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il bivio

Sottosegretari e referendum, imprevisto altolà per Occhiuto e centrodestra

Il pronunciamento dei giudici del capoluogo sembra, così di primo acchito, più di una cattiva notizia

Pubblicato il: 06/07/2026 – 14:31
di Clemente Angotti
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Sottosegretari e referendum, imprevisto altolà per Occhiuto e centrodestra

CATANZARO Ha tutta l’aria di una grana non da poco, per il centrodestra di governo alla Regione, la dichiarazione di ammissibilità del referendum popolare emessa dall’Ufficio centrale regionale per il referendum della Corte di appello di Catanzaro sulla modifica dello Statuto regionale relativa all’istituzione dei sottosegretari alla presidenza della Giunta. Il pronunciamento dei giudici del capoluogo sembra, così di primo acchito, più di una cattiva notizia. E il bivio che si presenta per il presidente Roberto Occhiuto e la sua maggioranza, a detta delle agguerrite controparti, che in questo caso si sono mosse in modo compatto, è tra il ritiro del provvedimento per procedere ad una sua modifica con annullamento della nomina dell’unico sottosegretario attualmente in carica, l’avvocato cassazionista Ettore Figliolia; l’indizione di un referendum popolare (strada che potrebbe rivelarsi piuttosto impervia dopo l’ultima performance sulla riforma della giustizia e tenuto conto della freddezza con la quale molta parte dell’elettorato di centrodestra avrebbe accolto la decisione di rispolverare la carica di sottogoverno); o, ancora, l’impugnativa della decisione medesima. Insomma un bel dilemma, come dimostra il silenzio opposto fino ad ora. Intanto i capigruppo del centrosinistra in Consiglio regionale gongolano cantando vittoria e puntano a tesaurizzare il colpo assestato alla maggioranza di centrodestra, anche non escludendo di adire la Corte dei conti per eventuali danni erariali seguiti alla nomina dell’unico sottosegretario in carica. Ancora più determinati a fare valere le loro ragioni si mostrano i componenti del Comitato promotore del referendum che, togliendosi qualche sassolino dalle scarpe, rivendicano la primogenitura dell’iniziativa e rammentano il percorso che ha avuto inizio il 30 marzo scorso, con il deposito formale, da parte dell’organismo, dell’istanza presso il protocollo della Regione Calabria. Laddove, il segretario generale del Consiglio regionale aveva definito inammissibile la richiesta di referendum poiché la modifica dello statuto avrebbe riguardato aspetti organizzativi e perciò stessi esclusi dalla procedura referendaria.
E così, dopo una prima incomprensione seguita all’emergere di due differenti punti di vista rispetto al medesimo problema, il fronte del centrosinistra calabrese ha poi ritrovato unità di intenti e compattezza. A dividere, in una prima fase, infatti, era stato lo strumento da utilizzare per porre un freno ai contestatissimi provvedimenti di legge, approvati dalla maggioranza di centrodestra relativi la nomina di due assessori in più degli attuali (aspetto che non viene toccato dal pronunciamento) e alla reintroduzione dei sottosegretari, figura già a adottata un ventennio addietro circa, poi dismessa, e ora rispolverata alla bisogna. Se infatti i partiti maggiori della coalizione, dem e pentastellati, entrambi presenti in Consiglio regionale, si erano detti favorevoli alla presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare in materia, a pensarla in modo diametralmente opposto erano stati i componenti del comitato e i dirigenti calabresi di Sinistra italiana e Verdi che all’unisono avevano propugnano la tesi del referendum popolare in uno con la prevista raccolta di firme. Adesso la pronuncia dei magistrati dell’ufficio centrale della Corte d’Appello catanzarese che, al di là di ogni altra considerazione politica o di diritto, come del resto emerso dai commenti dei gruppi di opposizione in Consiglio regionale e dei vertici del comitato promotore dell’iniziativa, si configura senza dubbio come un imprevisto altolà di cui la maggioranza di centrodestra alla Regione non potrà non tenere conto. (redazione@corrierecal.it)

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