Dallo stadio all’urbanistica al nuovo ospedale. La corsa elettorale a Catanzaro tra confusione politica e “strane” alleanze
Il tema della localizzazione dell’infrastruttura sanitaria rivela inedite convergenze che attraversano – e dividono – trasversalmente partiti e schieramenti

CATANZARO Il nuovo Piano regolatore, il futuro della Catanzaro Servizi, la municipalizzata un po’ “carrozzone”, sempre a rischio crack, i lavori al porto di Lido, eterna “incompiuta”, persino i lavori allo stadio Ceravolo, forse il dossier più delicato, almeno per chi conosce le dinamiche della città. Per quanto ancora manchi un annetto – più o meno – al voto per le Amministrative e per quanto ancora nessuno si sbilanci, il clima elettorale è già nel pieno, a Catanzaro. C’è tanta agitazione, così come però c’è anche tanta confusione politica. Del resto, cosa aspettarsi dopo quattro anni di una consiliatura particolarmente “strana”, con un sindaco – Nicola Fiorita, leader del centrosinistra – sostenuto da maggioranze sempre molto eterogenee e al timone essenzialmente per l’appoggio di “battitori liberi” in Consiglio comunale, e con un’opposizione a sua volta molto eterogenea, fatta dai partiti del centrodestra e da Azione? Una confusione che verosimilmente è destinata a diradarsi nei prossimi mesi, quando davvero i giochi per le prossime Amministrative si faranno seri e i tavoli decisori si sposteranno a Roma e a livello regionale. Ma una confusione che intanto imperversa oggi attraversando tutti i partiti e tutti gli schieramenti. La “cartina di tornasole”, sotto questo aspetto, è il tema della localizzazione del nuovo ospedale, che nella prossima settimana tornerà all’attenzione dell’aula rossa, chiamata a decidere sull’area in cui far sorgere un’infrastruttura sanitaria della quale si parla da 20 anni e della quale ancora non c’è nemmeno un progetto, oltre alla “nebulosa” sulle risorse effettivamente disponibili. Al momento, infatti, quello del nuovo ospedale è un “caso” soltanto politico, che tra l’altro sta diventando il terminale di alchimie e di “stranezze” politiche che, per la verità, solo Catanzaro sa offrire.

Alchimie e “strane” alleanze
Nell’attesa del parere del Politecnico di Milano richiesto dal governatore Roberto Occhiuto, che per la verità propende per Germaneto ma ha sempre detto di volersi rimettere alle decisioni del territorio, le opzioni sono due, quanto all’ubicazione del nuovo ospedale: la prima è quella di un’area adiacente all’attuale ospedale Pugliese, zona nord della città (opzione già votata dal Consiglio comunale 10 anni fa), mentre la seconda è quella nell’area direzionale di Germaneto. L’opzione della zona nord viene propugnata da quanti temono la spoliazione di un intero quartiere di Catanzaro. Quella di Germaneto, che appare francamente più rispondente a una moderna visione dell’offerta sanitaria, viene propugnata da chi immagina il nuovo ospedale di Catanzaro come un hub al servizio davvero dell’intera Calabria. Insomma, due opzioni diametralmente opposte, con il centrosinistra e il centrodestra che si stanno verticalmente dividendo al loro interno, al punto che si vanno configurando “alleanze” – per quanto temporanee e contingenti – del tutto inedite. E così, al momento, i fronti che si contrappongono sono questi: per il Pugliese sono schierati Fratelli d’Italia di Wanda Ferro, molti consiglieri di quel Misto che tiene in sella Fiorita, pezzi del Pd e del centrosinistra, e poi i vannacciani guidati da Mimmo Tallini. Per Germaneto, invece, sono schierati il Pd “ufficiale”, la Lega di Filippo Mancuso e quasi tutta Forza Italia Catanzaro, che ovviamente non può – o almeno non dovrebbe – smentire la linea Occhiuto. E il sindaco Fiorita? Un po’ tutti lo stanno tirando per la giacca, ma Fiorita resta molto abbottonato. Qualche settimana fa aveva dato l’impressione di propendere per Germaneto, ma questa impressione oggi si è molto annacquata, anche per la confusione estrema di questi giorni. Secondo fonti di Palazzo De Nobili, in questo lasso di tempo che separa dalla seduta del Consiglio comunale ad hoc (8 e 9 luglio), qualche dirigente di buona volontà potrebbe anche provare a mediare tra le parti, in modo da arrivare all’appuntamento dell’aula con una proposta il più possibile unitaria (come fu nel 2016), ma oggettivamente sembra una “mission impossible”. Anche se a Catanzaro, città quasi leggendaria per le “alchimie” politiche che spesso l’hanno guidata, tutto può succedere. Il vero paradosso, comunque, è che si litiga forte per un progetto che ancora non c’è e che – proprio perché si litiga forte -potrebbe non esserci mai. (a. cant.)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato