San Ferdinando, iniziato lo sgombero della tendopoli. Emergency: «Senza soluzioni si rischia un nuovo ghetto» – FOTO E VIDEO
Circa cento persone dovranno lasciare l’insediamento, alcune saranno trasferite nelle palazzine di Rosarno. «La Fattoria Solidale rischia di diventare un nuovo ghetto»
SAN FERDINANDO È iniziato lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro. Il provvedimento dà attuazione ai decreti 228 e 238 del 6 e del 23 marzo 2026, adottati nell’ambito delle disposizioni legate al cosiddetto “Decreto Caivano”. Nei prossimi giorni circa cento persone dovranno lasciare l’insediamento informale. Una parte di loro dovrebbe essere trasferita nelle palazzine di contrada Serricella, a Rosarno. Emergency, presente accanto agli abitanti della tendopoli dal 2011, giudica positivamente il superamento di una struttura nata quasi quindici anni fa come soluzione emergenziale, ma avverte sul rischio che l’operazione possa riprodurre nuove condizioni di marginalità, esclusione e ghettizzazione. Secondo l’organizzazione, mancherebbero infatti percorsi certi, individualizzati e di lungo periodo per le persone coinvolte.
«Anni di abbandono istituzionale»
Emergency ricorda le gravi condizioni igienico-sanitarie nelle quali i lavoratori sono stati costretti a vivere per anni, in un insediamento privo anche di acqua potabile e corrente elettrica. Una situazione che, secondo l’organizzazione, rappresenta «l’esito di un percorso di accoglienza fallimentare, deterioratosi nel tempo fino al completo abbandono istituzionale». Nella tendopoli vivono soprattutto braccianti agricoli stabilmente presenti da anni in Italia e in regola con le norme sull’immigrazione. Emergency esprime particolare preoccupazione per la ricollocazione e la presa in carico delle persone più fragili. Molti abitanti, denuncia l’associazione, non saprebbero ancora quando saranno trasferiti, dove verranno ricollocati e quali garanzie avranno rispetto al lavoro, alla residenza, all’accesso ai servizi e alla continuità della propria vita quotidiana.

L’incognita della nuova stagione agricola
Restano inoltre da chiarire le misure che saranno adottate in vista della prossima stagione di raccolta, quando nella Piana di Gioia Tauro arriveranno centinaia di lavoratori migranti impiegati come braccianti. Per Emergency è necessaria una pianificazione «prevedibile, trasparente ed efficiente», capace di prevenire la nascita di nuovi insediamenti informali e di assicurare soluzioni abitative sicure e dignitose. L’organizzazione chiede che non si proceda alla chiusura definitiva della tendopoli fino a quando tutte le persone coinvolte non saranno state informate e destinate a una sistemazione concreta e sostenibile.
«La salute dipende anche dalle condizioni di vita»
«Il diritto alla salute non può essere garantito se le persone sono costrette a vivere in condizioni abitative disumane e precarie, in luoghi isolati, privi di collegamenti e lontani dai servizi essenziali», afferma Mauro Destefano, coordinatore del progetto di Emergency in Calabria. Secondo Destefano, tutelare salute e dignità significa superare il sistema dei grandi insediamenti e accompagnare le persone verso soluzioni abitative diffuse e reali percorsi di inclusione, costruiti insieme alle comunità locali. «La salute non dipende soltanto dalla possibilità di ricevere una visita o una cura, ma anche dalle condizioni in cui si vive e si lavora, dalla possibilità di spostarsi, di accedere ai servizi sanitari e sociali e di sottrarsi alle condizioni di sfruttamento che da anni caratterizzano il territorio della Piana di Gioia Tauro».

Le critiche alla Fattoria Solidale
Emergency manifesta perplessità anche sull’investimento di circa 3,6 milioni di euro destinato alla costruzione della Fattoria Solidale, che secondo l’organizzazione non sarà pronta prima di un anno e mezzo. «Sembra essere l’ennesima costruzione di un ghetto nel quale le persone vivranno nuove forme di marginalizzazione e isolamento», afferma Destefano. Resterebbero inoltre poco chiari il carattere temporaneo dell’utilizzo delle palazzine di contrada Serricella, le modalità di gestione delle strutture e i requisiti necessari per accedervi. «La scelta, avvenuta senza interlocuzioni con tutte le associazioni del Terzo settore presenti sul territorio e senza un confronto con le persone migranti che vivono nella tendopoli, è l’ennesimo fallimento di una politica che continua a gestire come un’emergenza improvvisa un fenomeno ormai fortemente radicato nel territorio calabrese», conclude il coordinatore di Emergency.
Video e intervista:
(Foto e video: Davide Preti)
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