra regione nelle testimonianze raccolte dalla trasmissione di La7 “In altre parole”

LAMEZIA TERME «Ormai ci sentiamo a casa. Siamo diventati un po’ cosentini, un po’ calabresi. I pazienti, i loro familiari e i colleghi ci hanno accolto bene fin dall’inizio». È la testimonianza di un medico di Cuba che lavora in Calabria: a raccoglierla, per la trasmissione di La7 “In altre parole” di Massimo Gramellini, la giornalista Giovanna Botteri, che racconta l’esperienza dei medici cubani negli ospedali calabresi. La location è il pronto soccorso dell’ospedale Annunziata di Cosenza. A parlare è anzitutto Vitaliano De Salazar, dg dell’Ao bruzia: «In tutta Italia si registra una grave carenza di medici e, in particolare, di specialisti. I giovani medici italiani spesso non scelgono alcune specializzazioni e molti reparti faticano a trovare personale. Una situazione che, almeno in parte, è stata affrontata grazie all’importante contributo dei medici cubani. Posso garantire – dice De Salazar – che la loro professionalità è elevata e dobbiamo dire loro grazie. Danno un contributo importante non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano. L’accoglienza e l’attenzione verso i pazienti fanno parte della cura».


Le testimonianze
Quindi, le impressioni di alcuni medici cubani in servizio al pronto soccorso di Cosenza. «La medicina è una sola. Esistono scuole diverse, americana ed europea, ma l’obiettivo resta sempre lo stesso: curare i pazienti. Siamo arrivati perché c’era un’emergenza sanitaria», spiega una di loro, Anna Julia. «Abbiamo dato il nostro aiuto e siamo stati accolti da tutti. Col tempo siamo diventati una grande famiglia, un po’ di aiuto l’abbiamo portato. Ormai ci sentiamo a casa», aggiunge. «Siamo diventati un po’ cosentini, un po’ calabresi. I pazienti, i loro familiari e i colleghi ci hanno accolto bene fin dall’inizio». Un’altra collega, Liubi, ha lasciato tutta la sua famiglia per venire in Calabria: «Ho lasciato mia figlia e mia madre. La sento spesso, mia figlia. Certo, sono preoccupata, perché le manca la mamma. Adesso vive con la nonna, ma il mio desiderio è portarla qui con me per qualche mese, così da poterle stare più vicino. Oggi la situazione a Cuba è un po’ difficile per chi è rimasto sull’isola. Mancano molte cose e la vita quotidiana è sempre più difficile». Un altro medico racconta il sostegno ricevuto dalla sua famiglia prima della partenza: «Mio padre mi ha detto: “Vai, prova, vivi questa esperienza. A noi penserai dopo. Fai tutto quello che devi fare”. E così sono qui. Questa esperienza mi sta facendo crescere molto e, stando qui, riesco anche ad aiutare economicamente la mia famiglia». La presenza dei medici cubani in Calabria ha suscitato ampi consensi, ma anche alcune polemiche e tensioni sul piano internazionale, con l’amministrazione Trump che pressa Italia e Regione Calabria per far finire questa esperienza: «Sono bravi, lavorano bene, si sono integrati nel territorio e quindi che dire, la conclusione è facile», dice De Salazar. (c. a.)
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