Iscrizioni irregolari all’Università Pegaso, 40 indagati
Sotto la lente anche anche diversi esami

NAPOLI Associazione per delinquere e corruzione per atti contrari. Sono solo alcuni dei reati contestati nell’inchiesta della Procura di Napoli sull’Università Pegaso, in cui risultano indagati anche Danilo Iervolino, fondatore e proprietario fino al 2022, e Andrea Buonomo, già direttore operativo e commerciale del gruppo Multiversity. Nell’inchiesta appaiono diversi filoni d’indagine, con accuse che vanno – a vario titolo – dall’associazione per delinquere alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, ma anche induzione indebita a dare o promettere utilità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e altri reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica. In totale sarebbero 4200 le iscrizioni ritenute irregolari dalla Procura, con 40 persone al momento iscritte nel registro degli indagati. Anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è stata ascoltata come testimone. Le contestazioni riguardano in particolare i corsi per la formazione degli educatori professionali socio-pedagogici, oltre a ulteriori vicende relative a corsi di laurea, master e percorsi post laurea. Sono coinvolti ex dirigenti, funzionari amministrativi, referenti territoriali e persone esterne alla Pegaso ma collegate alla rete dei poli di orientamento convenzionati con l’ateneo.
Le accuse
Gli investigatori contestano fatti riconducibili al periodo in cui a guidare l’Università era Iervolino, ma sarebbero proseguiti anche negli anni successivi, fino a tutto il 2025. L’obiettivo, riporta l’Ansa, sarebbe stato quello di accrescere la competitività dell’università sul mercato, ampliando la platea degli iscritti e incrementando i ricavi derivanti dall’offerta formativa. Tra le contestazioni anche presunte carenze nei sistemi di controllo e vigilanza interni nella gestione delle procedure di immatricolazione, dei rapporti con i poli territoriali convenzionati e nell’organizzazione dei corsi, dei tirocini e degli esami svolti a distanza. Il ministero dell’Università è intervenuto sul settore delle università telematiche con il decreto ministeriale n. 1835 del 2024, che ha introdotto regole più rigorose per la didattica a distanza e previsto il ritorno degli esami in presenza come modalità ordinaria.
Gli esami a distanza
Uno dei filoni riguarda lo svolgimento degli esami a distanza, con l’utilizzo di software di accesso remoto come TeamViewer e AnyDesk sui dispositivi degli studenti e sarebbero stati condivisi preventivamente panieri contenenti domande e risposte delle prove d’esame. Al centro dell’attenzione degli inquirenti le presunte irregolarità nelle procedure di immatricolazione e nel riconoscimento dei crediti formativi, presunti episodi di alterazione delle modalità di svolgimento degli esami universitari e dei tirocini, nonché il conseguimento di titoli accademici in assenza dei requisiti richiesti dalla legge. Dall’indagine, scrive l’Ansa, emergerebbe un vero e proprio «mercimonio di corsi, titoli e attestati formativi». Un ulteriore filone riguarda le verifiche sui corsi per educatori professionali socio-pedagogici e su alcuni percorsi dell’area sanitaria, per i quali vengono ipotizzate anomalie nella gestione dei tirocini e delle attività didattiche. Un altro filone riguarda gli accertamenti sulla responsabilità amministrativa del gruppo ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001: secondo gli investigatori Multiversity e Università Pegaso si sarebbero avvantaggiate delle condotte contestate attraverso l’ampliamento della base degli iscritti e il conseguente incremento dei ricavi.
Pegaso: «Noi siamo parte lesa»
L’Università Telematica Pegaso si considera «parte lesa nel procedimento» in corso e rende noto di aver avviato «nello spirito di tutela della propria qualità accademica e integrità istituzionale», un audit interno che ha portato alla presentazione di un esposto formale, principalmente relativo ai controlli dei requisiti di iscrizione ad un corso professionalizzante. «Si tratta – spiega l’ateneo in una nota – di casi isolati risalenti a diversi anni fa, e circoscritti a un numero molto limitato di ex dipendenti e studenti che hanno anche prodotto dichiarazioni mendaci. I dipendenti in questione non sono più associati all’istituzione, essendo stati allontanati a seguito delle verifiche interne e dei procedimenti disciplinari dell’Università». «Sono emersi – prosegue l’ateneo – anche casi passati di hackeraggio informatico contro l’Università subito riportati alle autorità anche se da anni l’ateneo si è dotato di tecnologie che impediscono di attuare comportamenti non corretti degli studenti emersi nelle indagini interne. L’Università Telematica Pegaso ha sottoposto la questione alle autorità giudiziarie competenti ed è stata anche riconosciuta come parte lesa nel procedimento. L’Università continua a collaborare pienamente e con trasparenza con le autorità e con il Ministero».
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