Cosenza, la resa dei conti: la città che è disposta a ripartire dall’Eccellenza pur di voltare pagina
La nota di ieri del club ha alzato lo scontro. Tra offerte di acquisto, scadenza del 16 giugno e ipotesi di una ripartenza alternativa, il calcio cosentino vive le ore più delicate degli ultimi anni

COSENZA A Cosenza il calcio continua a vivere sospeso tra realtà e telenovela. Una di quelle storie che sembrano non voler mai arrivare all’ultima puntata, ma che oggi, più che mai, si avvicinano a un passaggio decisivo. La prossima settimana rappresenterà uno spartiacque per il futuro del club rossoblù, della sua tifoseria e dell’intera città.
Gli ultimi giorni hanno regalato una sequenza di colpi di scena destinata a segnare la storia recente del calcio cosentino. Il primo è arrivato da Palazzo dei Bruzi, con l’amministrazione comunale che ha deciso di sospendere la convenzione relativa allo stadio Marulla fino a dicembre 2027, aprendo contestualmente alla concreta possibilità di una revoca definitiva nell’ambito del progetto di riqualificazione dell’impianto.
Nel frattempo, per cautelarsi in vista della prossima stagione e nell’eventualità di una mancata disponibilità del Marulla, il patron del Cosenza Eugenio Guarascio ha chiesto la disponibilità dello stadio Franco Scoglio di Messina come possibile sede alternativa per le gare interne del campionato di Serie C.
Poi è arrivato il secondo scossone. Nelle ore successive alla decisione del Comune, Guarascio ha ricevuto una PEC contenente una proposta formale di acquisizione totale del club da parte dell’imprenditore Vincenzo Rota, amministratore delegato del Salumificio San Vincenzo, sostenuto da un gruppo di imprenditori intenzionati a rilevare integralmente la società rossoblù, assumendosi anche il peso della situazione debitoria esistente.
Il presidente del Cosenza dovrebbe fornire una risposta entro la giornata di domani, appena ventiquattro ore prima della data più delicata dell’anno: il 16 giugno. Una scadenza cruciale sotto diversi aspetti. Entro quel giorno il club dovrà presentare tutta la documentazione necessaria per l’iscrizione al prossimo campionato di Serie C e, parallelamente, provare a risolvere il nodo stadio, diventato improvvisamente il principale terreno di scontro istituzionale.
È proprio in questo contesto che si inserisce la nota diffusa ieri dalla società rossoblù e indirizzata al Comune di Cosenza.
Un documento che segna un evidente innalzamento dei toni del confronto. La società sostiene che la sospensione della convenzione e la revoca della licenza d’uso dello stadio costituiscano un passaggio potenzialmente decisivo verso la mancata iscrizione al prossimo campionato, arrivando a parlare apertamente del rischio di una conseguente retrocessione in Eccellenza. Contestualmente, il club ha contestato le motivazioni poste alla base dei provvedimenti comunali, evidenziando come durante il tavolo tenutosi in Prefettura il 10 giugno i tecnici dell’ente non avessero segnalato le criticità successivamente richiamate negli atti adottati. La nota si è chiusa con un invito all’amministrazione a «ponderare attentamente» le proprie decisioni e con la manifestazione di una disponibilità al dialogo per evitare conseguenze sportive irreversibili.
Una comunicazione che si presta però a più livelli di lettura.
Da un lato appare come un tentativo di spostare il baricentro della discussione sul tema delle responsabilità istituzionali, evidenziando gli effetti che la vicenda stadio potrebbe avere sull’iscrizione al campionato. Dall’altro lascia emergere la difficoltà di una proprietà che oggi si trova nel momento di maggiore isolamento della propria avventura.
C’è però un aspetto che più di ogni altro merita una riflessione.
Il riferimento al rischio Eccellenza contenuto nella nota del Cosenza arriva infatti in un momento storico particolare per il calcio cosentino. Oggi, infatti, la discussione in città non ruota più attorno alla categoria. Non ruota attorno alla Serie B perduta, alla Serie C da difendere o alle ambizioni tecniche della prossima stagione. Il tema è diventato un altro.
Da mesi, e con una forza crescente nelle ultime settimane, tifosi, gruppi organizzati e sostenitori provenienti da tutta la provincia hanno maturato una convinzione comune: la priorità assoluta è la conclusione della gestione Guarascio. È questo il vero dato politico e sociale emerso dalla crisi rossoblù. La realtà bruzia appare disposta ad accettare senza particolari esitazioni una ripartenza dai dilettanti se questo rappresentasse il prezzo da pagare per aprire finalmente una nuova fase della storia del club. Un sentimento che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile. Ed è proprio qui che la nota della società assume contorni particolari. Perché il richiamo alla mancata iscrizione e alla conseguente discesa in Eccellenza sembra voler evocare uno scenario percepito come una minaccia sportiva. Ma ha invece prodotto un effetto opposto rispetto a quello auspicato. Un paradosso che dovrebbe indurre la società a una riflessione profonda.
In questo contesto sono tornate a circolare con insistenza anche le indiscrezioni relative alla DB Rossoblù Luzzi, società militante proprio nel campionato di Eccellenza, indicata da alcuni come possibile base di partenza per un nuovo progetto calcistico cittadino sostenuto da imprenditori locali qualora la situazione dovesse precipitare. Anche da questo punto di vista, la questione merita una precisazione giuridico-sportiva. L’ultima modifica dell’articolo 52, comma 10, delle NOIF della Figc, pubblicata l’1 novembre 2024, stabilisce che in caso di mancata ammissione di una società di Serie A, B o C il presidente federale possa consentire alla città interessata di ripartire con una nuova società in un campionato «di almeno due categorie inferiori rispetto a quello professionistico di origine». Il punto fondamentale è proprio questo: la norma parla di una nuova società e non della prosecuzione della medesima realtà esclusa dal campionato. Anche per questo il riferimento all’Eccellenza contenuto nella nota rossoblù appare destinato ad alimentare ulteriori interpretazioni, soprattutto alla luce della proposta formalizzata da Rota e dei possibili scenari alternativi che nelle ultime settimane hanno iniziato a prendere forma attorno al calcio cittadino. Sul tavolo resta inoltre il delicato capitolo legato alle possibili conseguenze legali della vicenda. Non è escluso che il confronto tra Comune e società possa sfociare in un contenzioso amministrativo qualora il braccio di ferro dovesse proseguire. Ciò che è certo è che le prossime ore potrebbero determinare sviluppi decisivi sia sul fronte societario sia su quello infrastrutturale. Il quadro che emerge è complesso e carico di incognite. Anche perché, qualora l’attuale proprietà dovesse restare al comando, le prospettive sportive appaiono tutt’altro che rassicuranti. Una società senza uno stadio cittadino, immersa in una contestazione permanente e totalmente distante dal proprio pubblico difficilmente può rappresentare una destinazione attrattiva per tecnici, calciatori di livello e sponsor.
Il destino del calcio cosentino resta dunque appeso a una manciata di giorni. Il conto alla rovescia è iniziato. E questa volta i titoli di coda potrebbero essere davvero più vicini di quanto non siano mai stati. (f.v.)
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