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la polemica

Il logo Atam diventa arcobaleno e scoppia il caso: «Perché non lo avete fatto per la festa della famiglia?»

Futuro Nazionale attacca la scelta comunicativa dell’azienda di trasporto e chiede una risposta ufficiale

Pubblicato il: 17/06/2026 – 12:47
di Paola Suraci
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Il logo Atam diventa arcobaleno e scoppia il caso: «Perché non lo avete fatto per la festa della famiglia?»

REGGIO CALABRIA Basta un logo. Basta che i colori cambino, che l’arcobaleno sostituisca il grigio istituzionale di un’azienda di trasporto pubblico, perché a Reggio Calabria si apra un fronte polemico. È successo con l’Atam, che per tutto il mese di giugno ha scelto di aderire simbolicamente al Pride Month tingendo la propria identità visiva con i colori della bandiera LGBTQIA+.

Sui canali social dell’azienda sono comparsi due post dal tono inequivocabile. Nel primo, l’Atam dichiara di rinnovare «il proprio impegno per una comunità più inclusiva, rispettosa e accogliente, dove ogni persona possa sentirsi libera di essere sé stessa», e afferma che «la mobilità pubblica debba essere uno spazio aperto a tutti, senza discriminazioni, capace di connettere persone, storie e identità diverse». Nel secondo, il messaggio si fa ancora più diretto: «Lo celebriamo con orgoglio», scrive l’azienda, rivendicando l’impegno verso «l’inclusione, il rispetto e la libertà di essere sé stessi, ogni giorno». Una scelta comunicativa sempre più diffusa tra le aziende partecipate, ma che in una città come Reggio — dove il peso della tradizione cattolica e dei valori conservatori rimane radicato nel tessuto sociale — non è passata senza reazioni.
A muoversi per primo è Francesco D’Aleo, referente territoriale del Comitato 297 di Futuro Nazionale, che ha diffuso una nota dai toni tutt’altro che conciliatori. La domanda che pone è apparentemente semplice, ma politicamente carica: l’azienda ha riservato la stessa attenzione anche alla festa della famiglia, il 15 maggio, e alla festa della Repubblica, il 2 giugno? «Il logo dell’Atam cambia colori e assume quelli dell’arcobaleno pride. Come referente del comitato 297 di Futuro Nazionale mi chiedo, assieme a tutti i futuristi, se tanta solerzia nel dipingere il logo sia stata utilizzata anche in occasione della festa della famiglia (il 15 maggio) o per la festa della Repubblica (2 giugno), valori quelli sì invece condivisibili ed universali» — scrive D’Aleo — lasciando intendere che il problema non sia l’inclusione in sé, ma una presunta gerarchia di valori che l’Atam avrebbe, consapevolmente o meno, adottato.
Il passaggio successivo è più esplicito. D’Aleo non si ferma alla critica comunicativa e chiama in causa un’ideologia: «Nel rispetto assoluto di quella minoranza che rivendica diritti, che tra le altre cose sono già pienamente tutelati, mi domando se alla base ci sia quella ideologia gender che individuando nella famiglia tradizionale e nei suoi valori un nemico da sovvertire e distruggere». Una lettura che colloca la modifica grafica del logo in un orizzonte ben più ampio di una semplice campagna di sensibilizzazione aziendale — e che riflette un frame narrativo tipico della destra identitaria, in cui ogni gesto di visibilità LGBTQIA+ diventa il tassello di un disegno ostile ai valori tradizionali.
Futuro Nazionale chiude il comunicato con una dichiarazione che suona quasi a un manifesto: «Noi non ci facciamo imbavagliare ed imbacuccare, da quelli che sostengono che l’ideologia gender non esiste o esiste solo nella nostra testa, noi continueremo a vigilare, denunciare e portare alla luce quella precisa strategia ‘aculturale’ e politica alla base di queste azioni». E, in chiusura, la richiesta formale: una risposta dell’Atam ai quesiti sollevati.
Dall’azienda, al momento, silenzio.
Nel frattempo, il dibattito si svolge in una città in cui il corteo arcobaleno non sfila da due anni. Nel 2025, dopo il decennale celebrato l’estate precedente, Arcigay aveva scelto di fermarsi: una pausa definita «ponderata», motivata dalla complessità organizzativa e dalla cronica carenza di volontari. «Il Pride ha bisogno di capitale umano e la sua organizzazione consta di tante fasi che iniziano mesi prima. Un’organizzazione complessa, non agevolata in una città come Reggio in cui tutto va un po’ a rilento», aveva spiegato Alice Malavenda, portavoce del Pride 2024 e attivista Arcigay. Era arrivata la promessa di un ritorno nel 2026, ma anche quest’anno le energie reggine confluiranno altrove.
Il palcoscenico sarà Catanzaro, che l’8 agosto ospiterà sul lungomare del quartiere Lido il primo Pride della propria storia — e l’unica manifestazione regionale dedicata ai diritti della comunità LGBTQIA+ prevista in Calabria nel 2026. Un evento costruito dal basso, con l’adesione di Arcigay Cosenza, Arcigay Reggio Calabria e Agedo Reggio Calabria, che ne certificano la vocazione regionale. Così, mentre a Reggio un logo si tinge d’arcobaleno e scoppia la polemica istituzionale, la comunità LGBTQIA+ dello Stretto ha già preso la strada per il capoluogo. (redazione@corrierecal.it)

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