’Ndrangheta, sui social l’esaltazione di Micu Papalia. L’allarme del sindaco Pruiti: «Qui c’è ancora una famiglia di élite ben attiva»
Il sindaco di Buccinasco: «Questa decisione non aiuta, attenti ai messaggi che si mandano». Annunciate nuove iniziative pubbliche per mantenere alta l’attenzione sul territorio
LAMEZIA TERME «Buona libertà compare Papalia». «Onore a voi, 49 anni con dignità». «Finalmente libero, grande uomo». La notizia della scarcerazione di Domenico “Micu” Papalia, passato ai domiciliari per le gravi condizioni di salute dopo quasi mezzo secolo trascorso in carcere, ha rapidamente attraversato i social network. Su TikTok, in particolare, alcuni video sono diventati il punto di raccolta di decine di messaggi di solidarietà, auguri e vere e proprie manifestazioni di ammirazione. Non soltanto la comprensibile pietà nei confronti di un uomo anziano e malato. Nei commenti compare un lessico fatto di “onore”, “dignità”, familiarità e appartenenza. Papalia viene chiamato «zio Micu», «cumpari Micu», «compare Papalia». C’è chi gli manda «ossequi», chi lo definisce «il fiore degli uomini» e chi accompagna gli auguri con cuori, muscoli, corone e simboli di approvazione. Una narrazione nella quale scompare quasi completamente la figura storica del boss, indicato per decenni come uno dei vertici della ’ndrangheta in Lombardia. Al suo posto emerge il ritratto di una vittima della giustizia, di un uomo che avrebbe resistito con orgoglio a una detenzione ingiusta.



«Un capro espiatorio per 49 anni»
Il passaggio più evidente riguarda il completo ribaltamento della vicenda giudiziaria. «Qui c’è tutto il fallimento del sistema giudiziario italiano, 49 anni in carcere sono una vergogna assoluta», scrive un utente. Il messaggio raccoglie una ventina di apprezzamenti. Un altro commento, che supera le cento reazioni, sostiene che la giustizia avrebbe incarcerato Papalia pur sapendolo innocente: «Per trovare un capro espiatorio ha fatto fare a quest’uomo 49 anni di carcere. Vergogna». C’è chi parla apertamente di «grande uomo innocente», chi domanda chi potrà restituirgli tutti gli anni trascorsi dietro le sbarre e chi scrive: «49 anni ingiusti, ma li ha onorati da grande uomo». Altri invocano l’abolizione dell’ergastolo ostativo e del 41 bis, mentre i commenti di auguri si susseguono: «Buona libertà», «era ora», «una bellissima notizia», «che la Madonna ti accompagni». La durata della detenzione diventa così l’elemento attraverso il quale costruire una nuova immagine pubblica. Le condanne, la storia dei Papalia e il peso esercitato dalla famiglia nella “Platì del Nord” vengono espulsi dal racconto, lasciando spazio al mito dell’uomo perseguitato e rimasto fedele a se stesso. È proprio questo meccanismo a preoccupare il sindaco di Buccinasco, Rino Pruiti, da anni impegnato sul fronte del contrasto culturale e istituzionale alla presenza della ’ndrangheta nel territorio.



Pruiti: «C’è ignoranza, omertà e forse qualcos’altro»
«Mi aspettavo anche più commenti di questo tipo», spiega Pruiti al Corriere della Calabria. Il sindaco sottolinea come i messaggi celebrativi rappresentino una minoranza rispetto alle migliaia di reazioni alla sua presa di posizione, ma ritiene che non possano essere liquidati come un fenomeno marginale. «Ne ho contati una decina sotto il mio post. Sono pochi, ma ci sono. Ed è triste vedere persone che scrivono “lasciatelo vivere” oppure “ha pagato il suo debito”. C’è un misto di ignoranza, omertà e forse qualcos’altro». Il primo cittadino distingue la tutela della salute dal significato che la scarcerazione può assumere nell’immaginario collettivo. «È chiaro che esiste un discorso di pietà cristiana, se una persona sta morendo in carcere. Però allora deve valere per tutti. Qui parliamo di qualcuno che non si è pentito e che non ha detto una sola parola contro la ’ndrangheta». Il problema, secondo Pruiti, non è soltanto la decisione giudiziaria, ma il messaggio prodotto dalla celebrazione pubblica del boss. «Qualche anno fa era diventato un esempio per alcuni ragazzi di Platì. Lo consideravano praticamente un papa. Il messaggio è molto negativo».

«C’è molto da lavorare e molto da fare»
L’aspetto forse più inquietante è, dunque, l’esaltazione su TikTok, una consuetudine di cui ci siamo occupati già in passato (NE ABBIAMO SCRITTO QUI). Per il sindaco di Buccinascio «bisogna stare attenti ai messaggi che si mandano, perché non stiamo parlando di un criminale qualunque o di un reato qualunque». Pruiti osserva come molti degli utenti sembrino essere molto giovani, lontani anagraficamente dagli anni in cui la famiglia Papalia costruiva il proprio potere nell’hinterland milanese. «Sono così giovani che non hanno fatto in tempo neppure a conoscere direttamente quella stagione. Alcuni potrebbero scrivere soltanto per mettersi in mostra, ma c’è molto da lavorare e molto da fare». Il sindaco arriva ad auspicare una particolare attenzione verso alcune reazioni: «Credo che gli inquirenti dovrebbero guardare chi commenta e perché lo fa». Un’indicazione che Pruiti lega soprattutto ai messaggi nei quali la solidarietà personale si trasforma in ostentazione di vicinanza e appartenenza.
«Non è la serie B della ’ndrangheta»
A rendere ancora più delicata la vicenda è il territorio sul quale la notizia produce i suoi effetti. Buccinasco non è soltanto uno dei luoghi legati storicamente al nome dei Papalia. Le indagini e i processi più recenti, sostiene Pruiti, continuano a descrivere l’area come uno spazio nel quale esponenti criminali si muovono con familiarità. «Basta leggere gli atti del processo Hydra. Buccinasco viene indicata come un punto di riferimento. Alcuni incontri sono avvenuti nei bar e nei ristoranti della città. Queste persone si muovevano con relativa tranquillità, quasi come se fosse casa loro». Secondo il sindaco, soltanto le intercettazioni e il lavoro delle forze dell’ordine hanno consentito di conoscere dinamiche che altrimenti sarebbero rimaste affidate ai sospetti. «La situazione è molto più preoccupante di quanto si potesse pensare e questa scarcerazione sicuramente non aiuta. Qui c’è ancora una famiglia ben attiva a Buccinasco e nei dintorni. Non stiamo parlando della serie B: questa è l’élite della ’ndrangheta».

«Sul territorio saremo ancora più presenti»
Non è ancora stata ufficialmente chiarita la località nella quale Micu Papalia sconterà la detenzione domiciliare. Tra le ipotesi circolate ci sono Corsico e la stessa area di Buccinasco. Pruiti annuncia comunque nuove iniziative pubbliche: «Quando tornerò organizzeremo qualche momento di approfondimento, anche se sarà agosto. Il messaggio deve essere esplicito: laddove loro tornano, noi dobbiamo essere ancora più presenti e determinati». Al sindaco restano dieci mesi prima della conclusione del secondo mandato. «Ho fatto tutta una vita così. Sicuramente non cambieremo proprio adesso». La scarcerazione resta una misura adottata per ragioni sanitarie. Ma la scia di messaggi comparsa sui social dimostra come il ritorno fuori dal carcere di una figura storica della ’ndrangheta possa trasformarsi immediatamente in altro: una celebrazione pubblica, una riscrittura della memoria e la rinnovata costruzione del mito criminale. (g.curcio@corrierecal.it)
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