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Le “manovre” del Piano di rientro: così la sanità calabrese prova a tornare “normale”

Le linee del documento adottato dalla Giunta regionale e approvato oggi dalla Conferenza Stato Regioni dopo l’accordo con il ministero della Salute e il Mef

Pubblicato il: 03/08/2026 – 16:17
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CATANZARO «Consolidare, tenendo conto della contingenza specifica del Ssn e delle necessità di crescita del Ssr, i risultati della gestione economica», e proseguire nella «parallela ineludibilità di un percorso di ulteriore qualificazione sul piano delle prestazioni erogate ai cittadini». Il Piano di rientro della sanità calabrese che oggi è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni dopo l’accordo tra i ministeri affiancanti– Salute e Mef – e Regione Calabria si pone in generale questi obiettivi, delineati dalla Giunta regionale nel documento adottato a inizi luglio (e i cui contenuti sono stati anticipati dal Corriere della Calabria). Si tratta del Piano che dovrà accompagnare la sanità calabrese al progressivo ritorno alla gestione ordinaria dopo l’uscita dal commissariamento disposta dal Consiglio dei ministri ad aprile. Il documento traccia una “fotografia” dello “stato dell’arte” e l’orizzonte della sanità calabrese, da dove si parte e quali sono gli obiettivi della Regione Calabria.

Il punto di partenza

Ecco la situazione descritta nella premessa del Piano di rientro. «Il Sistema sanitario regionale calabrese, nel triennio 2022-2025, è stato interessato da una forte accelerazione dei processi di riorganizzazione ed efficientamento finalizzati a ricondurre a normalità la gestione economico-finanziaria e l’erogazione dei servizi. Tale accelerazione ha dovuto affrontare in primo luogo gli effetti del lungo periodo di commissariamento, spesso affidato a figure più focalizzate sul governo dei costi che sull’indurre cambiamenti nei processi e nelle competenze di sistema. Ciò ha indotto nel Ssr della Calabria, un depauperamento di professionalità e risorse (20.227 unità di personale, 5.166 posti letto) tale da rendere la rifondazione necessaria dipendente da un complesso di interventi i cui risultati non sempre rientrano nella completa disponibilità del livello regionale». Per quanto riguarda la gestione economico-finanziaria – si rimarca – «una complessa azione di analisi contabile… ha permesso il rilascio di pareri favorevoli da parte dei collegi sindacali sui bilanci degli esercizi 2022 e 2023 di tutte le Aziende sanitarie e la successiva approvazione regionale… Le 9 Aziende del Ssr hanno adottato i bilanci d’esercizio dell’anno 2024 entro i termini di legge stabiliti… Inoltre, a seguito di una intensa attività di riconciliazione, è stato possibile procedere alla adozione e successiva approvazione dei bilanci d’esercizio pregressi 2013-2021 della Asp di Reggio Calabria e 2018-2021 della Asp di Cosenza. Processo indispensabile per la definizione dell’esposizione debitoria delle Aziende Sanitarie- si evidenzia poi nel Piano di rientro – è stata l’attività di circolarizzazione obbligatoria dei fornitori, ai sensi della legge 215/2021 che ha permesso di quantificare la massa debitoria al 31 dicembre 2020 degli enti del Ssr in circa 873 milioni, di cui, ad oggi, è stato riconciliato circa l’89% ed il restante 11% verrà riconciliato entro la fine dell’anno 2026. Altro elemento qualificante del sistema contabile del Ssr è stato il conseguimento della certificazione dei bilanci d’esercizio 2022 e 2023 relativi alla Gestione Sanitaria Accentrata (Gsa) ». Infine, nel Piano di rientro si rimarca il «determinante impulso dato dal concreto avvio dell’attività di Azienda Zero».
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Il futuro

«Gli ulteriori passi avanti che devono essere realizzati – si specifica nel Piano di rientro – hanno già una direzione segnata, quella dell’allargamento del coinvolgimento e del dialogo nonché del rafforzamento della identità del gruppo formato da direzioni aziendali e vertici regionali, coinvolgendo atenei, professionisti e loro rappresentanze, istituzioni locali e tutte le forze sociali. Per gli aspetti sanitari – prosegue il documento – dovrà essere specificamente affrontata la sfida rappresentata dalla messa a regime delle strutture che si stanno realizzando con i fondi Pnrr ed il loro inserimento fattivo e produttivo, in termini quali-quantitativi, nel sistema di presa in carico dei pazienti».

La manovra

Nel documento si specifica dunque che «il nuovo Piano consente di consolidare i percorsi ed i risultati raggiunti e, attraverso un processo di innovazione, di migliorare i servizi per ricondurre il governo della sanità all’ordinario esercizio delle responsabilità regionali» e «recepisce le modifiche richieste dai Ministeri vigilanti, definendo, in un testo unico coordinato, il percorso volto a condurre la Regione verso la gestione ordinaria della sanità». Tra le voci quella relativa alla rete ospedaliera: «Nel prossimo triennio – si legge nel Piano di rientro – si prevede di implementare la nuova rete ospedaliera e monitorare e sviluppare nuove azioni ed interventi delle reti clinico assistenziali già esistenti». E poi il “vulnus”, la mobilità passiva, la costosa emigrazione sanitaria: «Molte delle linee di intervento riprese nel presente documento – si evidenzia – sono finalizzate, laddove si riferiscono al potenziamento delle risorse umane, all’ulteriore qualificazione delle risorse professionali e all’innovazione tecnologica (telemedicina, robotica) a far in modo che l’assistenza erogata dagli ospedali calabresi cresca in modo rilevante. Rispetto a ciò sarà però necessario riuscire a comunicare nel modo più idoneo ai cittadini come in Calabria sia possibile ricevere i trattamenti state-of-the-art che pensano di poter ricevere solo in altre regioni. Gli interventi più importanti sono però da realizzare nell’ambito dei percorsi diagnostici e nel loro governo all’interno della regione…». E ancora – riporta il Piano di rientro – «la quantificazione della manovra sul saldo di mobilità extraregionale è stata formulata secondo un criterio prudenziale e progressivo. Non è stato iscritto alcun effetto economico positivo per l’esercizio 2026, considerato quale annualità di avvio delle azioni programmatorie, di perfezionamento degli accordi interregionali e di attivazione dei percorsi regionali dedicati. Gli effetti della manovra sono stati pertanto stimati esclusivamente a decorrere dall’esercizio 2027, per 7,5 mln di euro, e a regime dall’esercizio 2028, per 15 mln di euro. Il miglioramento programmatico del saldo deriva, per l’esercizio 2027, da una riduzione della mobilità passiva pari a 7 mln di euro e da un incremento della mobilità attiva pari a 0,5 mln di euro. Per l’esercizio 2028, il miglioramento deriva da una riduzione della mobilità passiva pari a 14 mln di euro e da un incremento della mobilità attiva pari a 1 mln di euro. Complessivamente, per il biennio 2027-2028, il decremento stimato dei costi di mobilità extra-regionale è pari a 22,5 mln di euro». Infine, a tutto questo si affiancherà una manovra espansiva programmata per il triennio 2026- 2028, finalizzata a sostenere il rafforzamento degli organici. Secondo una tabella allegata al Piano di rientro, il programmato per quanto riguarda il personale a tempo indeterminato è il seguente: 18.655 unità e un costo di 1,155 miliardi nel 2026, poi 19.062 unità e un costo di 1,277 miliardi per il 2027 e infine 19.209 unità 2 1,3 miliardi per il 2028. Per quanto riguarda il personale a tempo determinato, il programmato è questo: 1.522 unità per un costo di 92 miliardi per il 2029, quindi 1.564 unità e 93,4 milioni per il 2028 e infine 1.582 e un costo di 97,3 milioni per il 2028. (a. cant.)

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