Dalla tutela del Ministero a Rinascita Scott. Il villaggio Gioia del Tirreno di Nicotera è di nuovo in “svendita”
Riconosciuto come bene di notevole interesse per il suo valore storico e architettonico, era già stato messo all’asta due anni fa. Oggi torna sul mercato senza prezzo base

VIBO VALENTIA Sono passati esattamente 55 anni da quando, nell’estate del 1971, veniva inaugurato il villaggio Gioia del Tirreno a Nicotera Marina. Un gioiello architettonico, sorto su un’area abbandonata di un ex aeroporto militare, in grado di unire ricerca progettuale, tutela del paesaggio e sostenibilità ambientale, fino a diventare uno dei luoghi più suggestivi della Costa degli Dei. Un valore riconosciuto anche dal Ministero della Cultura che, nel 2019, lo ha dichiarato bene di notevole interesse, certificandone ufficialmente la rilevanza storica e architettonica. Anche in virtù delle menti che lo hanno progettato: Pietro Porcinai, uno dei più grandi paesaggisti della storia italiana, e l’architetto Pierfilippo Cidonio. Nel 2011 il villaggio, però, ha chiuso i battenti nel silenzio generale: da allora la struttura è in preda al degrado e all’incuria che rischiano di compromettere un patrimonio il cui valore è stato riconosciuto dallo stesso Stato. Il complesso, più volte messo in vendita negli anni passato, oggi è tornato sul mercato: nelle ultime settimane è spuntato, infatti, un nuovo annuncio di vendita dell’intero villaggio.

L’asta e le proteste fino in Parlamento
Già nel 2024 gli stessi annunci avevano destato grande preoccupazione. Il Fondo Hospitality & Leisure aveva messo all’asta il villaggio, stimato da un esperto indipendente per un valore di circa 2,2 milioni di euro, ad un prezzo base di appena 1,2 milioni. A lanciare l’allarme per prima era stata l’associazione Pietro Porcinai, che rivolgendosi alle istituzioni aveva chiesto un intervento diretto per tutelare lo straordinario valore architettonico e storico della struttura. L’appello era stato rilanciato da altre realtà sociali, come Fondazione Trame e Libera, insieme a oltre 70 tra professionisti e giornalisti che in un documento avevano chiesto di salvare “una perla della costa tirrenica calabrese”. Arrivando finanche in parlamento, con le interrogazioni parlamentare presentate dal senatore dem Nicola Irto e della deputata grillina Annalaura Orrico.
Oggi il villaggio torna sul mercato
Il governo e il Ministero della Cultura, allora guidato da Gennaro Sangiuliano, non intervennero e l’asta andò deserta. Oggi, però, il villaggio è stato di nuovo messo sul mercato dal Fondo che lo gestisce: in un annuncio pubblicato online e sul Sole24Ore il 7 maggio scorso, si legge che è stata nuovamente «avviata la procedura di vendita del complesso immobiliare turistico in Nicotera (VV) alla frazione Marina, contrada Mortelletto». La scadenza è fissata per il 26 giugno, ma questa volta non è previsto prezzo base per l’acquisto: «L’accettazione – si legge – della migliore tra le offerte di acquisto ricevute, per le quali non è previsto un prezzo base, è subordinata alle verifiche e autorizzazioni indicate nel Regolamento». La vendita è, inoltre, «sospensivamente condizionata» dalla presenza del diritto di prelazione della Pubblica amministrazione, «in virtù del vincolo di interesse culturale e ambientale posto sul compendio immobiliare». In sostanza, se lo Stato – come previsto dalla legge – intende acquistare il bene per garantirne la tutela e il riutilizzo senza speculazioni, potrebbe farlo a prescindere dalle offerte che arrivano.


Il prestigio internazionale
Anche perché che il complesso, costruito nel 1968, abbia un valore storico lo attesta non solo il Ministero stesso, ma anche l’interesse accademico che ancora oggi, chiuso da 15 anni, suscita a livello internazionale, diventando materia di studio per giovani architetti e appassionati di tutto il mondo: 15 ettari di terreno tra alberi, agrumi, una galleria da 250 metri, oltre 15 mila piante, un sistema di dune ricreato dal paesaggista Porcinai per favorire il clima proteggendolo da salsedine e venti marini, a pochi metri dal cristallino mare di Nicotera. Un villaggio tale da ospitare, nei i suoi anni migliori, fino a 100 mila turisti durante l’anno.
Le intercettazioni in Rinascita Scott
E dove c’è flusso di turisti e denaro, ci sono anche le mire della ‘ndrangheta. Come emerso da Rinascita Scott, il villaggio sarebbe potuto diventare un affare per la criminalità organizzata. Lo si evince da alcune intercettazioni, in cui si parla della vendita della struttura, ma anche della complessità del contesto. Ovvero, Nicotera Marina, «una zona di influenza molto mafiosa», da sempre fulcro economico e punto di riferimento di numerose cosche del Vibonese. Il primo interlocutore che avrebbe eventualmente ricevuto la proposta, emerge dalle carte, sarebbe stato Luigi Mancuso, vertice dell’omonima cosca di Limbadi, «quasi vantasse – hanno scritto gli inquirenti – una prelazione, non sulla struttura bensì su ciò che insiste sull’area».
Il timore di un patrimonio a rischio
Oggi resta il timore che un complesso, il cui valore è riconosciuto dallo Stato, rischi di andare perduto, insieme alla sua storia architettonica e paesaggistica. Le idee, alternative, non mancano: il senatore Irto, nella sua interrogazione parlamentare, aveva parlato di «un polo di ecoturismo e di sviluppo sostenibile». L’associazione Porcinai, invece, aveva proposto un centro turistico e culturale per rilanciare il villaggio e, allo stesso tempo, mantenerne intatta l’identità architettonica e l’inestimabile valore storico. (redazione@corrierecal.it)
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