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la tragedia

17enne uccide la zia e lancia il cadavere nel fiume

È successo a San Stino di Livenza

Pubblicato il: 14/06/2026 – 12:48
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17enne uccide la zia e lancia il cadavere nel fiume

Un ragazzo di 17 anni ha ucciso a coltellate la zia e ha gettato il corpo nel fiume che scorre nei pressi della sua abitazione. È successo a San Stino di Livenza (Venezia). La donna aveva 53 anni ed era un’insegnante alle scuole medie locali. Il giovane, un ragazzo italiano che compirà 18 anni tra un paio di mesi, ha confessato durante la notte messo alle strette dal magistrato Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone che indaga sul caso. Il pubblico ministero ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. Sul posto per i rilievi e per le ricerche del corpo ci sono i carabinieri e i vigili del fuoco.
L’allarme per la scomparsa della donna è scattato nel tardo pomeriggio di ieri. Ad allertare le forze dell’ordine è stata un’amica che non riusciva a mettersi in contatto con lei da oltre 48 ore. L’ultima volta che qualcuno l’aveva vista o sentita era stato attorno all’ora di pranzo di giovedì. Da allora, il cellulare suonava a vuoto. Ieri, dopo l’ennesimo tentativo infruttuoso, l’amica è andata a casa della donna ma non l’ha trovata. A quel punto ha allertato i parenti della vittima e i carabinieri della locale stazione che nel giro di poche ore hanno risolto il giallo, dopo aver trovato la legnaia con evidenti tracce di sangue e aver messo sotto torchio il nipote.

La ricostruzione

L’accoltellamento della zia sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio di giovedì in una legnaia attigua all’abitazione. E’ quanto ha riferito il ragazzo ai magistrati nel corso del lungo interrogatorio notturno. I carabinieri della stazione di San Stino di Livenza (Venezia) hanno posto sotto sequestro sia la legnaia – in cui sono state rinvenute vaste chiazze di sangue – sia il resto dell’abitazione. Il giovane ha riferito agli investigatori che l’arma del delitto – probabilmente un lungo coltello da cucina – sarebbe stata gettata nel canale Malgher assieme alla vittima. Il 17enne avrebbe anche riferito durante l’interrogatorio di aver utilizzato una carriola per trasportare il corpo dalla propria abitazione fino al canale dove se n’è disfatto. Per raggiungere la zona in cui ha poi lanciato la salma in acqua, il giovane ha attraversato anche una porzione del centro della cittadina di circa 12 mila abitanti dov’è avvenuto il delitto. Il corpo era coperto da un enorme telo che copriva il contenuto della carriola. Il ragazzo avrebbe un polso fratturato e varie ferite, tutte superficiali. A causare i traumi e le ferite potrebbe essere stata una presunta colluttazione avuta con la zia. Ad accertare le condizioni del ragazzo è stato chiamato, nella tarda serata di ieri, il medico legale Antonello Cirnelli. Agli investigatori in un primo momento il 17enne aveva riferito di essersi causato la frattura della mano cadendo autonomamente e non dunque durante la colluttazione con la zia. Sul corpo e sul volto del ragazzo ci sarebbero altre ferite e graffi superficiali.

Le ricerche

Il cadavere e l’arma del delitto, nonostante le ricerche siano state avviate ieri sera, non sono stati ancora trovati. Sospese durante la notte, le ricerche sono riprese all’alba. Il fatto che il corpo della donna sia stato gettato nel canale 72 ore fa non è la sola ragione che rende poco agevoli e difficoltose le ricerche dei vigili del fuoco. Il 17enne ha indicato una zona precisa nei pressi di una chiusa ma le correnti potrebbero aver trascinato il cadavere lontano. Il canale Malgher, infatti, pochi chilometri più a valle si innesta in un fiume, il Loncon, che a a propria volta è un immissario di un altro fiume, il Lemene, il quale sfocia nell’Adriatico nella non lontana località turistica di Caorle. La zona del canale è sorvolata dall’elicottero Drago dei vigili del fuoco, decollato dall’aeroporto Marco Polo. Assieme al velivolo stanno operando gli specialisti delle squadre speleo alpino fluviali di Portogruaro, a bordo di alcuni gommoni e il nucleo sommozzatori di Venezia. Le ricerche non si limitano al canale ma arrivano fino al fiume Loncon, in cui il corso d’acqua si immette appena dopo l’abitato di San Stino di Livenza.

Il movente

Ci sarebbe un rimprovero all’origine dell’omicidio. Lo ha riferito il ragazzo agli investigatori. Secondo quanto si apprende, il dissidio tra il giovane e la zia avrebbe origini profonde, legate alla gestione del patrimonio di famiglia su cui il giovane sembra avanzasse pretese. Su questo aspetto sono in corso approfondimenti da parte dei carabinieri perché la ricostruzione del reo confesso non è stata molto chiara. Fondamentali sono considerate dunque le versioni degli altri componenti del nucleo famigliare. La vittima e il nipote abitavano nel medesimo stabile, un edificio molto grande che permetteva ai due fratelli – la vittima, che non aveva compagni né figli, e il padre del giovane omicida, assieme alla famiglia di lui – di vivere in maniera indipendente. (Ansa)

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