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Spesa sociale, la Calabria resta in fondo alla classifica: Vibo ultima in Italia. Cgil: «Divari inaccettabili»

Vibo Valentia fanalino di coda

Pubblicato il: 29/07/2026 – 12:23
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COSENZA La Calabria continua a occupare gli ultimi posti in Italia per investimenti comunali nei servizi sociali. A certificarlo è il report “La spesa dei Comuni per i servizi sociali” realizzato dall’Area Stato Sociale e Diritti della Cgil nazionale, che ha elaborato gli ultimi dati Istat. La fotografia che emerge evidenzia un forte divario territoriale: se la Provincia autonoma di Bolzano spende mediamente 607 euro per abitante, all’estremo opposto si colloca la provincia di Vibo Valentia, ultima in Italia con appena 18 euro pro capite.
Non va meglio nel resto della regione. La provincia di Reggio Calabria occupa il 102° posto con 45 euro per abitante, Crotone è 103ª con 42 euro, Catanzaro 104ª con 38 euro, mentre Cosenza condivide il 105° posto con Caserta, entrambe ferme a 37 euro pro capite. Un quadro che conferma come tutte le province calabresi siano concentrate nella parte più bassa della graduatoria nazionale.


A commentare i dati è la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi, secondo cui «se l’articolo 3 della Costituzione assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei Comuni italiani e i dati sulla spesa sociale raccontano un’altra storia: un sistema eccessivamente basato sulle risorse proprie degli enti locali che sta allargando la forbice delle disuguaglianze nel Paese, lasciando indietro chi ha più bisogno di protezione». Una situazione che, sottolinea il sindacato, riguarda non solo persone in condizioni di povertà, anziani, disabili, migranti e famiglie fragili, ma sempre più spesso anche lavoratori con redditi insufficienti.
Nel 2022 la spesa dei Comuni italiani per i servizi sociali e socio-educativi è stata pari a 8,9 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono 1,2 miliardi rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e 812 milioni di compartecipazione degli utenti, per un totale di 10,9 miliardi di euro impegnati. La spesa media nazionale è di 150 euro per abitante, ma con differenze molto marcate tra i territori.
Secondo la Cgil, la principale fonte di finanziamento resta rappresentata dalle risorse proprie dei Comuni, che coprono circa la metà della spesa complessiva, integrate da fondi regionali, nazionali ed europei.
Per quanto riguarda i destinatari degli interventi, i servizi sociali raggiungono complessivamente 8,9 milioni di persone. La quota maggiore delle risorse è destinata a famiglie e minori, con 3,3 miliardi di euro per circa 2,7 milioni di utenti, di cui quasi la metà impiegata per asili nido e servizi educativi. Seguono 2,4 miliardi per le persone con disabilità (883 mila utenti), 1,3 miliardi per gli anziani (1,5 milioni di utenti), 800 milioni per il contrasto alla povertà e al disagio degli adulti (1,4 milioni di beneficiari), 452 milioni per migranti e richiedenti asilo (445 mila utenti), 27 milioni destinati all’area delle dipendenze e 528 milioni per altri interventi sociali. Per il sindacato, i numeri confermano la necessità di rafforzare il sistema di finanziamento del welfare locale per ridurre le profonde disuguaglianze territoriali che continuano a penalizzare soprattutto il Mezzogiorno e, in particolare, la Calabria. (f.v.)

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