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inchiesta “teorema”

Terremoto giudiziario a Crotone, chiesto il giudizio immediato per cinque imputati – NOMI

Tra le persone coinvolte figura anche l’ex vicepresidente della provincia Fabio Manica, poi dimessosi

Pubblicato il: 04/07/2026 – 10:19
di Fabio Benincasa
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Terremoto giudiziario a Crotone, chiesto il giudizio immediato per cinque imputati – NOMI

CROTONE Giudizio immediato chiesto per cinque indagati nell’inchiesta denominata “Teorema“, eseguita dai finanzieri del Comando Provinciale di Crotone su disposizione della Procura guidata da Domenico Guarascio. Le fiamme gialli crotonesi sono convinte di aver scoperto un vasto giro di affidamenti illeciti di appalti con un drenaggio di denaro pubblico quantificato in 400.000 euro, confluito anche su conti correnti personali di un funzionario pubblico, oltreché nelle casse dei soggetti affidatari. Tra le persone indagate figurano dunque funzionari pubblici e professionisti che avrebbero agito da anni, in associazione tra loro, con una struttura ben organizzata, orientando affidamenti diretti di servizi tecnici e professionali, in violazione dei principi di rotazione, imparzialità e trasparenza previsti dalla normativa sui contratti pubblici.
Le ipotesi di reato contestate agli indagati vanno dalla “corruzione” al “falso ideologico in atto pubblico”, dalla “frode nelle pubbliche forniture” alla “truffa aggravata ai danni dello Stato”. L’attività investigativa della procura di Crotone ha portato ad un vero e proprio terremoto giudiziario, tra le persone coinvolte figura anche l’ex vicepresidente della provincia Fabio Manicaex consigliere comunale di Forza Italia ed ex vicepresidente della Provincia, poi dimessosi.

La richiesta di giudizio immediato

La richiesta di emissione del decreto di giudizio immediato è nei confronti di Fabio Manica (cl. ’78), Giacomo Combariati (cl ’84), Luca Bisceglia (cl. ’74), Rosaria Luchetta (cl. ’79), Francesco Manica (cl. ’76).

L’attività investigativa

Secondo l’accusa, i componenti del presunto sodalizio avrebbero progressivamente adottato un «articolato sistema di cautele» finalizzato a preservare la riservatezza delle comunicazioni interne e a «schermare le condotte illecite poste in essere nei rapporti con la Pubblica Amministrazione». In buona sostanza, alcuni indagati si sarebbero accorti delle attenzioni della magistratura. Tutto cambia quando chi indaga riscontra, nella gestione dei contatti interpersonali e delle comunicazioni, «atteggiamenti improntati alla prudenza, accorgimenti negli spostamenti e nella programmazione degli incontri» e il «sistematico ricorso a canali di comunicazione alternativi a quelli tradizionali, mediante l’utilizzo di piattaforme telematiche quali WhatsApp e Telegram». L’episodio che avrebbe “allarmato” alcuni indagati è riferito ad una acquisizione documentale effettuata nel luglio 2025. La circostanza avrebbe sollevato sospetti e timori in ordine alla possibilità di indagini in corso e possibili ripercussioni «anche di natura economica, dall’attività di polizia giudiziaria in corso».

Le accuse a Manica

L’indagine, coordinata dalla Procura diretta da Domenico Guarascio e seguita dalla pm Rosaria Multari, copre un arco temporale che va dal 2023 al 2025. Secondo l’accusa, Manica e altri indagati, avrebbero affidato appalti sotto soglia legati all’edilizia scolastica a professionisti amici che poi versavano una parte del compenso ricevuto per i lavori, sul conto di una società formalmente intestata ad un’altra persone ma della quale, secondo gli inquirenti, Manica sarebbe stato socio occulto. Il denaro sarebbe poi finito su una carta di credito che sarebbe stata utilizzata dal politico. Attraverso una triangolazione finanziaria, i fondi sarebbero stati trasferiti a una società di consulenza creata appositamente dal gruppo, giustificando i movimenti con fatture per operazioni inesistenti. (f.benincasa@corrierecal.it)

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