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L’INCHIESTA

Cedir di Reggio, l’appalto da 4 milioni e il controllo occulto di Scirocco dietro l’impresa. «L’ha fatto Franco, non l’ho fatto io»

Secondo il gip, fornitori, pagamenti e personale sarebbero stati gestiti dietro lo schermo dell’Ambra Med

Pubblicato il: 06/08/2026 – 17:06
di Giorgio Curcio
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REGGIO CALABRIA Un appalto pubblico da oltre quattro milioni di euro per ridurre i consumi energetici del Centro direzionale di Reggio Calabria, il palazzo che ospita anche gli uffici giudiziari. Formalmente, i lavori erano stati aggiudicati al Consorzio stabile Cadel ed eseguiti dalla consorziata Ambra Med. Dietro quella struttura ufficiale, però, secondo il gip di Messina Arianna Raffa, avrebbe operato la regia occulta di Francesco “Franco” Scirocco (cl. ’65), figura che l’ordinanza colloca nell’orbita della famiglia mafiosa dei barcellonesi. È uno dei capitoli dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di dodici misure cautelari e che ricostruisce l’esistenza di un’organizzazione aziendale “ombra”, capace di insinuarsi nella fase esecutiva di numerosi appalti pubblici. Nel caso del Cedir, il giudice ritiene che Scirocco avrebbe esercitato un controllo diretto sui lavori insieme all’ingegnere Domenico Logozzo (cl. ’66), finito agli arresti domiciliari, formalmente incaricato della direzione del cantiere, e con il coinvolgimento dell’imprenditore Carmine Sepe, rappresentante dell’Ambra Med, per il quale il gip ha disposto il divieto temporaneo di contrattare con la Pubblica amministrazione.

L’appalto da oltre quattro milioni

L’intervento riguardava l’abbattimento dei consumi energetici del Centro direzionale ed era finanziato attraverso il Pon Metro 2014-2020. La Città metropolitana, con una determina del 16 novembre 2022, aveva avviato una procedura negoziata senza bando attraverso il MePa. Il valore complessivo indicato nell’ordinanza è di 4.082.612 euro, tra lavori, progettazione esecutiva e oneri per la sicurezza. L’appalto fu aggiudicato alla società consortile Cadel, mentre l’esecuzione venne affidata alla consorziata Ambra Med. Per il gip, però, anche questa commessa sarebbe stata «di fatto controllata direttamente» da Scirocco, intervenuto persino negli accordi con i fornitori delle costose apparecchiature destinate agli impianti di condizionamento.

«Ancora lo devono aggiudicare»

Uno dei primi indizi dell’interesse del gruppo per il cantiere emerge da una telefonata del 20 maggio 2023. Logozzo contatta un imprenditore calabrese che aveva partecipato alla stessa gara e gli comunica che i lavori erano stati aggiudicati all’Ambra Med. L’interlocutore appare sorpreso: sostiene che l’esito non sia stato ancora reso noto e domanda più volte se Logozzo ne sia davvero certo. «Ancora noi aspettiamo l’aggiudicazione», dice. La risposta dell’ingegnere è netta: «Al cento per cento». Poi comunica il nome dell’impresa e il ribasso, pari al 30%. L’imprenditore conosceva bene il progetto e sottolineava immediatamente le difficoltà dell’opera: gli impianti inseriti negli arredi, il personale presente nel palazzo, i lavori da eseguire a trenta metri d’altezza, la domotica da installare e il rifacimento dei quadri elettrici. Con quel ribasso, osservava usando un’espressione colorita, sarebbero stati «cazzi i cacare».

La presenza alle riunioni e l’interesse di Scirocco

Nel luglio successivo Logozzo ottiene dal Consorzio Cadel una procura speciale e partecipa ai tavoli tecnici preliminari insieme ai vertici degli uffici ospitati nel Cedir. Dopo una riunione dell’8 settembre, riferisce a Sepe che l’avvio dell’intervento era considerato fattibile e urgente. Ma nelle conversazioni intercettate sarebbe «Scirocco a parlare dell’appalto come di un affare seguito in prima persona». Il 15 settembre, discutendo con un altro imprenditore, «descrive i lavori da realizzare a Reggio: impianti fotovoltaici, idraulici ed elettrici, luci a Led e condizionatori» annota il gip nell’ordinanza. Una sola macchina per la climatizzazione, osservava, sarebbe costata circa 480mila euro. Secondo l’ordinanza, Scirocco si sarebbe occupato direttamente della ricerca dei fornitori. Nell’ottobre 2023 raggiunge Afragola per incontrare Sepe e definire una trattativa relativa alle componenti dell’impianto di condizionamento. È lo stesso Sepe, parlando con Logozzo, a chiarire chi stesse conducendo il confronto: «Ora ti spiega tutto Franco», annota ancora il gip nell’ordinanza.

«La trattativa l’ha fatta Franco»

Il ruolo del messinese Scirocco dalla lettura dell’ordinanza emerge ancora più chiaramente dalle discussioni sul prezzo delle apparecchiature. Avrebbe proposto al fornitore un forte ribasso e due diverse formule di pagamento: una fideiussione bancaria da 400mila euro per una fornitura quantificata in circa 550mila, oppure un anticipo da 100mila euro e la cessione del credito sui successivi stati di avanzamento. Ma, quando Logozzo chiede spiegazioni, Sepe prende le distanze dalla trattativa: «L’ha fatto Franco, non l’ho fatto io». E aggiunge di essere rimasto soltanto ad ascoltare. È proprio una successiva conversazione tra Sepe e Logozzo a offrire, secondo il gip, una delle rappresentazioni più nette della gestione reale dell’appalto. L’imprenditore lamenta di non avere liquidità per anticipare 50mila euro necessari a ordinare le unità di trattamento dell’aria e, soprattutto, spiega di avere diciotto cantieri aperti e ricorda l’accordo raggiunto con Scirocco: «L’accordo prevedeva che da qua lo facevate voi». Sepe avrebbe dovuto eventualmente «aiutare», ma non sostenere tutti i costi dell’intervento. E parlando del cantiere aggiunge: «È un lavoro che state facendo voi».

«Ti sblocco quella cosa a Reggio»

Per ricomporre lo scontro interviene direttamente Scirocco. Promette a Sepe che sarebbe andato da lui e che avrebbe cercato di «sbloccare quella cosa a Reggio», così da farlo «soffrire meno», annota ancora il gip nell’ordinanza. Per gli inquirenti, dunque, non si trattava soltanto di consigli o mediazioni informali. Scirocco avrebbe gestito gli acquisti, discusso prezzi e ribassi, seguito i pagamenti e impartito indicazioni sul personale. Nel gennaio 2024 viene proposta anche la sua assunzione nell’Ambra Med, così da consentirgli di occuparsi formalmente degli affari dell’impresa. Ma, secondo il gip, l’ingresso ufficiale nella società sarebbe arrivato quando il potere di gestione era già pienamente esercitato.

I soldi per benzina utilizzati per comprare i materiali

Le intercettazioni seguono anche le piccole necessità quotidiane del cantiere. Nel febbraio 2024 un operaio comunica di avere ricevuto da Logozzo una problematica da risolvere al Cedir. Busà gli raccomanda prudenza: «Non sono cose che si dicono per telefono». L’operaio domanda se si tratti di una questione relativa alla Procura, prima di essere tranquillizzato. Qualche giorno più tardi lo stesso lavoratore racconta di non riuscire a trovare il materiale necessario. Alla domanda se avesse ricevuto i soldi, risponde che il «signor Franco» gli aveva consegnato del contante per la benzina, ma che nel frattempo lo avrebbe usato per comprare ciò che serviva per proseguire i lavori. Il 14 marzo, secondo la trascrizione riportata nell’ordinanza, Scirocco gli consegna altro denaro: prima cento euro, poi aumenta la somma a 150 e infine a 200 euro. Nell’aprile successivo, quando occorre reperire personale per ultimare alcuni interventi, l’operaio riferisce di essersi nuovamente rivolto a lui.

Il «controllo diretto» dietro l’Ambra Med

La conclusione del gip è che i lavori del Cedir sarebbero stati controllati direttamente da Scirocco e Logozzo, con la collaborazione di Gaetano Busà e su delega di Sepe, titolare dell’impresa individuata come esecutrice formale. Scirocco, secondo il giudice, si sarebbe schermato dietro l’Ambra Med, intervenendo nei rapporti con i fornitori, nei pagamenti, nella gestione del personale e nella soluzione delle difficoltà economiche e operative del cantiere. Elementi che hanno portato il gip a ritenere sussistente un quadro di gravità indiziaria nei confronti di Scirocco, Logozzo e Sepe per il presunto subappalto non autorizzato. (g.curcio@corrierecal.it)

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