“Rete Stroke”, la Regione Calabria definisce il nuovo modello di assistenza
Tre Hub, Stroke Unit da potenziare e un percorso unico per ridurre i tempi di intervento per le persone colpite da ictus
CATANZARO “Garantire ai cittadini un’assistenza omogenea, tempestiva e basata sulle migliori evidenze scientifiche, indipendentemente dal luogo in cui si verifica l’evento acuto”. Con la nuova Rete Stroke e il relativo Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta), la Regione Calabria si è dotata di un modello organizzativo unico per la gestione dell’ictus cerebrale, una delle principali cause di morte e disabilità. Il documento è stato elaborato da Azienda Zero e approvato dalla Giunta regionale in una delle sue ultime sedute.
Il contesto
Il piano prende le mosse da un principio preciso: nell’ictus il fattore tempo è decisivo. Per questo la rete – emerge dal documento – viene organizzata secondo il modello Hub & Spoke, già previsto dalla programmazione ospedaliera regionale, integrando ospedali, sistema dell’emergenza-urgenza 118, telemedicina e servizi riabilitativi in un unico percorso assistenziale. L’analisi epidemiologica contenuta nel report ricorda come in Italia si registrino ogni anno circa 200 mila casi di ictus, con l’80% rappresentato da nuovi eventi. Per la Calabria, l’analisi dei ricoveri effettuata sui dati del Sistema informativo sanitario regionale riferiti al 2025 fotografa una casistica di 1.718 ricoveri per ictus ischemico e 1.578 per ictus emorragico, oltre a 221 trattamenti di trombolisi, 164 trombectomie e 2.597 ricoveri per vasculopatie cerebrali. Il tasso regionale è pari a 9,38 casi di ictus ischemico ogni 10 mila abitanti e 8,61 casi di ictus emorragico ogni 10 mila abitanti. Circa il 12,9% dei pazienti con ictus ischemico è stato sottoposto a trombolisi. Il report analizza anche il fenomeno della mobilità sanitaria. Nel 2024 si sono registrati 186 ricoveri fuori regione per ictus ischemico, 152 per ictus emorragico, 22 trombolisi, 18 trombectomie e 142 ricoveri per vasculopatie cerebrali effettuati in altre regioni. Per quanto riguarda gli esiti dell’assistenza ospedaliera, il documento evidenzia che circa il 79% dei ricoveri per ictus ischemico e il 64,3% di quelli per ictus emorragico vengono effettuati all’interno delle Stroke Unit. Tra i pazienti colpiti da ictus ischemico, il 66,5% viene dimesso al domicilio, il 14,2% trasferito in riabilitazione e il 7,4% muore entro i primi quindici giorni di degenza. Per l’ictus emorragico, invece, il 45% dei pazienti torna a casa, l’11,5% viene inviato in riabilitazione e il 21,1% muore entro trenta giorni di ricovero.
L’organizzazione
Il cuore della riorganizzazione – specifica poi il documento della Regione sulla nuova Rete Stroke – è rappresentato dalla rete Hub & Spoke. Il modello individua tre Hub, corrispondenti ai Dea di II livello, nei quali sono presenti le Stroke Unit di II livello: l’Azienda ospedaliera di Cosenza per l’area Nord, l’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro per l’area Centro e il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria per l’area Sud. A questi si affiancano gli ospedali Spoke con Stroke Unit di I livello. Attualmente risultano operative quelle di Crotone e Vibo Valentia, mentre sono ancora da attivare Castrovillari, Corigliano-Rossano, Cetraro-Paola, Locri e Polistena. Il documento definisce anche gli standard organizzativi delle Stroke Unit. Quelle di primo livello devono garantire la presenza di un neurologo dedicato, personale infermieristico specializzato, almeno un posto letto monitorato, diagnostica avanzata, riabilitazione precoce e possibilità di effettuare la trombolisi. Le Stroke Unit di secondo livello devono invece assicurare, oltre a questi requisiti, neuroradiologia interventistica, neurochirurgia, chirurgia vascolare e la possibilità di eseguire procedure complesse come trombectomia meccanica, fibrinolisi intra-arteriosa e trattamento degli aneurismi, trattando almeno 500 casi l’anno.
Le varie fasi
Grande attenzione – prosegue il documento della Rete Stroke – viene riservata alla fase pre-ospedaliera. Il protocollo stabilisce che il 118 utilizzi scale di valutazione come la Fast o la Cincinnati Prehospital Stroke Scale già durante la chiamata, attribuendo immediatamente il “Codice Stroke” in presenza di sintomi compatibili. Se l’esordio dei sintomi è avvenuto entro quattro ore, il paziente deve essere trasportato in codice rosso verso la Stroke Unit più rapidamente raggiungibile per l’esecuzione della Tac, indispensabile per distinguere l’ictus ischemico da quello emorragico. Nei casi che richiedono trombectomia o neurochirurgia il trasferimento deve avvenire verso un centro Hub di II livello. La fase ospedaliera prevede un percorso dedicato già dal pronto soccorso. Il neurologo deve essere attivato immediatamente e la Tac cerebrale deve essere eseguita entro 25 minuti dall’arrivo del paziente. Il documento richiama inoltre la necessità di rispettare la finestra terapeutica per la trombolisi e disciplina anche il successivo trasferimento del paziente verso l’ospedale di provenienza quando le condizioni cliniche lo consentono. Un capitolo specifico è dedicato alla riabilitazione, che viene considerata parte integrante del percorso di cura. Il report sottolinea la necessità di costruire una vera rete riabilitativa regionale, garantendo continuità assistenziale tra ospedale, strutture dedicate e territorio, con l’avvio precoce degli interventi per ridurre invalidità e disabilità residue. Il documento individua inoltre alcune criticità ancora aperte. Tra queste, la limitata consapevolezza della popolazione sull’ictus come emergenza tempo-dipendente, la necessità di evitare che molti pazienti raggiungano autonomamente l’ospedale anziché attivare il 118 e l’esigenza di uniformare i protocolli operativi tra la centrale dell’emergenza e gli ospedali della rete. Per questo tra le prossime azioni previste figurano una campagna regionale di informazione capillare e il completamento della rete riabilitativa post-acuzie. Infine – conclude il documento – Azienda Zero istituisce un Coordinamento regionale della Rete Stroke, incaricato di aggiornare le linee di indirizzo, monitorare il funzionamento della rete, verificare gli indicatori di performance e promuovere la formazione continua degli operatori sanitari. Il monitoraggio sarà effettuato attraverso indicatori specifici, tra cui i tempi di accesso alle cure, il tempo necessario per iniziare la trombolisi, la mortalità a trenta giorni, la percentuale di ricoveri nelle Stroke Unit e l’appropriatezza dei trattamenti eseguiti. (c. a.)
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