Sanità, Bruno attacca: «Il 118 calabrese è vicino al collasso, Azienda Zero ha aggravato i problemi»
Il capogruppo di Tridico Presidente presenta un’interrogazione sulle criticità del servizio di emergenza-urgenza
CATANZARO La gestione del sistema di emergenza-urgenza in Calabria è «sempre più vicina al collasso» e, dopo cinque anni di commissariamento della sanità affidato al presidente della Regione Roberto Occhiuto, «i problemi non solo non sono stati risolti, ma si sono aggravati». È quanto afferma il capogruppo di Tridico Presidente in Consiglio regionale, Enzo Bruno, che questa mattina ha depositato una interrogazione a risposta scritta avente ad oggetto le criticità del Servizio di Emergenza Urgenza 118 e gestione operativa di Azienda Zero. Il capogruppo di “Tridico Presidente” denuncia il progressivo indebolimento del servizio Suem 118 proprio nel periodo dell’anno in cui la popolazione aumenta sensibilmente per l’afflusso turistico e cresce la richiesta di interventi. «La situazione del 118 è ormai precaria da anni – afferma Bruno –. Medici, infermieri e autisti operano in condizioni sempre più difficili, dovendo spesso garantire anche trasferimenti ordinari tra ospedali per semplici consulenze. A questo si aggiungono condizioni di lavoro gravose e disparità retributive che spingono molti operatori a cogliere qualsiasi opportunità pur di lasciare il servizio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sempre meno personale e un numero crescente di ambulanze demedicalizzate». Secondo il consigliere regionale, l’arrivo dell’estate ha ulteriormente aggravato una situazione già critica. «Da settimane – sostiene – si moltiplicano le segnalazioni di disservizi che finiscono per compromettere non solo l’efficienza, ma perfino la sicurezza del sistema dell’emergenza. Quando i tempi di intervento si allungano oltre il limite accettabile, il problema non è più soltanto organizzativo, ma riguarda direttamente il diritto dei cittadini a ricevere soccorsi tempestivi». Bruno contesta anche la scelta di accentrare la gestione operativa del servizio in Azienda Zero. «Si è pensato che la centralizzazione fosse la soluzione, ma i fatti dimostrano il contrario. Abbiamo assistito a interventi effettuati da postazioni lontanissime dal luogo dell’emergenza, con ambulanze costrette a partire da Soveria Mannelli fino a Gimigliano, oppure da Falerna verso Paola, con inevitabili allungamenti dei tempi di percorrenza e vaste aree che restano temporaneamente scoperte». Per il capogruppo di Tridico Presidente, questa organizzazione produce effetti anche sull’utilizzo dell’elisoccorso. «Una risorsa fondamentale e molto costosa viene impiegata sempre più spesso per interventi che non rappresentano vere emergenze tempo-dipendenti, come la constatazione di decessi o malori che potrebbero essere gestiti diversamente. È il sintomo di un sistema che non riesce più a distribuire correttamente uomini e mezzi». Nel mirino finisce anche il numero unico 116/117, annunciato più volte ma ancora non operativo. «Doveva rappresentare lo strumento per governare l’intero sistema dell’urgenza, indirizzando i cittadini verso il servizio più appropriato e alleggerendo il carico del 118. E invece continua a essere soltanto oggetto di annunci». Bruno mette inoltre in discussione il ruolo assegnato ad Azienda Zero: «Queste agenzie, in quasi tutte le regioni italiane, nascono per semplificare attività amministrative come gli acquisti centralizzati o il reclutamento del personale, non per assumere direttamente la gestione operativa di un servizio delicato come l’emergenza-urgenza, da cui dipende la possibilità di salvare vite umane». «Occhiuto dovrebbe concentrarsi sulle vere priorità: rendere attrattivo il lavoro nel 118 attraverso incentivi economici, percorsi di crescita professionale e migliori condizioni di lavoro per medici, infermieri e autisti. Serve una struttura competente, capace di organizzare in maniera efficiente il servizio e di garantire ai calabresi una certezza in più nel momento del bisogno. Continuare a ostentare soddisfazione per l’attuale situazione significa ignorare una realtà che cittadini e operatori vivono quotidianamente», conclude Bruno.
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