La rotta della cocaina da San Luca e Platì verso Malta, passando per la Sicilia. «Questi calabresi sono troppo seri»
Nelle intercettazioni della Dda di Catania i contatti con i presunti fornitori della Locride, la partita da dieci chili e il piano per portare la droga sull’isola: «Sbrighiamoci, mandiamola a Malta»

LAMEZIA TERME «Sbrighiamoci, mandiamola a Malta». È una delle frasi che, nelle carte dell’inchiesta “Abisso”, restituisce meglio la proiezione internazionale del presunto traffico di droga ricostruito dalla Dda di Catania. Non solo il mercato siciliano, non solo i contatti con la Locride. Nelle conversazioni captate dagli investigatori, il canale calabrese dell’approvvigionamento si allarga fino all’isola maltese, indicata come possibile destinazione di una partita di cocaina che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto viaggiare lungo l’asse Calabria-Sicilia-Malta.
Il passaggio emerge dalle intercettazioni del 25 febbraio 2023 all’interno dell’auto in uso ad Antonino Vasta, ritenuto dagli inquirenti «figura centrale del gruppo investigato». A bordo con lui c’è Salvatore Messina. I due discutono di fornitori calabresi, di prezzi, di margini e di una partita da dieci chili di cocaina. Sullo sfondo compaiono territori simbolo della Locride: San Luca e Platì. È qui che, secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe cercato uno dei canali di rifornimento per alimentare i mercati siciliani e, almeno in parte, quello maltese.
San Luca, i fornitori calabresi e la partita da dieci chili
Il riferimento più esplicito ai fornitori calabresi arriva proprio da quel dialogo in auto. Secondo gli investigatori, dalle parole di Messina emergerebbe che quest’ultimo avrebbe dovuto far conoscere a Vasta alcuni fornitori calabresi di cocaina nel territorio di San Luca. Una trattativa concreta, almeno nelle intenzioni ricostruite dagli inquirenti: dieci chili di cocaina, al prezzo di 26mila euro al chilo.
La sostanza, secondo quanto emerge dalle carte, sarebbe poi stata rivenduta in due tranche da cinque chili ciascuna a Fabio Nastasi e Rosario Miraglia, al prezzo di 27mila euro al chilo. Un margine da mille euro al chilo, dentro un’operazione che gli interlocutori sembrano considerare particolarmente conveniente. È in questo contesto che Messina si lascia andare a una frase che gli investigatori riportano nell’ordinanza: «Con questa voliamo». La conversazione, nella lettura degli inquirenti, mostra il livello di interesse del gruppo per quel presunto canale calabrese. Non si parla soltanto della disponibilità dello stupefacente, ma anche della possibilità di collocarlo rapidamente e di farlo arrivare fuori dal perimetro siciliano. Da qui il riferimento a Malta, che diventa uno dei punti più importanti del dialogo.
«Sbrighiamoci, mandiamola a Malta»
È lo stesso Messina, infatti, a collegare il canale calabrese alla destinazione maltese dello stupefacente. Nel corso della conversazione, parlando della partita di cocaina, dice: «Sbrighiamoci, mandiamola a Malta». Una frase che, secondo la ricostruzione degli investigatori, confermerebbe l’intenzione del gruppo di utilizzare quella fornitura per alimentare anche il mercato dell’isola.
Vasta, nelle stesse conversazioni, ragiona sui margini dell’operazione e sulla destinazione dello stupefacente. «Io parlo di Malta», dice, ipotizzando guadagni e divisione dei proventi. Il mercato maltese, quindi, appare come una delle possibili destinazioni della droga che il gruppo avrebbe cercato di reperire attraverso i contatti calabresi. Un asse che, secondo l’accusa, avrebbe consentito al gruppo di muoversi tra diversi mercati e diversi canali di approvvigionamento, mantenendo rapporti con fornitori ritenuti affidabili e cercando di massimizzare i profitti.
«Ero convinto che era San Luca e invece è Platì»
Nel dialogo captato dagli investigatori compare anche un riferimento a Platì. Messina racconta infatti che uno degli interlocutori lo avrebbe portato «a Platì a casa di questo vecchio». Poi aggiunge: «Ero convinto che era San Luca e invece è di là, Platì». Vasta replica: «Ah, Platì… poi ci saliamo la prossima volta». Il passaggio è significativo perché sposta ancora di più il baricentro del racconto investigativo dentro la geografia criminale della Locride. San Luca e Platì non sono citati come semplici località, ma come luoghi nei quali, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbero mossi o sarebbero stati individuati interlocutori utili per l’approvvigionamento di cocaina. La conversazione tra Vasta e Messina restituisce così una mappa precisa: il gruppo catanese guarda alla Calabria, cerca contatti nella Locride, ragiona sui prezzi della cocaina e pensa alla possibilità di trasferire la sostanza verso Malta. Una rotta fatta di incontri, spostamenti, trattative e parole captate dentro un’auto.
«Questi calabresi sono troppo seri»
Dopo l’incontro con i calabresi, Messina commenta anche l’affidabilità degli interlocutori. Lo fa con una frase che gli investigatori riportano nell’ordinanza e che restituisce il peso attribuito dal gruppo a quel presunto canale di approvvigionamento: «Questi spacchio di calabresi sono troppo seri… una parola la dicono proprio contata… sono mostri». È un passaggio che, nella lettura degli inquirenti, conferma la percezione di solidità e affidabilità attribuita ai fornitori calabresi. (g.curcio@corrierecal.it)
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