Dentro l’inferno del gioco d’azzardo, il racconto choc: «Sapevo di perdere, ma non riuscivo a fermarmi» – VIDEO
La testimonianza a Lamezia durante l’incontro sulla ludopatia: «Non ero più padrone di me stesso». Il volto umano dei 6 miliardi bruciati in Calabria nel gioco

LAMEZIA TERME Il gioco d’azzardo non ti porta via soltanto i soldi. Ti svuota le tasche, certo. Ma prima ancora ti consuma la volontà, ti isola, ti fa perdere la fiducia della famiglia, il lavoro, le relazioni, la possibilità di immaginare un futuro diverso. Dentro i 6 miliardi bruciati in Calabria nel gioco ci sono anche queste storie. Non solo numeri, non solo statistiche, non solo il peso economico di un fenomeno ormai diventato emergenza sociale. Dentro quella cifra enorme ci sono vite che si spezzano, famiglie che provano a resistere, persone che finiscono dentro una spirale dalla quale uscire diventa difficilissimo.
A Lamezia, durante l’incontro dedicato alla ludopatia e alle dipendenze, quel dato ha trovato un volto e una voce. Quella di chi il gioco d’azzardo patologico lo ha attraversato dall’interno, fino a perdere il controllo della propria vita. Una testimonianza diretta, dura, senza filtri, che restituisce il senso più concreto di una dipendenza ancora troppo spesso sottovalutata.
«Secondo me il gioco d’azzardo non è da sottovalutare», racconta. Perché l’errore, spiega, è considerarlo meno grave rispetto ad altre forme di dipendenza. «Si dà la priorità ad altre dipendenze, come se fossero più importanti del gioco. Secondo me le dipendenze sono tutte pericolose allo stesso modo».
La dipendenza “invisibile”
Il gioco d’azzardo, nella sua esperienza, è arrivato quasi dopo. Prima altri problemi, altri percorsi terapeutici, altre fragilità. Poi il ritorno alla vita quotidiana e quella dipendenza che sembrava secondaria, invece, «è venuta fuori» fino a rivelarsi «addirittura peggio delle altre». Una spirale che lo ha riportato dentro un percorso di cura. Il meccanismo è quello tipico della compulsione: sapere di perdere e continuare comunque. «Io ero consapevole di perdere alla fine, ma giocavo lo stesso. Era più forte di me, dovevo continuare a giocare». È qui che il gioco smette di essere gioco e diventa cattura. Non più una scelta, ma una forza che trascina. «Non essere padrone di te stesso ti provoca una condizione psicologica, mentale. Non comandi tu».
Le monete in tasca
Il passaggio più potente della testimonianza è apparentemente minimo: qualche moneta rimasta in tasca. «Oggi sono alla fase finale del percorso, mi ritrovo delle monete in tasca», racconta. Prima non accadeva mai. Bastava entrare in un bar, comprare un caffè, cambiare una banconota da dieci euro e infilare il resto nelle macchinette. «Spendevo un euro per il caffè e il resto, nove euro, lo andavo a mettere nelle macchinette». Oggi avere due euro, due euro e cinquanta in tasca diventa il segno di una conquista.
«Per voi forse sembrerà una cavolata, però per me avere delle monete in tasca è un traguardo incredibile. Mai ho avuto monete in tasca, mai. È una cosa bellissima per me». In quelle monete c’è la distanza tra la dipendenza e il tentativo di liberarsene. C’è la misura concreta di una battaglia quotidiana. E c’è anche il senso dei sei miliardi bruciati in Calabria: non solo denaro sottratto all’economia reale, ma pezzi di vita, relazioni e futuro consumati davanti a una slot, su una piattaforma online, dentro un sistema sempre più accessibile e pervasivo.
Famiglie, lavoro, relazioni
La ludopatia non si ferma al denaro perso. Travolge tutto ciò che sta intorno. «Ho toccato il fondo tre volte nella mia vita», dice ancora. E il fondo significa «perdere la fiducia della propria famiglia», «rimanere al verde», «perdere il lavoro», vedere saltare una relazione sentimentale, ritrovarsi soli, incapaci di costruire una stabilità. È il lato meno visibile dell’azzardo: non solo la somma giocata, ma la frattura che produce nelle biografie. Chi gioca spesso lo fa nella speranza di risolvere un problema economico, di inseguire una ricchezza impossibile, di trovare una via d’uscita. In realtà il gioco diventa quasi sempre una trappola più profonda. «Chi ha problemi economici tende a giocare di più, perché cerca la ricchezza», racconta la testimonianza. Ma quella promessa non arriva mai.
L’allarme educativo
Da qui l’appello, soprattutto verso i più giovani. «Si deve dare più informazione, specie alla nuova generazione, sulla pericolosità del gioco». Perché l’azzardo viene ancora percepito come qualcosa di innocuo, una distrazione, un passatempo. Invece, spiega chi ci è passato, può produrre gli stessi effetti di altre dipendenze: «È paragonabile alla droga. Quando hai droga non riesci a fermarti. È la stessa cosa». Il dato dei sei miliardi bruciati in Calabria mostra il peso economico del fenomeno. La testimonianza raccolta a Lamezia ne mostra il costo umano. Ed è forse qui che l’incontro trova il suo senso più profondo: trasformare un numero enorme in consapevolezza, prevenzione, presa in carico. Perché dietro ogni euro giocato può esserci una persona che non riesce più a fermarsi. E dietro ogni percorso di cura può esserci una piccola, enorme conquista: riuscire finalmente a tenere qualche moneta in tasca. (g.curcio@corrierecal.it)
Il video:
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