Sempio e il cattivo esempio
Una marea di indizi mostrati senza contraddittorio

La vicenda di Garlasco è tornata alla ribalta. Per la procura di Pavia non è stato Alberto Stasi ad uccidere Chiara Poggi ma Andrea Sempio. Stasi fu assolto in primo e secondo grado ma la Cassazione annullò tutto. Senza citare oltremodo Stasi c’è il rischio che si fabbrichi dal nulla in nuovo mostro. Prima il sospetto del tutto infondato che il procuratore Venditti fosse corrotto. Poi una sorta di traccia di personalità del tutto incongrua. Nel mezzo, la misura del piede di Sempio che lo escluderebbe da ogni sospetto. Nel frattempo il ragazzo da due mesi non lavora. La famiglia Poggi addirittura è stata oggetto di intercettazioni quasi che volesse o potesse coprire chi uccise Chiara.
Chiara Penna ha brillantemente tracciato su queste pagine le incongruenze dell’inchiesta. Che si nutre di intercettazioni e di brogliacci sui soliloqui di Sempio. Su diari del tutto decontestualizzati. Su tratti di personalità che abbiamo tutti ( basterebbe leggere i lavori di grandi autori come Antonio Semerari e Giuseppe Femia). Se tutto questo basta per azionare la colonna infame manzoniana c’è qualcosa che non regge nel nostro impianto giudiziario. Stasi può essere innocente? Si. E ha il diritto di chiedere la revisione del processo. Ma se questo si basa sulla colpevolezza di Sempio è un errore. Perché è una marea di indizi che vengono mostrati senza contraddittorio. E che rischiano di fabbricare un nuovo inesistente mostro. (redazione@corrierecal.it)
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