Osso, Mastrosso e Carcagnosso….la leggenda sulla ‘ndrangheta che va virale su TikTok
La favola sui fondatori della criminalità organizzata macina visualizzazioni sulla piattaforma. L’uso di riti arcaici e simboli mafiosi nella ‘ndrangheta moderna
C’erano una volta Osso, Mastrosso e Carcacagnosso. Quello che sembra l’incipit di un’innocente favola per bambini, è invece una delle leggende che ruota attorno alla criminalità organizzata italiana. Una formula che richiama i riti arcaici e la simbologia tipica della ‘ndrangheta, su cui le Procure antimafia hanno versato fiumi d’inchiostro nelle inchieste, sottolineandone il valore identitario all’interno delle cosche calabresi. Un racconto mitico che adesso trova spazio anche su TikTok, la piattaforma oggi più utilizzata da giovani e adulti e già in passato al centro di polemiche per il richiamo a simboli e messaggi della criminalità organizzata.
Migliaia di visualizzazioni per la leggenda sulle tre mafie
Sono decine di migliaia le visualizzazioni nei video dedicati ai tre cavalieri spagnoli che, secondo il mito, sarebbero sbarcati nel 1412 sull’isola siciliana di Favignana, dopo essere fuggiti dalla Penisola iberica per aver ucciso, come vendetta, colui che violentò sorella. Dall’isola si sarebbero poi divisi: Osso sarebbe rimasto in Sicilia, fondando Cosa Nostra, mentre Mastrosso e Carcagnosso sarebbero andato fuori regione. Il primo in Calabria per fondare la ‘ndrangheta, il secondo in Campania dando origine alla Camorra. Un racconto mitico, privo di riscontri reali, ma ripreso spesso anche nei riti della ‘ndrangheta, tra cui “u battizzu” che formalizza l’affiliazione di un nuovo membro del clan.
La musica popolare sulla ‘ndrangheta
Nei post su TikTok, viene spesso pubblicato il ritratto dei tre cavalieri accompagnato dalla canzone popolare “’Ndrangheta, camorra e mafia”. Nei commenti “onore e rispetto” sono le parole più frequenti, qualcuno chiede se si è “conformi” (un altro richiamo al lessico ‘ndranghetista), qualcun altro fa riferimento all’onorata società e alle nuove generazioni con cui sono iniziati i «tradimenti e i tantissimi pentiti». Nulla di illegale e nell’analisi tocca distinguere i filmati puramente informativi da quelli al limite dell’apologia mafiosa, ma l’ennesimo esempio di come la cultura ‘ndranghetista abbia trovato su TikTok una vetrina adatta alla diffusione di valori, simboli e riti che richiamano la storia della criminalità organizzata.
Il ritorno di simboli e parole “arcaiche”
Un fenomeno che sembrava ormai «ridimensionato» rispetto al passato, come aveva affermato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Walter Ignazitto nell’ambito della conferenza stampa post operazione Epicentro 2. È stata infatti la maxinchiesta contro le cosche reggine che ha portato alla misura cautelare per 79 persone a riaccendere il tema della simbologia ‘ndranghetista, non soltanto come semplice strumento identitario, ma anche operativo. Così nelle pagine dell’inchiesta tornano espressioni come “vangelo”, “santa”, “battezzo”, “mastro di giornata”, che, a detta degli inquirenti, garantiscono compattezza e disciplina interna al gruppo. Ma, soprattutto, garantiscono un’identità e una (finta) storia alla ‘ndrangheta: un modo anche per attirare la curiosità dei più giovani. (m.russo@corrierecal.it)
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