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l’attentato

Ranucci, Lavitola: «Io finirò di certo in carcere»

«Questa vicenda rovinerà la mia vita, spero non rovini anche la sua»

Pubblicato il: 21/07/2026 – 18:51
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«La pista io credo di sapere qual è. Non so chi è il vero mandante ma so le motivazioni». Lo ha affermato l’imprenditore Valter Lavitola alla trasmissione Filorosso su Rai 3), aggiungendo che, se potesse condurre personalmente le indagini, «forse risalirei al vero mandante». «Spero – ha poi sottolineato – che questa vicenda non rovini la vita a Sigfrido Ranucci». Secondo l’imprenditore, la Procura potrebbe disporre di «elementi che sono off record. Se vuoi costruire degli elementi per arrivare a me, se sei un esperto, un professionista, lo fai. L’obiettivo non sono io. Ci sono delle parti di persone che sono state toccate violentemente e che stanno rischiando troppo. Io ho detto a Sigfrido: Guarda che rischi grosso», precisando tuttavia di non poter rivelare quali inchieste di Report potrebbero aver provocato questa reazione.

«Sono sicuro che finirò in carcere»

«Alla fine di questa storia – ha dichiarato Lavitola – sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere. Una cosa certa è che rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido. Una carriera come quella che ha fatto lui, finire come un amico di un bandito, è il peggio che gli poteva succedere». Nel corso del filmato, realizzato all’interno del suo ristorante, Lavitola, figura centrale nell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato dello scorso ottobre ai danni del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, ha affrontato diversi aspetti dell’indagine. Incalzato sul fatto di non essere stato arrestato, ha risposto: «Forse vogliono vedere se io stando fuori faccio degli errori». L’imprenditore ha confermato inoltre che, prima che esplodesse la vicenda, era pronto a partire per il Camerun. «Stavo per partire», ha raccontato, spiegando di non avere più avuto contatti con il suo assistente, Gomes Clesio Tavares. Lavitola ha ribadito quindi di non avere nulla da nascondere. «Io ho incontrato il Procuratore Lo Voi – dichiara -. Se loro sono convinti che io ho fatto questo reato o, peggio ancora, se io lo avessi fatto insieme a Sigfrido, se avessero avuto delle prove concrete mi avrebbero arrestato».

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