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“erebo lacinio”

Traffico di rifiuti e truffa, la Cassazione chiude il caso: assoluzione definitiva per Antonella Stasi

La ex presidente facente funzioni della Regione Calabria era tra i sette imputati coinvolti nell’inchiesta della Dda. «Il fatto non sussiste»

Pubblicato il: 07/07/2026 – 23:31
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Traffico di rifiuti e truffa, la Cassazione chiude il caso: assoluzione definitiva per Antonella Stasi

CROTONE La Cassazione ha confermato in via definitiva l’assoluzione dei sette imputati coinvolti nell’indagine Erebo Lacinio condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia che aveva coinvolto una azienda del Gruppo Marrelli di Crotone. Tra le persone definitivamente assolte figura Antonella Stasi, ex presidente facente funzioni della Regione Calabria. L’indagine, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, aveva coinvolto un’azienda Le Verdi Praterie del Gruppo Marrelli di Crotone. La Procura distrettuale di Catanzaro aveva ipotizzato una associazione per delinquere accusata di aver gestito un traffico illecito di rifiuti e di aver perpetrato una truffa aggravata ai danni del Gestore dei Servizi Energetici. L’impianto a biomasse gestito dall’azienda “Le verdi praterie”, guidata dalla stessa Antonella Stasi, era finito sotto la lente degli inquirenti per la presunta produzione di biogas con materiali non regolarmente dichiarati. Secondo l’accusa, ciò avrebbe determinato la percezione di indebiti incentivi pubblici per oltre quattordici milioni di euro tra il 2011 e il 2018, oltre a causare presunti sversamenti illeciti. A conclusione del processo celebrato con rito abbreviato, nel 2024, il Gup di Catanzaro aveva disposto l’assoluzione per tutti gli indagati. Decisione poi confermata in Appello. La Corte di Cassazione ha infatti confermato l’assoluzione perchè il fatto non sussiste. Oltre ad Antonella Stasi, la pronuncia della Suprema Corte assolve in maniera definitiva il fratello e consulente dell’azienda Roberto Stasi, l’amministrativo Massimo Francesco Carvelli, la legale rappresentante Anna Crugliano e tutti i dipendenti coinvolti, ovvero Salvatore Esposito, Antonio Muto, Raffaele Rizzo e Salvatore Succurro.

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