Cocaina dal Sud America, il piano del carico in mare con i «correi calabresi» e l’ombra della ’ndrangheta
Il progetto per importare droga da Barranquilla: la nave avrebbe dovuto fare sosta in acque italiane prima della Turchia. Il trasbordo, secondo gli investigatori, affidato a soggetti calabresi

ROMA Un’imbarcazione in partenza dal porto colombiano di Barranquilla, una destinazione finale indicata in Turchia, una sosta intermedia in acque italiane. In mezzo, il ruolo dei «correi calabresi» chiamati – secondo la ricostruzione degli investigatori – a curare il trasbordo della cocaina. È uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza firmata dal gip di Roma Francesco Patrone nell’inchiesta “New Age” incentrata sul presunto gruppo criminale attivo nel traffico internazionale di stupefacenti tra Sudamerica, Spagna, Lazio e Calabria, con un’ombra – molto più di una – legata alla ’ndrangheta.
L’ordinanza
Il provvedimento arriva dopo i fermi disposti a maggio e dopo il passaggio di competenza al Tribunale di Roma. Il 9 giugno il gip ha applicato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Pavel Guarin Morales, nato in Colombia, indicato come il «Presidente»; Kelvin Luciano Rosario, nato in Repubblica Dominicana; Diana Marcela Guevara Mayor, nata in Colombia; Raffaele Mazza, romano ma chiamato nelle carte «il calabrese»; e Cristian Centra, nato a Fondi. Le accuse, a vario titolo, ruotano attorno all’associazione finalizzata al traffico di droga e a singoli episodi di cessione di cocaina.
Cocaina in ovuli o forma liquida
Secondo l’impostazione accusatoria recepita nell’ordinanza, il gruppo avrebbe avuto una base operativa stabile nel territorio romano, ma una rete di relazioni ben più ampia, capace di muoversi tra fornitori stranieri, narcos sudamericani e contesti criminali italiani. A Jefferson Luis Nunez Camacho, detto «Jeff» o «il dominicano», viene attribuito un ruolo di vertice nella gestione e nel coordinamento delle movimentazioni di droga, con rapporti con fornitori e principali destinatari delle forniture e, scrive il gip, con conoscenze tra «narcotrafficanti internazionali e/o calabresi». A Guarin Morales, invece, viene attribuito il ruolo di capo, promotore e organizzatore insieme a Nunez: avrebbe curato i contatti con i fornitori e con narcotrafficanti di stanza in Colombia e Spagna, pianificando anche il trasporto della cocaina attraverso corrieri «ovulatori» o sotto «forma liquida».
L’ambizione: il carico di coca su una barca
Non un gruppo casuale ma gente che, secondo l’impostazione accusatoria, sapeva il fatto suo, al punto da aver organizzato un piano tanto ambizioso quanto sofisticato: importare direttamente un ingente quantitativo di cocaina dal Sudamerica. Come? Attraverso un’imbarcazione che sarebbe dovuta partire da Barranquilla e, prima di raggiungere la Turchia, avrebbe dovuto effettuare una sosta in acque italiane. Proprio lì, secondo la ricostruzione, sarebbero entrati in scena i «correi calabresi», incaricati del trasbordo dello stupefacente. Il carico, sempre secondo quanto riportato nell’ordinanza, sarebbe riferibile a un narcotrafficante di nome «Elias», indicato come asseritamente appartenente al cartello di Cali, e a un appartenente alla ’ndrangheta la cui identità, allo stato, resta ignota. Ma non è tutto. Dalle carte firmate dal gip romano, infatti, emergerebbe ancora il ruolo di Nunez Camacho, inserito in un giro composto da narcos colombiani e «malavitosi calabresi», attivo nell’organizzazione di importazioni di consistenti quantitativi di cocaina dal Sud America attraverso navi mercantili. Lo stesso Nunez, insieme a Roberto Tortoioli, avrebbe stabilito stretti rapporti con soggetti calabresi inseriti in contesti di criminalità organizzata. In un passaggio dell’ordinanza si fa riferimento anche agli «amici Calabresi», citati durante un viaggio a Pero nel novembre 2025, e alla cautela mostrata per quel commento pronunciato in luogo pubblico. (g.curcio@corrierecal.it)
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