Rendiconto 2025, Di Pietro: «Dubbi sui dati delle aziende sanitarie. Mobilità passiva oltre 329 milioni»
Il procuratore regionale facente funzioni della Corte dei conti prima del giudizio di parifica: «Informazioni non esaurienti sul Pnrr e perplessità sul raggiungimento degli obiettivi». Criticità anch…
CATANZARO «Con l’ottica della Procura abbiamo parecchi dubbi su alcuni dati delle aziende sanitarie, che naturalmente sono da verificare». È uno dei passaggi più pesanti dell’analisi di Giovanni Di Pietro, procuratore regionale facente funzioni della Corte dei conti, intervistato poco prima del giudizio di parificazione del Rendiconto generale della Regione Calabria per l’esercizio finanziario 2025. Un rendiconto nel quale, accanto ad alcuni segnali positivi, continuano a emergere criticità strutturali. «Il risultato di amministrazione migliora rispetto al precedente esercizio», spiega Di Pietro. A incidere positivamente sul risultato rendicontato sarebbe però anche la conservazione in bilancio di una consistente mole di residui attivi, vale a dire crediti che la Regione deve ancora riscuotere.
Il peso della mobilità sanitaria
Il capitolo più delicato resta quello della sanità. Il primo dato richiamato dal procuratore è quello della mobilità passiva, che continua a registrare «un saldo negativo di oltre 329 milioni di euro». Una cifra che, osserva Di Pietro, dimostra come molti cittadini calabresi continuino a rivolgersi alle strutture di altre regioni per ricevere assistenza e cure. «Evidentemente la sanità calabrese non riesce a essere sufficientemente attrattiva nella risposta all’utenza». Ma i dubbi non riguardano soltanto la capacità del sistema sanitario regionale di trattenere i pazienti. La Procura contabile ha lavorato prevalentemente sui dati relativi al quarto trimestre, perché la rendicontazione delle aziende sanitarie sarebbe arrivata soltanto alla fine dell’attività istruttoria. «Qualche dato positivo sembrerebbe esserci», afferma Di Pietro, ma restano informazioni «parziali e poco approfondite». Da qui i dubbi espressi sui numeri contenuti nei bilanci delle aziende sanitarie.
«Il dato numerico non è sufficiente»
Il procuratore precisa che le verifiche non possono limitarsi alla lettura formale dei risultati contabili. «Il mero dato numerico non è sufficiente. Bisognerebbe capire come si arriva a certi numeri e a determinati risultati». Accanto ai bilanci, secondo Di Pietro, occorre valutare la qualità concreta della gestione e la capacità delle aziende di fornire risposte adeguate alla comunità. «La gestione significa sana amministrazione delle aziende e risposta alle esigenze dei cittadini. E parlano i fatti: abbiamo numerose denunce che riguardano la gestione delle aziende sanitarie provinciali. Quindi qualche dubbio certamente lo abbiamo».
I dubbi sul Pnrr
Altri rilievi riguardano lo stato di attuazione del Pnrr. Per alcuni obiettivi, spiega il procuratore, i risultati programmati risultano raggiunti. Su altri interventi, invece, la Regione non avrebbe fornito informazioni sufficientemente complete. «Non siamo in grado di valutare se effettivamente questi risultati siano stati raggiunti. Lo vedremo alla conclusione del Piano, quando ci sarà la rendicontazione finale, ma per noi esistono dubbi e perplessità». Il problema interessa in modo particolare il Pnrr Salute, ma non soltanto. «Si tratta di risorse ingenti attraverso le quali la sanità e altri settori avrebbero potuto realizzare obiettivi importanti nell’interesse della Regione». Anche la collaborazione degli uffici regionali avrebbe prodotto risultati differenti a seconda dei settori esaminati. In alcuni casi, riconosce Di Pietro, la collaborazione c’è stata. Per altri dati, però, le informazioni trasmesse «non sono sufficientemente esaurienti» e lasciano irrisolti diversi interrogativi.
Fondi europei, partecipate ed enti strumentali
Segnali positivi arrivano dalla chiusura dei programmi comunitari relativi alla programmazione 2014-2020. La nuova programmazione 2021-2027, invece, secondo la Procura contabile «procede ancora con lentezza». Sulle società partecipate il quadro viene definito sostanzialmente stabile, ma resta rilevante l’apporto finanziario garantito dalla Regione sia alle società sia agli enti strumentali. Persistono inoltre situazioni non ancora completamente definite, a partire da quella di Ferrovie della Calabria. Tra gli enti strumentali, Di Pietro richiama il caso di Calabria Verde, che non avrebbe presentato il bilancio. Per Afor e Aterp vengono invece segnalate, da un lato, numerose azioni di pignoramento nelle quali la Regione risulta coinvolta come terzo pignorato e, dall’altro, una consistente quantità di residui attivi accompagnata da riscossioni esigue. Elementi che, secondo la Procura regionale della Corte dei conti, pongono nuovi interrogativi sulla sana gestione finanziaria degli enti. (c. a. – g. c.)
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