I furti su commissione e le auto per il clan: i veicoli rubati per gli affari degli Alvaro. «Hanno intenzione di portarsi via un’altra macchina
L’ansia dei telefoni sotto controllo e l’affare sui veicoli. La staffetta da Arghillà a Sinopoli e il vertice nel negozio
REGGIO CALABRIA La staffetta in autostrada, il veicolo rubato scortato fino a Sinopoli e la riunione riservata all’interno dell’attività commerciale per pianificare le mosse successive. Ma non solo: sullo sfondo si staglia anche un vero e proprio mercato parallelo in cui le utilitarie trafugate venivano acquistate in cambio di ingenti somme di contanti, con una precisa e spregiudicata divisione di ruoli tra chi si occupava di sottrarre materialmente i mezzi e chi li riceveva per le esigenze operative della consorteria. È un ulteriore e più ampio tassello sulle dinamiche legate alla cosca Alvaro quello ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha passato al setaccio le condotte di diversi indagati.
Il sistema degli scambi illeciti emerge con chiarezza da un episodio risalente all’ottobre del 2023. Al centro c’è la cessione di una Lancia Ypsilon, risultata rubata ad opera di ignoti. Tutto comincia il 14 ottobre 2023, quando viene fissato un summit che risulta strettamente legato alla movimentazione di una grossa somma di denaro contante, poi intercettata e rinvenuta dopo il controllo delle forze dell’ordine. All’accordo economico iniziale fa seguito una seconda tappa il 16 ottobre, quando Giuseppe Cannizzaro, affiancato da Pasquale Romeo (classe ’77), attende con impazienza per finalizzare la consegna materiale del veicolo.
L’ansia dei telefoni sotto controllo e l’affare sui veicoli
L’ansia e la tensione che accompagnano l’operazione affiorano nitidamente dalle intercettazioni ambientali captate dagli investigatori. Preoccupato da possibili attenzioni investigative, Romeo manifesta tutta la propria inquietudine per la sicurezza delle comunicazioni telefoniche: «Chiedigli ma sei arrivato a Sinopoli? A Sant’eufemia? O sei passato già? Speriamo che non abbia il telefono sotto controllo questo minchia!». Nello stesso dialogo, la natura dell’incontro emerge in tutta la sua evidenza quando i due commentano l’arrivo della vettura: alla battuta di Cannizzaro («Forse è venuto senza macchina…»), Romeo replica con sarcasmo («E senza macchina cosa veniva a fare?»). Nelle medesime conversazioni, gli indagati arrivano persino a ipotizzare che i due corrieri potessero avere intenzione di trafugare un’ulteriore automobile sul posto per ottimizzare gli spostamenti: «Allora hanno intenzione di portarsi via un’altra macchina…così fanno un unico viaggio».
La staffetta da Arghillà e il vertice nel negozio
Il modus operandi del clan legato ai veicoli rubati trova poi un ulteriore riscontro nei mesi successivi, concretizzandosi nel marzo del 2024. Tra il 4 e il 9 marzo gli investigatori registrano movimenti anomali tra Sinopoli e il quartiere Arghillà di Reggio Calabria, che vedono protagonisti Francesco Alvaro e lo stesso Giuseppe Cannizzaro. Nel pomeriggio del 9 marzo scatta l’operazione sul campo: l’autovettura in uso ai due si sposta da Arghillà verso Bagnara Calabra, mettendosi in scia a una Fiat Panda. Le due macchine procedono in fila fino a Sinopoli, dove la vettura sottratta viene regolarmente parcheggiata, immortalata dai sistemi di videosorveglianza della zona. La conferma della provenienza furtiva arriva dritta dalle banche dati, dove la proprietaria aveva registrato il furto tra le 15:00 e le 17:00 di quello stesso giorno, in una finestra temporale perfettamente coincidente con la partenza del convoglio da Arghillà fissata alle 17:36.
Chiusa la staffetta, l’affare si sposta a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Alvaro, Cannizzaro e i soggetti a bordo del mezzo rubato convergono presso il negozio di macchinette e forniture di caffè riconducibile ad Alvaro, dove le microspie registrano la pianificazione di nuovi reati contro il patrimonio. Un disegno criminale che viene tuttavia interrotto dall’intervento tempestivo dei Carabinieri, capaci di individuare e recuperare la Fiat Panda grazie al localizzatore Gps della compagnia assicurativa, chiudendo il cerchio su una filiera criminale in cui i veicoli rubati rappresentavano un ingranaggio imprescindibile per la logistica e gli affari della cosca. (m.r.)
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