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L’inchiesta brasiliana

’Ndrangheta e Pcc in Brasile, l’impero della cocaina sopravvissuto agli arresti di Morabito e Pasquino: 4 miliardi in sei anni

Secondo la Polícia Federal il network avrebbe continuato a operare anche dopo le catture dei due broker. Nuovi porti e il ruolo del latitante Nicholas Evangelista

Pubblicato il: 28/08/2026 – 6:59
di Giorgio Curcio
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LAMEZIA TERME «A Santos è difficile lavorare». Poche parole, recuperate dagli investigatori brasiliani all’interno di un telefono, raccontano meglio di molte analisi come le grandi reti internazionali della cocaina siano capaci di cambiare rapidamente pelle e percorsi quando i controlli diventano troppo stringenti. A scriverle sarebbe stato Nicholas Charles Evangelista Lopes, personaggio già emerso nelle carte dell’inchiesta “Samba” della Dda di Torino e oggi indicato dalla Polícia Federal brasiliana come uno degli uomini che avrebbero garantito la continuità dei rapporti tra Primeiro Comando da Capital e ’ndrangheta. La frase compare nella nuova ricostruzione pubblicata dalla Folha de S.Paulo sulle trasformazioni delle rotte del narcotraffico brasiliano. Il porto di Santos, il più grande dell’America Latina e per anni uno degli snodi fondamentali per l’invio della cocaina verso l’Europa, è diventato sempre più sorvegliato: 17 scanner, circa 4.400 telecamere, droni e sistemi di rilevazione termica. Il risultato, secondo le indagini della Polícia Federal analizzate dal quotidiano brasiliano, è stato lo spostamento progressivo delle attività verso altri terminal lungo l’intera costa del Paese.

La rete dopo Morabito e Pasquino

Una delle indagini centrali è la “Conexão Paraíba”, sviluppata dopo l’arresto avvenuto nel maggio 2021 a João Pessoa di Rocco Morabito e Vincenzo Pasquino. Secondo gli investigatori brasiliani, i due avrebbero rappresentato un punto di collegamento tra la ’ndrangheta e il Pcc, la più potente organizzazione criminale del Brasile. Le catture, però, non avrebbero fermato la struttura. Secondo quanto ricostruito dalla Polícia Federal, il gruppo avrebbe movimentato circa 4 miliardi di reais nell’arco di sei anni e avrebbe continuato a operare anche dopo l’arresto e la successiva estradizione in Italia dei due broker.
Il sistema non sarebbe quindi dipeso esclusivamente dalla presenza fisica di Morabito e Pasquino, tutt’altro. Già perché uomini, contatti e infrastrutture logistiche sarebbero rimasti attivi, adattandosi alla maggiore pressione delle autorità ma, proprio la difficoltà di continuare a utilizzare Santos, avrebbe comunque poi spinto la rete a ragionare su nuove uscite. Nelle indagini vengono citati gli scali di Suape, Pecém e Cabedelo, oltre a Fortaleza, Salvador e Natal. Altri procedimenti della Polícia Federal mostrano contemporaneamente l’utilizzo crescente di Paranaguá e dei porti di Santa Catarina, tra cui Itajaí, Navegantes, Imbituba, Itapoá e São Francisco do Sul. Una frammentazione delle rotte che rende più difficile individuare un unico corridoio della cocaina diretto verso l’Europa.

Nicholas, da Malaga alle nuove rotte brasiliane

Ma c’è addirittura un nome che collega questa nuova ricostruzione alle carte italiane, ed è quello di Nicholas Charles Evangelista Lopes, conosciuto anche come “Coringa” o “Corinthiano”. Secondo la Polícia Federal brasiliana, infatti, Nicholas sarebbe stato addirittura il braccio destro di Vincenzo Pasquino e avrebbe mantenuto contatti sia con operatori del Pcc sia con esponenti della ’ndrangheta. Gli investigatori gli attribuiscono inoltre un ruolo nell’assistenza fornita a un gruppo di mafiosi albanesi arrivati in Brasile: avrebbero trascorso alcune settimane in una casa di João Pessoa pagata dalla stessa organizzazione criminale paulista. Nicholas, come detto, non è un nome nuovo nelle indagini italiane perché compare nell’inchiesta “Samba” della Distrettuale antimafia di Torino e, nelle motivazioni della sentenza del processo celebrato con rito abbreviato, risulta essere proprio lui uno degli uomini che nell’ottobre 2019 si trova a Malaga durante il tentativo di recuperare 440 chili di cocaina appartenenti al Pcc.

Le motivazioni di Samba

Il gruppo, come scritto nelle motivazioni, «era riuscito a entrare nel porto nascosto all’interno di un camion, con 18 borse pronte per trasferire il carico. L’operazione fallì per un dettaglio imprevedibile: il container si trovava al quinto livello della nave e il muletto disponibile non riusciva a raggiungerlo» si legge. Nicholas era stato individuato all’Hotel Campanile Malaga Airport insieme a Christian Sambati e Vito Luigi Basile. Pasquino, rimasto in Brasile, avrebbe seguito l’intera operazione attraverso telefoni criptati, fotografie e video provenienti dal porto spagnolo. Dopo il fallimento, il collaboratore racconta di essere stato convocato dagli uomini del Pcc a San Paolo per rendere conto della cocaina perduta. «In Brasile si dice che ti chiamano all’Idea. In Italia diciamo che ti chiamano al Tavolino», ha spiegato Pasquino nelle dichiarazioni confluite nelle motivazioni di “Samba”. A distanza di anni, Nicholas ricompare dunque nelle indagini brasiliane proprio nel ruolo di uomo capace di muoversi tra le diverse componenti del network internazionale. Nei suoi confronti risulta ancora pendente un mandato di arresto e la giustizia brasiliana ne ha disposto l’inserimento nella Red Notice di Interpol.

Doleiros, cambiavalute e tracker sui carichi

Ma la struttura descritta dalla Polícia Federal non avrebbe gestito soltanto l’invio della cocaina. Attorno ai carichi sarebbe esistito un vero sistema finanziario e logistico. Per occultare e trasferire il denaro sarebbero stati utilizzati i noti “doleiros”, operatori specializzati nel cambio clandestino, e una casa di cambio situata nell’Avenida Paulista, nel cuore finanziario di San Paolo. Le spedizioni verso l’Europa, inoltre, sarebbero state dotate di tracker che consentivano di seguire ogni spostamento della merce. Secondo gli investigatori, uomini posizionati sia in Brasile sia nel continente europeo avrebbero controllato in tempo reale l’avanzamento dei container. Un sistema che mostra quanto la gestione della cocaina sia ormai articolata su più livelli: approvvigionamento, contaminazione dei container, accesso ai porti, uscita della merce in Europa, controllo tecnologico delle spedizioni e successiva gestione dei profitti.

Paranaguá e il legame tra ’ndrangheta e Pcc

Il progressivo spostamento da Santos trova una conferma anche in un altro procedimento brasiliano. In una recente decisione del Superior Tribunal de Justiça, relativa all’operazione “Mafiusi”, vengono riportate le risultanze investigative sul ruolo assunto dal porto di Paranaguá, nello Stato del Paraná. Gli atti parlano esplicitamente del rapporto tra la ’ndrangheta e i fornitori della logistica portuale, che avrebbero operato «in partnership» con personaggi di rilievo del Pcc. Un sistema utilizzato soprattutto per esportare cocaina attraverso il porto, ma non soltanto. Secondo l’indagine, infatti, l’organizzazione avrebbe utilizzato anche jet privati per i viaggi internazionali, con droga nascosta all’interno delle aeronavi. Le carte ricostruiscono inoltre un articolato sistema di riciclaggio: telefoni Sky Ecc, pagamenti in contanti, società considerate di facciata, compravendite immobiliari e persino attività nel settore agency dei calciatori. In un passaggio vengono indicate transazioni per circa 30 milioni di reais tra società riconducibili agli indagati e aziende ritenute prive di una reale attività economica.

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La cocaina cerca nuovi porti

Il quadro che emerge dalle diverse inchieste brasiliane è quello di un narcotraffico sempre meno legato a un singolo porto. La maggiore pressione esercitata a Santos non avrebbe bloccato le spedizioni, ma avrebbe costretto le organizzazioni a distribuire il rischio lungo centinaia di chilometri di costa. Suape, Pecém, Cabedelo e gli scali del Nordeste. Paranaguá nel Paraná. Itajaí, Navegantes e altri porti di Santa Catarina. Percorsi diversi, ma con un obiettivo identico: riuscire a far partire dal Brasile tonnellate di cocaina destinate al mercato europeo. Ed è proprio questa capacità di adattamento a rappresentare uno degli aspetti più significativi della nuova fase. Morabito è stato estradato in Italia nel 2022. Pasquino, estradato l’anno successivo, ha poi scelto di collaborare con la giustizia e il suo racconto ha consentito agli investigatori italiani di ricostruire anni di rapporti tra broker calabresi, narcos sudamericani e Pcc. Ma dall’altra parte dell’Atlantico, secondo la Polícia Federal, la rete avrebbe continuato a lavorare. (g.curcio@corrierecal.it)

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