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L’iniziativa

Sotto le querce di Rifugio Carrà, torna “Gente in Aspromonte”

La manifestazione organizzata da “Insieme per Africo” e ideata da Angela Sposato, torna il 22 e 23 agosto

Pubblicato il: 17/08/2026 – 10:52
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REGGIO CALABRIA Da otto anni, ogni fine agosto, Africo si ferma e si apre. “Gente in Aspromonte”, la manifestazione organizzata da “Insieme per Africo” e ideata da Angela Sposato, torna per l’ottava edizione il 22 e 23 agosto, confermandosi ormai un appuntamento fisso capace di coinvolgere l’intero territorio: amministrazioni comunali, associazioni, aziende agricole, artisti, scrittori e semplici cittadini, tutti chiamati a raccontare insieme l’anima di questa montagna. Quest’anno il filo conduttore è un titolo evocativo, “Dal metareale alla metafisica di Alvaro”, omaggio allo scrittore di San Luca che più di ogni altro ha saputo raccontare l’Aspromonte sospeso tra realtà e mito. La cornice è quella di Rifugio Carrà, punto di partenza e di ritorno di una due giorni che si snoda tra boschi, libri e tavole imbandite. Si comincia presto, alle 9.30 di sabato, con un gesto antico: il laboratorio pastorale della ricotta di capra, e una colazione di “buonacreanza” fatta di pane, ricotta e miele, mentre nell’aria risuonano i versi che Corrado Alvaro dedicò proprio al pane. Un modo per entrare nel clima della giornata prima ancora che comincino i discorsi ufficiali.

Il programma

E i discorsi, quelli veri, arrivano poco dopo, con i saluti istituzionali che porteranno il sindaco di Africo Domenico Modaffari accanto a rappresentanti delle istituzioni regionali e locali — dall’assessore al Turismo Giovanni Calabrese al sindaco di Sant’Agata del Bianco Domenico Stranieri, passando per il GAL Area Grecanica e la Film Commission Calabria. Un parterre che conferma come, edizione dopo edizione, il festival sia diventato un punto di riferimento condiviso da istituzioni e comunità locali, e non solo un evento culturale isolato. La mattinata prosegue tra parole e sapori: alle 10.30 la presentazione del libro “Un pranzo da re” di Jim Harrison porta a Rifugio Carrà una riflessione sul cibo come linguaggio, mentre un’ora più tardi il maestro gelatiere Antonio Ruggia trasforma la frutta di stagione dell’Aspromonte — uva autoctona, bergamotto, fichi — in granite che raccontano il territorio attraverso il gusto. Il pranzo conviviale, curato dai ragazzi di Insieme per Africo, chiude la mattinata con lo stesso spirito: dolci fatti con origano selvatico e zabaione al Greco di Gerace, a sancire che qui la metafisica passa anche dalla tavola. Il pomeriggio si fa più denso di pensiero. Alle 15.30 lo scrittore Gioacchino Criaco, il direttore di Palazzo Reale di Milano Domenico Piraina e il linguista Giuseppe Polimeni si confrontano proprio sul rapporto tra Alvaro e l’Aspromonte, in un dialogo che promette di intrecciare letteratura e memoria collettiva. A seguire, due incontri che spostano lo sguardo sulla natura: la quercia più possente d’Europa diventa pretesto per parlare di chimica, nutrizione e biodiversità, mentre l’antropologo Ettore Castagna e il liutaio Giuseppe Lucà chiudono il cerchio riflettendo sulla ricchezza culturale che si nasconde nelle tradizioni locali. La giornata si scioglie in convivialità: cena con i prodotti del territorio, e poi lo spettacolo musico-teatrale “Accussì mi ricordu… frammenti di umanità perduta”, firmato dallo stesso Castagna, seguito da musica e balli della Calabria grecanica. Tra gli stand, anche il vino delle Cantine Stoli — che raccontano attraverso i loro vigneti codici bizantini e palmenti pre-omerici — la produzione dell’Azienda Barone Macrì e i libri dell’edicola-libreria Mollica: piccole realtà del territorio che ogni anno trovano in questo festival una vetrina.

L’escursione naturalistica

Domenica il festival si mette in cammino. Da Rifugio Carrà verso Campusa, tra colazione di buonacreanza e un nuovo capitolo dedicato alla letteratura calabrese, con l’incontro “Alvaro e Strati, due scrittori” curato da Domenico Stranieri. L’escursione naturalistica diventa poi occasione per un incontro tra arte e paesaggio: l’installazione “Barcalabria” di Antonello Scotti e le “Bacheche di pensiero” — immagini itineranti sulla memoria di Africo Vecchio — invitano i partecipanti a fermarsi e riflettere sullo sguardo metafisico delle terre ioniche. Dopo la sosta alla scuola elementare “Zanotti-Bianco” per il pranzo al sacco, il pomeriggio si apre alla parola scomoda della cronaca: la giornalista Anna Mallamo presenta il suo libro “Col buio me la vedo io” (Einaudi), dialogando con Alessia Alboresi ed Evelina Catizone. Alle 18 la musica prende il sopravvento con l’Orchestra giovanile di fiati “G. Scerra” di Delianuova, diretta dal maestro Gaetano Pisano. Il rientro a Rifugio Carrà, in serata, apre l’ultimo capitolo della due giorni: la cena conviviale e, a chiudere tutto, l’osservazione delle costellazioni accompagnata dai racconti orali di “‘U cuntu de li cunti” — un modo antico di raccontare la notte che sembra fatto apposta per suggellare un festival che continua a tenere insieme la terra, la memoria e chi in questa montagna ci vive.

Info e prenotazioni
327/9591927 – 349/5269848
insiemeperafrico@gmail.com

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