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La Suprema Corte

’Ndrangheta sul litorale romano, la Cassazione riapre il caso “Tritone”

Accolto il ricorso della Procura generale di Roma contro la sentenza che aveva fatto cadere l’accusa di mafia. Al centro dell’inchiesta la presunta “delocalizzata” di Anzio e Nettuno

Pubblicato il: 02/07/2026 – 0:03
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’Ndrangheta sul litorale romano, la Cassazione riapre il caso “Tritone”

ROMA Ci sarà un nuovo processo d’appello nell’ambito del procedimento in rito abbreviato nato dalla maxi-inchiesta “Tritone”, coordinata dai pm Giovanni Musarò e Alessandra Fini sulle infiltrazioni della ’ndrangheta ad Anzio e Nettuno, sul litorale romano. La Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura generale di Roma, ha annullato con rinvio la sentenza d’appello bis che aveva fatto cadere l’accusa di mafia. Una precedente pronuncia della Suprema Corte aveva già annullato la decisione sul punto dell’esistenza della “delocalizzata” di Anzio e Nettuno, riconosciuta invece negli altri gradi di giudizio.
Il nuovo annullamento con rinvio riguarda, tra gli altri, anche Bruno Gallace, indicato dall’accusa insieme a Giacomo Madaffari come al vertice della “locale”, mentre Davide Perronace avrebbe tenuto i rapporti con la pubblica amministrazione.
Parallelamente, per gli altri imputati finiti a processo dopo gli arresti del 2022 eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo, è in corso il giudizio d’appello con rito ordinario.
Secondo l’impostazione accusatoria, i clan della ’ndrangheta avrebbero puntato a “colonizzare” il litorale romano, rafforzando il proprio potere attraverso la capacità di importare ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America e infiltrandosi nelle amministrazioni locali anche mediante la gestione e il controllo di attività economiche in diversi settori, da quello ittico alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti. In seguito all’inchiesta della Procura capitolina, i Comuni di Anzio e Nettuno erano stati sciolti per mafia.

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