Caos Pd Cosenza, riunione serale da remoto coi vertici nazionali. Ma la «sintesi» è ancora un miraggio
Stumpo, De Biase e Sarracino non riescono a far superare l’impasse dopo le dimissioni di Lettieri. Il nome di De Luca unica alternativa (per ora) al commissariamento

COSENZA Una riunione da remoto per il caso (caos?) Pd Cosenza. Per trovare una sintesi che però non è arrivata. Ieri sera erano presenti al summit Micaela De Biase, Nico Stumpo e Marco Sarracino per il nazionale – fanno sapere fonti interne al Partito democratico cosentino – e del locale Salvatore Monaco, Franco Iacucci, Mimmo Bevacqua, Giuseppe Mazzuca, Luigi Guglielmelli e Carlo Guccione.
Un passo formale ma anche sostanziale che si è consumato nelle ore febbrili che sta vivendo la federazione provinciale del Partito democratico di Cosenza: telefoni che squillano senza sosta, riunioni riservate, interlocuzioni continue tra Calabria e Roma. La sensazione, condivisa da molti dirigenti, è che si sia arrivati a un bivio destinato a segnare il futuro immediato del partito nella provincia più grande della regione.
Una settimana di vacatio e l’ombra del commissario
Da oltre una settimana il Pd cosentino è privo di un segretario provinciale. Le dimissioni di Matteo Lettieri hanno aperto un vuoto che lo Statuto e i regolamenti del partito non contribuiscono a colmare con chiarezza. Non è infatti pacifico se l’ex segretario debba rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti, se debba subentrare il vicesegretario Elio Bozzo o se la guida temporanea debba essere assunta dalla presidente provinciale del partito, Francesco Branchicella. Nel caos interpretativo, la realtà appare ancora più semplice: nessuno sembra aver assunto formalmente la guida della federazione.
Le conseguenze sono evidenti. La segreteria provinciale non è operativa, la commissione di garanzia non è in carica e gran parte della vita organizzativa del partito risulta sostanzialmente paralizzata. Mentre il Pd nazionale è impegnato nella campagna per il 2xmille, a Cosenza nessuno sta coordinando iniziative sul territorio. Nessuno sta seguendo la campagna di tesseramento 2026. Non è stata ancora completata la certificazione degli iscritti relativi al 2025. Anche l’organizzazione delle Feste dell’Unità, che in molte realtà italiane è già in fase avanzata, procede a rilento o non procede affatto. Per una federazione storicamente centrale negli equilibri del centrosinistra calabrese, il rischio è quello di uno stallo che diventa ogni giorno più difficile da giustificare.
Per questo motivo il partito si trova oggi davanti a una scelta netta: eleggere rapidamente un nuovo segretario provinciale attraverso l’assemblea provinciale oppure prendere atto dell’impossibilità di costruire una maggioranza politica e attendere l’intervento dei livelli superiori del partito. La formula del commissariamento è nota: la proposta partirebbe dalla segreteria nazionale, sentito il segretario regionale, e dovrebbe poi essere ratificata dalla Direzione nazionale del Partito democratico.
Un nome per superare lo stallo
In questo quadro di incertezza, un solo nome emerge con forza. È quello di Francesco De Luca, ventotto anni, di Montalto Uffugo (qui il recente appello all’unità e a convergere sul suo nome, appena dopo le dimissioni di Lettieri). Pur appartenendo ancora alla generazione under 30, De Luca si è progressivamente costruito una reputazione da dirigente organizzativo e da figura capace di dialogare con sensibilità diverse del partito. La sua collocazione politica viene generalmente ricondotta all’area riformista vicina a Dario Franceschini e, sul piano provinciale, a Mimmo Bevacqua. Tuttavia, la sua storia politica è più articolata.
Per diversi anni ha guidato a livello nazionale l’Associazione Universitaria del Partito Democratico. In quell’esperienza ha lavorato a stretto contatto con Vittorio Pecoraro, allora segretario provinciale del Pd di Cosenza, che nel 2024 lo nominò responsabile organizzazione e tesseramento della federazione. Quando nel 2025 Pecoraro decise di fare un passo indietro, molti ritenevano che la successione naturale dovesse essere proprio quella di De Luca. Il giovane dirigente sembrava infatti poter contare su una maggioranza consolidata. La storia andò diversamente. Il peso politico del sindaco di Mormanno Paolo Pappaterra e dell’ex segretario provinciale Luigi Guglielmelli contribuì a orientare Mimmo Bevacqua verso una soluzione diversa, individuata nella figura di Matteo Lettieri.
De Luca accettò quella scelta e sostenne apertamente il nuovo segretario. Tuttavia non entrò a far parte degli organismi dirigenti nominati da Lettieri: una decisione maturata anche per sua volontà, ma che secondo diverse fonti avrebbe contribuito a raffreddare i rapporti politici tra i due. Per quasi un anno il suo nome è rimasto sullo sfondo, mentre la gestione Lettieri attraversava crescenti difficoltà fino all’epilogo delle dimissioni, la settimana scorsa.
La rivincita di De Luca (e la rete di amicizie)
Nel frattempo, De Luca ha continuato a costruire relazioni politiche e organizzative ben oltre i confini provinciali. Secondo diversi dirigenti, un ruolo importante lo avrebbe avuto il lavoro politico sviluppato negli anni insieme a Pecoraro, soprattutto nei circuiti nazionali delle organizzazioni giovanili e universitarie del partito. Negli ultimi mesi De Luca è stato inoltre coinvolto nella fase politica che ha portato alla candidatura di Tommaso Sasso, vicino al sindaco di Roma Gualtieri, alla segreteria nazionale dei Giovani Democratici. Una candidatura poi superata dall’accordo unitario che ha visto convergere il movimentista (molto vicino ad Elly Schlein) Paolo Romano, consigliere regionale della Lombardia, e lo stesso Sasso sul nome della veneta Virginia Libero. Un passaggio che ha consolidato ulteriormente la rete di rapporti costruita negli ultimi anni e che oggi viene letto da molti come uno degli elementi che rendono la sua candidatura più solida rispetto al passato.
Per De Luca, l’attuale crisi rappresenta anche una possibile rivincita politica. Undici mesi dopo essere stato escluso dalla corsa alla segreteria provinciale, il suo nome torna infatti al centro della scena. Mimmo Bevacqua sarebbe stato inizialmente prudente rispetto a una candidatura immediata. A spingere per accelerare – rivela un militante del Pd cosentino – sarebbero stati nel massimo riserbo però diversi amministratori locali.
Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, De Luca potrebbe oggi contare sul sostegno di una parte significativa della classe dirigente provinciale. Tra i nomi citati vi sarebbero il sindaco di Acri Pino Capalbo, il consigliere provinciale Graziano Di Natale, l’assessore comunale di Cosenza Damiano Covelli, la vicesindaca del capoluogo bruzio Maria Locanto, attuale presidente regionale del Pd, oltre all’area più critica e dialettica riconducibile allo storico dirigente della sinistra cosentina Sergio De Simone. Secondo alcune fonti sarebbero già 35 i delegati dell’assemblea provinciale pronti a sostenerne la candidatura su un totale di 62 componenti. Esisterebbe perfino un documento sottoscritto dai sostenitori e custodito con estrema riservatezza.
L’aut aut romano: convergenza subito o commissariamento
Il vero problema, tuttavia, non sembra essere il raggiungimento della maggioranza. Mimmo Bevacqua ragiona su un piano più ampio: da tempo accreditato tra i possibili candidati alle prossime elezioni politiche, l’ex consigliere regionale non avrebbe alcun interesse a far assumere ad una persona considerata vicino a lui la responsabilità politica di una federazione che da anni vive una profonda fragilità organizzativa e finanziaria, una federazione che negli ultimi vent’anni ha cambiato segretari con una frequenza superiore a quella dei governi nazionali e che continua a essere attraversata da divisioni mai del tutto ricomposte.
Per questo Bevacqua starebbe cercando una soluzione quanto più possibile condivisa. In termini politici significa allargare la copertura della candidatura De Luca ad alcune aree per ora ostili: a Cosenza ciò significa ottenere il sostegno dell’area riconducibile a Mazzuca e Guccione e di quella che fa riferimento a Stumpo e Guglielmelli. Ed è proprio qui che il percorso si complica. Entrambe le componenti, almeno per ora, sembrano considerare il commissariamento una soluzione preferibile.
Per mesi Nicola Irto è stato probabilmente il principale argine a questa ipotesi. Storicamente contrario ai commissariamenti in Calabria, il segretario regionale ha sempre privilegiato la ricerca di una sintesi politica interna. Ma qualcosa sembra essersi mosso. Nelle ultime ore si sono moltiplicate le interlocuzioni romane e chi partecipa alle riunioni descrive un orientamento sempre più critico su Cosenza e le sue terne divisioni.
Il messaggio che starebbe emergendo dai confronti tra Roma e la Calabria sarebbe semplice: o si costruisce rapidamente una convergenza ampia attorno a Francesco De Luca oppure il commissariamento diventerà inevitabile. Anche perché, al momento, non esistono candidature alternative in grado di raccogliere consenso. Per questo motivo le prossime ore potrebbero essere decisive. La partita non riguarda soltanto il nome del prossimo segretario provinciale: in gioco c’è la capacità stessa del Partito democratico cosentino di dimostrare di poter ancora governare se stesso senza l’intervento dei livelli superiori. E oggi, nel pieno della crisi, tutte le strade sembrano portare allo stesso nome. (euf)
Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato