Omicidio di Antonio Perrotta, Domenico Orsino resta in carcere
Il 22enne giocatore di rugby della nazionale del Lussemburgo, ma di origini calabresi, è ritenuto il responsabile della morte del 33enne
COSENZA Domenico Orsino resta in carcere. Respinto il ricorso presentato dall’avvocato Alessandro Gaeta, legale del giovane accusato di omicidio preterintenzionale: il 22enne giocatore di rugby della nazionale del Lussemburgo, ma di origini calabresi, è ritenuto il responsabile della morte di Antonio Perrotta. Il 33enne era stato raggiunto – come confermato nelle dichiarazioni rese nel corso dell’interrogatorio di garanzia dal fratello dell’indagato, Umberto Orsino – da un pugno sferrato all’altezza della zona bocca-mento all’esterno della discoteca “Il Castello” a Sangineto. Poi Perrotta sarebbe caduto battendo violentemente la testa.
Le condizioni di Perrotta
Dopo la colluttazione, Perrotta è stato accompagnato all’ospedale di Cetraro, i medici del pronto soccorso hanno riscontrato un «ematoma fronto-parietotemporale destro, stato di stupore, deviazione della rima buccale verso destra, agitazione psicomotoria, emiplegia sinistra, deviazione coniugata dello sguardo». Prestati i primi soccorsi, visto il grave quadro clinico e il deterioramento progressivo del sistema nervoso centrale, hanno proceduto ad intubazione e disposto il trasferimento all’ospedale di Cosenza con diagnosi di emorragia post traumatica. All’Annunziata, dopo il ricovero nel reparto di Rianimazione e il tentativo di salvargli la vita, è sopraggiunto il decesso.
Le dichiarazioni dei testimoni
Nell’ordinanza di convalida del fermo, la gip si sofferma sulle dichiarazioni rese da alcuni testimoni, giudicate prive di «elementi utili alla compiuta ricostruzione dei fatti» e «nello specifico, della presunta aggressione». Qualcuno ha riferito di aver notato all’esterno del locale (senza specificare l’orario) una rissa nel corso della quale uno dei ragazzi coinvolti «cadeva all’indietro, battendo la testa, dopo essere stato colpito da un pugno». Gli addetti alla sicurezza, «descrivono la discussione e l’allontanamento dal locale di due ragazzi, successivamente individuati negli indagati, ma nulla riferiscono in ordine all’ipotizzata aggressione». (f.benincasa@corrierecal.it)
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