Mancano 500 pediatri, l’allarme di Gimbe
Carenze gravi in Lombardia, Piemonte e Veneto. Cartabellotta: «Servono 4.000 medici in più»

ROMA Nonostante il drastico calo delle nascite registrato nell’ultimo ventennio, in Italia mancano almeno 497 pediatri, quasi l’80% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto. La situazione sembra destinata a peggiorare: entro il 2029 andranno in pensione 1.547 medici e non è possibile prevedere se saranno sostituiti dalle nuove leve. Attualmente i pediatri di famiglia sono poco più di 6mila.
Con questi numeri, l’applicazione della bozza di riordino dell’assistenza primaria proposta dal ministro della Salute che vorrebbe estendere fino ai 18 anni l’assistenza pediatrica, sembra irrealizzabile: per darle concretezza servirebbero oltre 3.500 medici pediatri in più. Sono i risultati di un’analisi condotta da Fondazione Gimbe sulla situazione della pediatria territoriale.
Sul fronte dell’assistenza pediatrica, per i cittadini le difficoltà cominciano già al momento della scelta del medico: «Procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle Aziende Sanitarie Locali, pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia», dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. «Una situazione che crea disagi e rischia di compromettere la continuità dell’assistenza pediatrica, soprattutto per i bambini più piccoli e quelli più fragili».
La situazione della pediatria è aggravata poi dalle criticità della medicina generale: in teoria ogni pediatra potrebbe avere in cura al massimo mille bambini e ragazzi (sebbene il massimo ottimale sia considerato 850). Oggi queste deroghe rischiano di essere la norma: «Con la grave carenza di oltre 5.700 medici di medicina generale, molti ragazzi che escono dall’assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni rischiano di non trovare un medico di medicina generale disponibile. Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano sempre più frequenti, alimentando un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei pediatri di libera scelta, riducendo qualità e accessibilità dell’assistenza pediatrica».
Il sovraccarico emerge dai numeri: se la media nazionale è di 917 assistiti per pediatra, in Piemonte si arriva a 1.126, a Bolzano a 1.114, in Veneto a 1.018. La media, poi, tende a sottostimare carenze locali anche molto critiche, soprattutto nelle aree interne. «In molte aree del Paese trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più difficile, se non impossibile. E il problema non riguarda più soltanto le zone montane o periferiche, ma anche molte grandi città», aggiunge Cartabellotta.
Secondo le stime Gimbe, servirebbero almeno 497 professionisti in più, ma in realtà il numero di pediatri di famiglia è in calo: dal 2019 al 2025 se ne sono persi 1.089 su 7.373, pari al 15%. L’aumento dei posti nelle scuole di specializzazione, quasi raddoppiato tra il 2017 e il 2020, potrebbe non risolvere il problema, dato che non è possibile prevedere quanti specialisti in pediatria sceglieranno la pediatria di famiglia anziché quella ospedaliera.
Per queste ragioni rischia di rimanere lettera morta la bozza di riordino dell’assistenza primaria, che vorrebbe rafforzare il ruolo dei pediatri di famiglia all’interno della rete dell’assistenza territoriale, spostando parte della loro attività nelle Case della Comunità e estendendo fino ai 18 anni l’età dei ragazzi in cura. «Il rischio è che resti un riassetto prevalentemente organizzativo, se non verrà accompagnata da risorse adeguate, criteri omogenei di attuazione tra le Regioni e indicatori di monitoraggio capaci di misurare i reali benefici per bambini, adolescenti e famiglie», conclude Cartabellotta.