’Ndrangheta in Lombardia, il ritorno di Vestiti e l’asse con i Morabito. Cerbo: «Palamara comandava a Milano»
Nel corso dei riconoscimenti fotografici il collaboratore indica Francesco “Ciccio” Palamara, nato ad Africo: «Me lo portò Vestiti a Savona». Da domani ripartono le udienze
MILANO Il ritorno di Giancarlo Vestiti dopo il carcere, l’incontro a Savona con Francesco “Ciccio” Palamara, il riferimento alla famiglia Morabito e i nuovi affari in Lombardia. Nel processo ordinario “Hydra”, in corso a Milano, il collaboratore William Alfonso Cerbo ricostruisce un altro passaggio del presunto sistema mafioso lombardo: quello legato alla fase successiva alla detenzione di Vestiti e ai rapporti che, secondo il suo racconto, l’imputato avrebbe costruito con ambienti della ’ndrangheta calabrese. Il nome che consente di aprire questo capitolo è quello di Francesco Palamara, nato ad Africo, indicato da Cerbo nel corso dell’udienza dedicata anche ai riconoscimenti fotografici. Davanti alla foto, il collaboratore non ha dubbi: «È lui, è lui quello che mi portò Vestiti a Savona». Poi aggiunge la sua definizione: «Ciccio Palamara, personaggio di spicco della criminalità di tipo ’ndranghetistico a Milano».
L’incontro a Savona
Cerbo colloca l’incontro nel periodo savonese, che indica nel 2023. Racconta di avere visto Palamara una sola volta, a Savona, insieme a Vestiti. Secondo il collaboratore, sarebbe stato proprio Vestiti a presentarglielo, descrivendolo come un soggetto importante nel panorama criminale milanese. «Me lo presentò come uno che stava comandando in quel periodo a Milano», dice Cerbo in aula. Una frase che, nella ricostruzione del dichiarante, restituisce il peso attribuito a Palamara nei nuovi rapporti che Vestiti avrebbe cercato di coltivare dopo il carcere. Cerbo precisa di non avere avuto rapporti diretti e continuativi con Palamara. Il dato che consegna al tribunale è l’incontro, il contesto e il racconto ricevuto da Vestiti. A rafforzare quel quadro, secondo il collaboratore, ci sarebbe stato anche un commento di Antonio Di Miccoli, che gli avrebbe riferito che Vestiti «stava facendo strada con i Morabito».
Il riferimento ai Morabito
È questo il punto che dà al racconto un rilievo calabrese ancora più netto. Palamara viene indicato da Cerbo come figura legata alla famiglia Morabito. Non una semplice conoscenza, dunque, ma un riferimento che, nel linguaggio del collaboratore, si inserisce negli equilibri della criminalità organizzata calabrese a Milano. Nel corso dell’esame, Cerbo parla di Vestiti come di un soggetto che, dopo il carcere, si sarebbe mosso per ricostruire relazioni, protezioni e affari. Prima della detenzione, lo aveva descritto spesso vicino a Santo Crea. Dopo la scarcerazione, invece, il quadro sarebbe cambiato. Secondo il collaboratore, Vestiti avrebbe raccontato che il rapporto con Crea si era raffreddato. Il motivo non sarebbe stato spiegato nei dettagli, ma Cerbo lo collega, per sua interpretazione, alla delusione di Vestiti durante il periodo della detenzione. «Durante la detenzione Vestiti ha avuto mille problemi», dice in aula, spiegando che diversi soggetti avrebbero cercato di scalzarlo e che, a suo dire, Crea si sarebbe fatto «un po’ gli affari suoi».
«Ora non ci sono problemi»
Il passaggio su Palamara entra proprio in questa fase. Cerbo riferisce che, durante l’incontro, lo stesso Palamara avrebbe abbassato la testa e confermato la nuova vicinanza di Vestiti. Il senso del discorso, nella ricostruzione del collaboratore, era che i vecchi problemi erano superati perché Vestiti adesso era vicino a nuovi interlocutori. L’immagine è quella di un uomo che, uscito dal carcere, prova a tornare al centro degli affari. Non più con gli stessi riferimenti di prima, o almeno non soltanto con quelli, ma cercando nuovi agganci e nuove coperture. Vestiti, secondo Cerbo, sarebbe tornato a muoversi anche sul piano economico. Il collaboratore racconta che in quel periodo gli venne prospettata una sorta di collaborazione commerciale, con l’idea di usare un capannone per il fermo merce. Cerbo dice di avere risposto mettendo a disposizione la merce e le fatture, ma di avere evitato un intreccio più profondo con quei soggetti.
La prudenza di Cerbo
Il collaboratore spiega anche perché non avrebbe voluto entrare pienamente in quell’operazione. «Avevo paura a intrecciare i miei interessi con questi soggetti», dice in aula. Una paura legata, secondo il suo racconto, alla caratura delle persone che Vestiti gli avrebbe presentato e al contesto in cui si stavano muovendo. Cerbo chiarisce di non avere avuto bisogno di Vestiti per vendere la merce. Il suo interesse, racconta, era mantenere una disponibilità commerciale senza esporsi troppo. In altre parole: fornire fatture e prodotti quando necessario, ma senza entrare in una vera società di fatto con il gruppo. È un passaggio importante perché restituisce il clima di quella fase. Vestiti, secondo il collaboratore, cercava di rimettersi in carreggiata. Cerbo, invece, dice di avere percepito il rischio di un coinvolgimento troppo stretto.
Il traffico di “erba” e i 15mila euro
Nel racconto del collaboratore compare anche un episodio legato a un traffico di marijuana. Cerbo riferisce che Vestiti gli avrebbe chiesto 15mila euro, spiegando di avere avuto un problema con alcuni albanesi ai quali doveva corrispondere una somma più alta. Secondo il racconto fatto in aula, in quel periodo Vestiti e Gioacchino Amico si sarebbero rimessi in affari dopo le frizioni nate durante la detenzione. Cerbo parla di un traffico di “erba” e sostiene che Amico avrebbe creato un problema a Vestiti, prendendo la droga, vendendola e poi sparendo in Sicilia. Vestiti, per non fare brutta figura con i fornitori, avrebbe dovuto mettere soldi di tasca propria. Su questo punto Cerbo resta prudente. Dice di avere collegato quel business al contesto Palamara e Morabito, ma chiarisce che si tratta di una sua deduzione. «Non c’è un particolare dove lui mi racconta: è stato Palamara a presentarlo», spiega in aula. Tuttavia, aggiunge che in quel periodo Vestiti «camminava» con Palamara e che anche Di Miccoli gli avrebbe parlato dell’avvicinamento ai Morabito. (g.curcio@corrierecal.it)
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