Criaco racconta “Insieme per Africo”: «La montagna non si racconta, si vive»
L’ottava edizione dell’iniziativa di Gente in Aspromonte tra cammini, incontri e memoria: «Un migliaio di persone in 48 ore, la soddisfazione di aver portato tutti dentro la montagna»
REGGIO CALABRIA “400 persone accoccolate sopra un qualunque masso, una sporgenza di fortuna, sedie e sedute che non possono bastare, file pazienti, la condivisione di un pranzo. Più di 100 persone di media a ogni incontro, e più di 100 persone che sotto il sole di agosto si mettono al passo di un narratore per il pellegrinaggio verso un luogo che sulla carta dovrebbe essere cancellato da 70 anni e invece esiste e resiste da migliaia di anni”. È il racconto affidato ai social da Gioacchino Criaco, scrittore e tra le voci più legate alla memoria e alla storia dell’Aspromonte, per descrivere l’esperienza di “Gente in Aspromonte – Insieme per Africo”, giunta all’ottava edizione. Numeri e immagini che raccontano una partecipazione ormai consolidata: più di cento persone, in media, a ogni appuntamento, e altrettante che, sotto il sole di agosto, seguono il passo del narratore lungo il percorso verso un luogo che «sulla carta dovrebbe essere cancellato da 70 anni» e che invece «esiste e resiste da migliaia di anni». Un cammino che diventa così molto più di un’escursione: è memoria, racconto e riscoperta di un territorio e di una comunità, attraverso i sentieri dell’Aspromonte e la storia di Africo. Una presenza collettiva che, anno dopo anno, rinnova il legame con un luogo che continua a vivere nella memoria e nell’identità di chi lo attraversa e lo racconta. Scrive Criaco : “Le ragazze e i ragazzi dei Fiati di Delianuova mulinano braccia e spalle, spazzano via a colpi di ciglia mosche ostinate, eccitate da un afflusso di vita inconsueto. Non abbiamo vinto per il numero delle presenze, un migliaio in un andirivieni continuo lungo 48 ore. Siamo soddisfatti per essere riusciti non a raccontare la montagna e le aree interne da favorevole palco vista mare. Chi si è lasciato irretire dai nostri racconti e si è mosso da molti e moltissimi chilometri di distanza, l’area interna e la montagna le ha vissute da dentro, con la fatica, il sudore, le scomodità, le bestemmie che sono la benzina del motore che ci porta lontano ragazze e ragazzi, che svuota un mondo ormai solo raccontato in chiave retorica. Chi si è sottoposto alle nostre torture ora capirà qualcosa di più di natura, non per sentito dire, alcuni se ne terranno alla larga e i più rimarranno imprigionati in una malia che lega impietosa e amorosa.

Professori universitari, scrittori e scrittrici, musicisti, la politica di maggioranza e opposizione, alla fine tutti insieme, spossati, ma tutti di ritorno con un dono, un mazzetto di origano o una ghianda chiudere in un pugno. Quasi tutti si sono comprati un libro, un miraggio per i librai cittadini, una figata per il libraio che ha portato su i testi in un mezzo di fortuna che non sveliamo.
Hanno vinto le ragazze e i ragazzi di Africo, le amiche e gli amici di fuori che letteralmente si sono immolati a una scommessa folle che tornerà, con le stesse asperità, l’anno prossimo. Il ringraziamento va, uguale, a chi ci aiuta e a chi ci contrasta. L’amore ai cuori puri che sono con noi e per noi, non c’è bisogno di nomi, loro e chi vive la magia delle Querce sanno chi sono, sappiamo”.
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