Sospesa l’espulsione di un detenuto pakistano: il Tribunale di Sorveglianza accoglie il ricorso
Accolto il ricorso degli avvocati Gianluigi e Alfredo Zicarelli: decisivi i rischi legati alla pena di morte e alle condizioni delle carceri pakistane

CATANZARO Il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro ha sospeso l’esecuzione della misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio nazionale nei confronti di un cittadino pakistano, condannato in via definitiva per il grave reato di associazione con finalità di terrorismo e che aveva terminato di scontare la pena nel carcere di Rossano. L’uomo aveva conferito incarico agli avvocati Gianluigi Zicarelli e Alfredo Zicarelli per assisterlo nel procedimento relativo alla sua espulsione dall’Italia al termine dell’espiazione della pena. In precedenza, il magistrato di sorveglianza di Cosenza aveva disposto la misura di sicurezza dell’espulsione, evidenziando la particolare gravità dei reati per i quali il cittadino pakistano era stato condannato dal Tribunale di Genova, con sentenza divenuta definitiva dopo i successivi gradi di giudizio. Secondo quanto ricostruito nei provvedimenti giudiziari, il condannato avrebbe fatto parte di un’associazione denominata “Gruppo Gabar”, finalizzata al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo. L’organizzazione avrebbe ricevuto, condiviso e diffuso attraverso piattaforme social come WhatsApp, TikTok, Facebook e YouTube video, fotografie e documenti riguardanti, tra l’altro, l’attentato avvenuto a Parigi il 25 settembre 2020, oltre a pubblicare filmati di armi e altri contenuti ritenuti idonei al reclutamento di nuovi aderenti. Nel disporre l’espulsione, il magistrato di sorveglianza aveva inoltre richiamato l’assenza di un domicilio stabile in Italia, la mancanza di concrete opportunità lavorative e la presenza di ulteriori precedenti penali. Contro tale ordinanza gli avvocati Gianluigi Zicarelli e Alfredo Zicarelli hanno proposto appello. Il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, condividendo le argomentazioni della difesa, ha disposto la sospensione dell’esecuzione dell’espulsione. Nel provvedimento, i giudici hanno evidenziato che in Pakistan, per reati riconducibili al terrorismo, è prevista la pena di morte e che le condizioni del sistema carcerario del Paese risultano estremamente precarie, con potenziali rischi per la vita della persona interessata. Tali elementi hanno indotto il Tribunale a sospendere l’efficacia della misura in attesa della definizione del procedimento.
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