Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 20:41
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

il doppio binario

Naufragio di Cutro: sigillata la condanna per uno scafista, resta il nodo sui mancati soccorsi

La Cassazione rigetta il ricorso per Abdessalem Mohamed. Il 18 settembre riparte il processo ai sei militari, mentre il 14 ottobre torneranno alla sbarra gli altri presunti scafisti

Pubblicato il: 03/09/2026 – 19:46
di Mariateresa Ripolo
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

CROTONE Un primo punto fermo sulle responsabilità materiali degli scafisti, ma sulla spiaggia di Steccato di Cutro il peso della verità continua a gravare come una ferita aperta. La giustizia mette un primo tassello definitivo sulla tragedia del 26 febbraio 2023, ma a più di tre anni da quella notte, il percorso per arrivare a una verità completa resta lungo e spezzato su due strade diverse. Da una parte c’è la decisione della Corte di Cassazione, che ha confermato senza più possibilità di appello la condanna a 20 anni di carcere e 3 milioni di euro di multa per Abdessalem Mohamed, il cittadino siriano riconosciuto tra i responsabili alla guida del caicco Summer Love. Dall’altra c’è l’aula del Tribunale di Crotone, dove si continua a scavare per capire cosa sia successo davvero nella catena dei soccorsi e perché 94 persone, tra cui 35 bambini, siano morte a pochi metri dalla riva. È un doppio binario giudiziario che vedrà un momento decisivo il prossimo 18 settembre, quando riprenderà il processo a carico dei sei militari, tra Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, accusati dei ritardi nei salvataggi.

Le condanne dei presunti scafisti, il rinvio ad ottobre e le ombre 

Se la decisione degli ermellini chiude la posizione di Mohamed, il fronte giudiziario che riguarda gli altri presunti scafisti continua a mostrare contorni complessi. Per questo secondo filone, dopo le condanne di primo grado, l’appuntamento in aula per il proseguo del processo di secondo grado è fissato per il prossimo 14 ottobre 2026. Sul banco degli imputati Hasab Hussain, Khalid Arslan e Sami Fuat, già condannati a fine 2024 con pene tra gli 11 e i 16 anni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tra le posizioni al vaglio c’è quella emblematica di Khalid Arslan, condannato in primo grado a 11 anni di carcere e 3 milioni di multa. Nelle motivazioni della sentenza, gli stessi giudici evidenziano un passaggio chiave: «Non sono emersi collegamenti con gli organizzatori del viaggio, ed apparendo plausibile una partecipazione del tutto occasionale… la sua accertata condotta di ausilio ai naufraghi corrobora la valutazione per un trattamento più favorevole». Rilievi su cui è intervenuto con fermezza il Collettivo L’AltraMarea: «I giudici scrivono che non ci sono rapporti con i trafficanti e che è accertato che abbia aiutato i naufraghi mentre il mare li inghiottiva. Eppure oggi per tutti è semplicemente “lo scafista”. Una parola che funziona benissimo perché disumanizza, semplifica e assolve tutti gli altri. Se c’è uno scafista non c’è più bisogno di parlare delle frontiere europee o dei governi che chiudono le vie legali».

La ricostruzione sulle falle nei soccorsi e l’inizio il 18 settembre

Sul fronte dei presunti ritardi nei soccorsi, il dibattimento a Crotone sta progressivamente componendo il mosaico di quella notte. Nelle ultime udienze hanno finalmente la parola anche i superstiti, portando in aula la testimonianza diretta del terrore vissuto a bordo prima dell’impatto. A margine dei lavori, la coalizione delle Ong parti civili (tra cui Emergency, Sea-Watch, Sos Mediterranee e Mediterranea) ha rimarcato la gravità della catena di decisioni: «Fare piena luce su ritardi, omissioni e negligenze che ebbero come esito la strage è il solo modo per fare giustizia. Il caicco fu trattato come un’operazione di polizia per la protezione delle frontiere e non come un salvataggio. La Finanza non chiese la collaborazione della Capitaneria, attrezzata per stare in mare con mareggiata. Capire la catena delle decisioni è fondamentale per evitare che si ripetano simili tragedie».
La Procura sostiene che l’obbligo di salvaguardare la vita in mare sia stato disatteso a favore di una gestione burocratica dell’intercettazione. Secondo il dispositivo, i militari avrebbero disatteso il «prioritario, fondamentale e ineludibile obbligo di salvaguardare la vita in mare, anche rispetto a condotte imprudenti, negligenti e imperite degli scafisti nonché di tutela dell’ordine pubblico; avendo l’obbligo di comunicare (la Guardia di Finanza) e acquisire (la Capitaneria di Porto) tutte le informazioni idonee ad incidere sulla valutazione dello scenario dovendo, la forza di polizia interessata, effettuare il monitoraggio occulto del “target” in avvicinamento, per poi intervenire direttamente alle 12 miglia al fine prioritario di valutare visivamente le condizioni di sicurezza del natante e delle persone a bordo».
L’appuntamento del 18 settembre per i soccorsi, prima dell’udienza del 14 ottobre per gli scafisti, rappresenterà dunque un doppio snodo fondamentale per l’intero percorso giudiziario. Per chi è sopravvissuto e per i familiari delle 94 vittime, il rientro nelle aule di tribunale servirà a stabilire se quello spiaggiamento a Steccato di Cutro sia stato un’imprevedibile fatalità o l’esito drammatico di una sequenza di errori che si potevano e si dovevano evitare.

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x