Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 16:58
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

ANALISI GIMBE

Sanità, l’Italia ultima nel G7: 36 miliardi di divario con l’Europa

Per ogni cittadino investiti 612 euro in meno rispetto alla media

Pubblicato il: 02/09/2026 – 16:58
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

Un divario da oltre 36 miliardi di euro separa ormai la sanità pubblica italiana dalla media europea. L’Italia è ultima tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite e soltanto quindicesima tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse. È la fotografia scattata dalla Fondazione GIMBE nell’analisi diffusa oggi sui dati aggiornati dell’OECD Health Statistics. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e ben al di sotto del 7,1% registrato sia dalla media Ocse sia da quella dei Paesi europei. Sono 14 gli Stati europei dell’area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota maggiore della propria ricchezza: in testa la Germania, con l’11% del Pil.

Oltre mille dollari in meno per ogni cittadino

Ancora più netto il confronto sulla spesa pro capite. L’Italia investe 3.952 dollari per abitante, 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 dollari in meno rispetto alla media dei Paesi europei, pari secondo i parametri utilizzati da GIMBE a circa 612 euro per cittadino. Moltiplicando questa differenza per i quasi 59 milioni di residenti italiani, il risultato è un gap complessivo di 36,1 miliardi di euro. Un solco che non nasce oggi: fino al 2011 la spesa italiana era sostanzialmente allineata alla media europea, poi la distanza ha iniziato ad aumentare progressivamente e si è ulteriormente ampliata durante e dopo la pandemia. «È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», sottolinea il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta.

Italia fanalino di coda nel G7

Il confronto con le principali economie mondiali è ancora più pesante. Nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite. La Germania arriva a 8.726 dollari per abitante, più del doppio dei 3.952 italiani. Secondo GIMBE, quello che nel 2008 era ancora un distacco relativamente contenuto si è trasformato negli anni in un vero e proprio «abisso». Anche il Regno Unito, che come l’Italia dispone di un sistema sanitario finanziato prevalentemente attraverso la fiscalità generale, dal 2020 ha aumentato in maniera significativa le risorse destinate alla sanità pubblica. E gli effetti del sottofinanziamento, avverte la Fondazione, ormai escono dai bilanci dello Stato per entrare direttamente nella vita delle famiglie: liste d’attesa, pronto soccorso in affanno, carenza di medici di famiglia, diseguaglianze territoriali e maggiore ricorso alla sanità privata. Nel 2024 sono state 5,8 milioni le persone che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, quasi un italiano su dieci. «Il prezzo più alto lo pagano i cittadini», afferma Cartabellotta, indicando tra le conseguenze anche impoverimento e indebitamento delle famiglie.

L’allarme arriva anche da Bruxelles

La questione non viene più considerata soltanto un problema sanitario. Nel Country Report 2026 la Commissione europea ha collegato le criticità del Servizio sanitario nazionale anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Il 10 luglio il Consiglio dell’Unione europea ha inoltre raccomandato formalmente all’Italia di garantire un accesso più tempestivo a cure economicamente sostenibili e di affrontare le carenze di personale nelle professioni sanitarie chiave. Sul fondo resta anche l’incognita del Pnrr. Al primo settembre, evidenzia GIMBE, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità, nonostante la scadenza europea del 30 giugno. Il rischio, secondo Cartabellotta, è quello di ritrovarsi con strutture realizzate ma incapaci di assicurare concretamente i servizi previsti. Con la prossima Legge di Bilancio già all’orizzonte, GIMBE chiede quindi di uscire dalla trattativa annuale sui miliardi da aggiungere al Fondo sanitario e di arrivare a un impegno politico stabile per aumentare progressivamente le risorse e accompagnarle con riforme strutturali. La conclusione di Cartabellotta è durissima: «Chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure». Il rischio, avverte GIMBE, è che il diritto alla salute rimanga universale soltanto sulla Carta.

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x