La Calabria brucia oltre 6 miliardi nel gioco d’azzardo, boom del gioco online. A Lamezia giocati 236 milioni
I dati della campagna “Mettiamoci in Gioco”: nella regione oltre 4,4 miliardi arrivano dal telematico. Don Giacomo Panizza: «Lo Stato smetta di fare cassa con l’azzardo»

LAMEZIA TERME Oltre 6,17 miliardi di euro giocati in Calabria. Più di 4,45 miliardi solo attraverso il gioco telematico. E nel Comune di Lamezia Terme puntate complessive per 236,1 milioni di euro, di cui oltre 162,2 milioni online. La fotografia regionale mostra una crescita enorme del gioco a distanza rispetto a quello fisico. In Calabria il giocato fisico si ferma a circa 1,71 miliardi, mentre quello telematico supera quota 4,45 miliardi, confermando una trasformazione profonda del fenomeno e una sua penetrazione sempre più difficile da intercettare e controllare. Tra le province, il volume più alto si registra nel Cosentino, dove il totale giocato supera i 2,16 miliardi di euro. Seguono Reggio Calabria con 1,85 miliardi, Catanzaro con 1,08 miliardi, Crotone con 537 milioni e Vibo Valentia con 522 milioni. Anche Lamezia Terme presenta dati significativi: 73,9 milioni giocati sul fisico e 162,2 milioni sul telematico, per un totale di 236,1 milioni di euro. Il quadro calabrese si inserisce dentro una tendenza nazionale ancora più ampia. In Italia, ha spiegato Gatto, la raccolta complessiva dell’azzardo ha superato i 164,6 miliardi di euro, con una crescita di circa sette miliardi rispetto al 2024, pari al +4,55%.

«Gravissimi costi sociali e sanitari»
Sono i numeri dell’azzardo illustrati da Roberto Gatto, portavoce regionale della campagna “Mettiamoci in Gioco”, nel corso della conferenza stampa di questa mattina organizzata dalla Comunità Progetto Sud a Lamezia Terme. Numeri che, secondo il portavoce della campagna, non possono essere letti soltanto come dati economici. «Dietro queste cifre asettiche – ha affermato Gatto – si nascondono gravissimi costi sociali e sanitari». Il responsabile dell’area dipendenze della Comunità Progetto Sud Ets e referente per le dipendenze del Cnca Calabria ha richiamato anche il caso concreto di un ragazzo seguito dagli operatori: «A febbraio ha vinto tre volte, portando a casa rispettivamente 9.300, 8.500 e 12.000 euro. Il mese successivo ha perso tutto, con gli interessi. Con volumi di gioco simili fare bancarotta è facilissimo, e le conseguenze sanitarie ed economiche della dipendenza diventano rapidamente ingestibili».

Salute, prevenzione e tutela delle persone fragili
A fronte di un volume d’affari così imponente, le entrate erariali per lo Stato sono state pari a 11,4 miliardi, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Un dato che per “Mettiamoci in Gioco” conferma la necessità di cambiare prospettiva: il tema non può essere affrontato soltanto dal punto di vista delle entrate pubbliche, ma deve essere ricondotto alla salute, alla prevenzione e alla tutela delle persone più fragili.Gatto ha poi richiamato le criticità legate alla mancata attuazione della legge regionale numero 9 del 2018. Il portavoce della campagna ha ricordato la partecipazione alla Giornata contro i rischi del gioco d’azzardo promossa dalla Commissione consiliare Antimafia, durante la quale sono emerse diverse lacune: mancano le attività formative e informative per l’uso responsabile del denaro, non vengono applicate le sanzioni per il mancato rispetto degli orari di chiusura delle sale e non si controllano le distanze minime dai luoghi sensibili come scuole e chiese.
«In Calabria sensibilità solo da un comune»
Le sale, secondo quanto previsto, dovrebbero chiudere dalle 12.30 alle 14.30 e da mezzanotte alle 9. Ma, denuncia Gatto, i controlli restano insufficienti. Non è mai stato istituito nemmeno il logo “NoSlot” per i locali virtuosi che scelgono di non installare dispositivi di gioco. Il problema riguarda anche il ruolo dei Comuni. «Dovrebbero vigilare e usare i fondi per contrastare il fenomeno – ha spiegato Gatto – ma la realtà è desolante: come segnalato dal presidente della Commissione Antimafia, l’onorevole Molinaro, solo un Comune in tutta la Calabria ha risposto alle sollecitazioni della Commissione». Da qui le richieste della campagna “Mettiamoci in Gioco”, rivolte sia alla Regione sia al livello nazionale. In Calabria, la campagna chiede di istituzionalizzare la Giornata contro i rischi del gioco d’azzardo con cadenza annuale, coinvolgendo istituzioni, associazioni, sindacati e sistema sanitario. Chiede inoltre che nel neonato Osservatorio regionale sulle dipendenze vengano coinvolte attivamente le organizzazioni impegnate nel contrasto al gioco d’azzardo, così da pianificare strategie concrete contro il Gap, il gioco d’azzardo patologico.
Le prospettive
Resta poi il nodo delle risorse. In Calabria, ha ricordato Gatto, le uniche sperimentazioni nelle Asp si reggono su un Fondo nazionale che verrà ridimensionato da 50 a 33 milioni. Per questo, secondo “Mettiamoci in Gioco”, serve un investimento strutturale della Regione, come previsto dai Lea e come già fatto da altre regioni. A livello nazionale, la campagna continua a chiedere una legge quadro per regolamentare il settore e ridurre drasticamente l’offerta di gioco. Tra le proposte ci sono anche il ripristino di un fondo dedicato al contrasto del gioco patologico e dell’Osservatorio nazionale, con lo spostamento della competenza dal ministero dell’Economia al ministero della Salute. «Bisogna rimescolare le priorità – ha concluso Gatto – la salute pubblica deve venire prima dei profitti dello Stato».
«Non parliamo di gioco d’azzardo»
Per don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud, il punto è anche culturale: «Non parliamo solo di “gioco” d’azzardo perché il gioco, quando è vero, consente di entrare e uscire liberamente. L’azzardo invece, come tante droghe, dopo i primi passi cattura e trattiene». Da qui la necessità di costruire alleanze tra realtà diverse, mantenendo ciascuna la propria identità ma condividendo un obiettivo comune: contrastare il sovraindebitamento e aiutare persone e famiglie a tornare libere e autonome. «La Calabria – sottolinea Panizza – ha bisogno di questi servizi di accompagnamento, non solo per i singoli, ma anche per una diffusa cultura di autonomia e solidarietà». (g.curcio@corrierecal.it)
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