«Dalla Cassazione una svolta per le interdittive antimafia, si apre un nuovo scenario per le imprese»
L’avvocato Oreste Morcavallo richiama la sentenza dell’8 giugno delle Sezioni Unite Penali: «Dovrà essere connessa ad una istruttoria e a esame probatorio ampio»

ROMA «La sentenza dell’8 giugno 2026 n. 21077 delle Sezioni Unite Penali rappresenta una svolta importantissima per le informazioni interdittive antimafia ed apre uno scenario nuovo anche per le imprese». È quanto sostiene l’avvocato Oreste Morcavallo, amministrativista ed autore di pubblicazioni sul tema. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno sancito importantissimi principi con riflessi non solo per i controlli giudiziari davanti al Tribunale della prevenzione, ma per il procedimento davanti alle Prefetture e per i giudizi amministrativi. La Cassazione ha, cioè, sancito che il giudice della prevenzione deve valutare anche la sussistenza o meno del rischio di infiltrazione mafiosa ed in caso negativo, l’impresa interessata potrà chiedere alla Prefettura competente l’aggiornamento della informazione interdittiva, costituendo l’accertamento del Tribunale del riesame un “fatto nuovo” che legittima l’impresa ad ottenere il riesame del provvedimento. «Nel caso in cui il Tribunale del riesame – spiega l’avvocato – accerti l’insussistenza del rischio di infiltrazione mafiosa, la Cassazione ha riconosciuto la possibilità che l’impresa adisca il Giudice Amministrativo per chiedere la domanda cautelare sul provvedimento sanzionatorio. Una decisione – afferma – che certamente sarà al centro dei prossimi dibattiti dottrinari ma che costituisce un dictum elevatissimo e che, in sostanza, sancisce l’esigenza che l’interdittiva antimafia, dagli effetti gravissimi sul piano imprenditoriale, sociale e personale, sia connessa ad una istruttoria e a esame probatorio ampio di cui è dotato il Giudice della Prevenzione». (redazione@corrierecal.it)
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