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il maxiprocesso

‘Ndrangheta, dai Bonavita ai Melluso. Le «tre sponde» di Briatico colpite nella sentenza di Maestrale

Riconosciuta la solidità del filone mafioso per i clan lungo la Costa degli Dei. Condanne pesanti per i presunti vertici

Pubblicato il: 02/07/2026 – 19:36
di Marco Russo
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‘Ndrangheta, dai Bonavita ai Melluso. Le «tre sponde» di Briatico colpite nella sentenza di Maestrale

VIBO VALENTIA Ha retto il filone mafioso nel maxiprocesso che riunisce Maestrale, Olimpo e Imperium, giunto a sentenza di primo grado ieri con un esito “a metà”: 79 condanne e 99 assoluzioni. Se la parte dell’inchiesta contro i colletti bianchi sembra essersi “sgonfiata” di fronte alle assoluzioni di imprenditori, dirigenti e professionisti, sono invece diversi gli spunti offerti dalla sentenza relativa alla parte strettamente di ‘ndrangheta. Non solo il “caso Mileto-Paravati”: il collegio giudicante del Tribunale di Vibo Valentia ha infatti disposto l’assoluzione per diversi soggetti ritenuti ai vertici delle ‘ndrina operanti nei territori di Paravati, San Giovanni e la stessa città normanna. Ma diverse contestazioni formulate dalla Dda di Catanzaro hanno invece trovato riscontro nella sentenza del Tribunale collegiale, rafforzando così l’impianto delle tre inchieste Maestrale, Olimpo e Imperium.

Reggono le accuse contro la ‘ndrangheta di Briatico

È il caso della ‘ndrangheta di Briatico, tra le più colpite nelle tre operazioni della procura catanzarese. Dalle inchieste era emerso il radicamento delle ‘ndrine in uno dei comuni simbolo della Costa degli Dei, con interessi criminali che sconfinavano nel mondo imprenditoriale e politico. Gli inquirenti avevano ricostruito, in particolare, i tentativi di infiltrazione nella politica locale e nel settore turistico, dalle escursioni via mare ai servizi per turisti. Anche grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Accorinti, figlio del presunto boss Antonino, che ha deciso di voltare le spalle alla ‘ndrangheta nel 2023, rivelando segreti e dinamiche delle consorterie attive sul territorio briaticese, avvalorando quelle già rese dal pentito Giuseppe Comito.

Le «tre sponde»: Accorinti, Bonavita, Melluso

Le inchieste hanno scoperchiato il sistema di potere criminale imposto dalle ‘ndrine Accorinti, Bonavita e Melluso. Le «tre sponde» di Briatico, come definite dalla Dda di Catanzaro, delineatesi dopo la scissione tra Accorinti e Bonavita, con i primi che dal 2014 in poi si sarebbero legati di più ai Melluso, mentre i secondi sarebbero entrati nella sfera della ‘ndrina di Cessaniti e più in generale del locale di Zungri. La sentenza emessa ieri dal Tribunale di Vibo Valentia ha inflitto pesanti condanne ai clan di Briatico: Giuseppe Armando Bonavita, alias “Armando” e figlio del presunto boss Pino Bonavita, è stato condannato alla pena più alta, 22 anni sui 27 richiesti dalla Dda. Anche la sorella Roberta Bonavita ha ricevuto una condanna a 11 anni di carcere. Per i Bonavita la Procura aveva contestato presunte infiltrazioni e pressioni nel settore turistico. Avrebbe ricoperto un ruolo nel settore Luigi Barillari, alias “Pongio”, alla guida di una società di escursioni – per gli inquirenti – riconducibile ai Bonavita, condannato a una pena di 16 anni e 6 mesi a Barillari.

Il “fronte” Melluso

Condanne significative anche per l’altro fronte: Emanuele e Simone Melluso, i “gemellini” ritenuti appartenenti all’omonima cosca hanno ricevuto 16 anni ciascuno di condanna. Per l’accusa entrambi, dopo la scarcerazione in Costa Pulita, avrebbero ripreso «il loro ruolo all’interno dello scacchiere criminale della zona, avanzando pretese estorsive e rivendicando la loro “fetta” di influenza mafiosa». Nella sentenza trovano riscontro anche le accuse agli imprenditori “Antonello” Grasso e Salvatore Biagio Grasso, entrambi condannati a 10 anni di carcere. Per l’accusa, pur non appartenendo al sodalizio criminale, si sarebbero messi a disposizioni dei clan, tra cui quello dei Bonavita. In attesa delle motivazioni e dell’eventuale giudizio d’appello, il verdetto restituisce comunque un dato: sul fronte della ‘ndrangheta di Briatico, il cuore dell’impianto accusatorio costruito dalla Dda ha retto al vaglio del Tribunale. (m.russo@corrierecal.it)

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