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Il fatto

Soveria Simeri, reflui industriali nel torrente: denunciata la titolare di un impianto

Macchia marrone alla foce, i carabinieri risalgono il corso d’acqua e individuano la condotta. Analisi Arpacal: solidi sospesi venti volte oltre il limite

Pubblicato il: 01/09/2026 – 11:38
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CATANZARO Nella mattinata di giovedì 27 agosto, i carabinieri della Stazione di Sellia Marina hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Catanzaro una 48enne, amministratrice e legale rappresentante di una società, operante nella lavorazione di inerti. Il provvedimento è scaturito a seguito dello sversamento illecito di reflui industriali non trattati nel torrente “Soveria Simeri”, le cui acque si immettono nel mare antistante la costa jonica.  In particolare, nel pomeriggio dello scorso 08 agosto, a seguito di numerose segnalazioni giunte al NUE112 da diversi bagnanti circa la presenza di una macchia marrone alla foce del torrente, i militari dell’Arma sono immediatamente intervenuti sul posto, risalendo l’alveo del corso d’acqua fino ad individuare la fonte dell’inquinamento. Giunti nel territorio di Soveria Simeri, i carabinieri hanno intercettato una condotta di notevoli dimensioni, posta a ridosso del perimetro aziendale del citato impianto, dalla quale fuoriusciva un copioso flusso di liquido denso e marrone che si riversava direttamente nel fiume.  I successivi approfondimenti hanno fatto emergere un evidente quadro di irregolarità ambientali. Fatto immediato accesso all’interno dello stabilimento, i carabinieri hanno constatato che la linea di lavorazione degli inerti era in piena funzione e che i liquidi di lavaggio venivano convogliati in vasche di decantazione per poi defluire all’esterno, senza alcun preventivo trattamento di chiarificazione, attraverso il tubo di scarico. Al fine di interrompere le conseguenze dannose del reato, i carabinieri hanno imposto l’immediata cessazione del ciclo produttivo e prelevato dei campioni di refluo. Le successive analisi di laboratorio, condotte dall’ Arpacal (Agenzia Regionale per la Protezione dell’ambiente della Calabria), hanno confermato l’iniziale quadro indiziario, rilevando un parametro di solidi sospesi venti volte superiore al limite consentito, fortunatamente senza conseguenze nocive per la balneazione. Gli accertamenti documentali hanno, inoltre, permesso di appurare che lo stabilimento operava in assenza di un valido titolo autorizzativo allo scarico dei corpi idrici superficiali.  Di conseguenza, la titolare dell’impianto è stata deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Catanzaro per scarico di acque reflue industriali, gestione di rifiuti senza autorizzazione ed inquinamento ambientale. L’operazione conferma l’impegno costante del Comando provinciale dei carabinieri a tutela di legalità, ambiente e salute. I controlli proseguiranno in tutta la provincia per prevenire analoghe violazioni, a garanzia della conservazione dell’ecosistema e della salute umana e animale, in particolare lungo la fascia costiera a forte vocazione turistica. 


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